racconto inedito
Secondo una regola non scritta, in ogni quartiere di una grande città, in ogni piccola cittadina di provincia, in ogni generazione, c’è un ragazzo sovrappeso chiamato regolarmente Ciccio, e una ragazza che gioiosamente si concede a tutti, la Leggera.
In quella cittadina, che era appena poco più di un paese, grazie ad un grattacielo di dieci piani al centro vicino alla posta, e a un quartiere nuovo in periferia costruito con moduli prefabbricati grigi che confinava con i terreni arati e seminati ogni anno, si rumoreggiava che tutti i giovani fossero andati a letto con Mirjana. La ragazza era figlia di un’impiegata del Comune e di un geometra, gente normale, semplice che l’aveva avuta in tarda età, quando già avevano rinunciato all’idea di un figlio. Per loro Mirjana era un dono, una benedizione, era l’avverarsi di un sogno in quel preciso momento in cui stavano per rinunciare a sognare.
E’ misterioso il meccanismo che spinge alcune giovani donne a cambiare così tanti uomini. Può darsi che si tratti di una dipendenza da sesso come viene chiamata oggi, di una libido talmente precoce quanto pronunciata da non poterla dominare, oppure, al contrario, di una mancata soddisfazione dei propri desideri che spinge a provare e riprovare tanti corpi virili finchè non se ne trovi uno calzante a pennello. Può darsi che si tratti semplicemente della ricerca di acquisire un incredibile quanto evanescente illusione di prevaricazione e onnipotenza sul mondo maschile. Tanto sta che la potevano avere tutti, Mirjana. In macchina dietro casa, se invitata ad una festa era lei che si appartava con il belloccio di turno in qualche stanza rimasta buia, in casa dei genitori partiti per le Terme, una volta perfino nell’androne del grattacielo.
In tutto questo Mirjana era molto discreta, per niente volgare, perfino elegante, ma non bastava. La cittadina mormorava, la cittadina sapeva, se non per esperienza diretta, se non per averlo visto con i propri occhi, per sentito dire. Intanto lei, tranquilla e sorridente, gioiosamente se ne fregava.
Solo a Nikola non aveva mai concesso neanche un bacio. Non era perchè il ragazzo fosse brutto o gli mancasse qualcosa, assolutamente no. A dire la verità entrambi, sia Mirjana che Nikola erano nella media. Mirjana addirittura sarebbe stata quasi insignificante, fatta come era di media statura, capelli castani, occhi color nocciola, se non fosse per quel suo sorriso. Quando sorrideva gli angoli delle labbra le si piegavano all’insù e rendevano il suo viso radioso, diverso. Ecco, il sorriso di Mirjana era come una parola scelta brillantemente, con maestria, dentro un mediocre testo poetico, che grazie a quella parola diventava unico.