Una nostra autrice, Francesca Levo Calvi (Il primo giorno di Lavoro, ed. Noubs 2011) ci ha inviato un racconto di Natale… A voi un festoso giudizio!
Racconto di natale
Qualche volta suonava a lungo, certe scampanellate da far sobbalzare tutti nei letti, col respiro corto e gli occhi spalancati dallo stupore.
A volte invece non si sentiva arrivare, morbidamente scivolava fra di loro, nei lunghi momenti di notti fredde senza chiarore lunare
Comunque era sempre lì, senza dubbi o ritardi, nella notte del venticinque.
Dicembre rotolava verso quella notte come una grossa palla da biliardo, e tutte le volte faceva strike, buttando all’aria tutti gli altri i giorni e facendo risplendere sfolgorante l’unico impareggiabile giorno di Natale
Cominciò così anche il Natale di quell’anno, con luci lucine stelle rosse e dorate palle di vetro decorate di lustrini profumo di incenso sparsi nelle vie, fra le case, dietro vetri dipinti di figurine del presepe, con l’intermittenza dell’albero finto verde finto neve finto vero che troneggiava nel salotto buono, circondato da panettoni cioccolato cioccolatini, agrifogli biamcodorati cestini di frutta candita bottiglie di candido spumante secco e cascate di fiocchi fiocchetti riccioli argentati sopra milioni di pacchi pacchetti pacchettini scatole cestini cestoni sacchettini colorati.
Nessuno però lo scorgeva arrivare.
Fino alla vigilia pochi se ne erano preoccupati, pensavano ad un ritardo nelle consegne, ad un sonno durato più a lungo, ad una intempestiva ricerca di un ultimo dono.
Solo quando mancavano poche ore alla mezzanotte, con l’aria ormai carica di odori di cene di buffet antipasti croccantini creme di torrone pian pian uno per uno le persone cominciarono a guardarsi, ad aprire le finestre a scrutare il cielo un cielo adornato di miliardi di stelle quella sera e di una luna fosforescente e tutti piano piano uscirono per le strade, guardandosi negli occhi muti interrogandosi solo con lo sguardo smarrito.
Non si scorgeva nessuno, neppure scrutando il cielo appariva l’ombra lontana di qualcuno, di un piccolo segno che ne annunciasse la venuta
Nell’aria già si sentivano echi di cantori, melodie ritmate sull’onda di antiche nenie , mischiate a leggeri pianti di bimbi, quelli che avevavo sentito per primi la paura il timore amgoscioso e senza nome di qualcosa che non stava accadendo.
Ecco, qualcuno gia’ singhiozzava più forte, visi cupi o impalliditi con occhi abbassati, mani che cercavano altre mani per sentire una stretta di conforto, per non continuare a non vedere a non sentire a non aspettare.
L’alba li colse quasi tutti addormentati, la fatica la delusione il sospetto li avevavo sfiniti e i corpi si erano accasciati, qualcuno vicino ad un altro, molti tornati nelle loro case, altri nelle macchine come in attesa di un cataclisma.
Nulla era accaduto.
Solo, nelle case,nelle strade, nelle piazze, nei vicoli, tutto quello che rappresentava natale si era ridotto in polvere
niente più luci scintillii di ori ed argenti, solo grigi mucchietti di impalpabile terra
Da allora, non accade nulla a dicembre i giorni arrivano e vanno passano e passa anche il venticinque per far posto al ventisei.
Qualcuno ancora guarda dai vetri, la sera , un cielo stellato, ma non vede arrivare alcunchè.
Qualcuno va in strada e arriva fino all’angolo, ma non incontra mai nessuno.