Posted on 23 febbraio 2012

Inedito del poeta ANDREA MARCHESI

 ANDREA MARCHESI (1983), poeta, Premio De Lollis 2011, sta per pubblicare una silloge di poesie con la Noubs Edizioni.

Vi proponiamo una sua poesia inedita… Buona lettura!

 

Il verso del commiato

di Andrea Marchesi

 

L’ho vista ben viva la tua upupa Ben nato

ed è come se si fosse squarciata quella copertina

della Mondadori che dorme sgualcita sul mio comodino.

 

Ho inteso l’essenza che taglia il velo e fa passare il vero

silenzioso, investendo le idee appese tra le parentesi di un pensiero.

Ed era lì l’upupa a spulciare gli anfratti, in un cimitero

Certosino e fuori dal tempo di nessuno, dell’ascolto.

Calci, Certosa di Pisa che poteva essere un buco rilevato

nel tempo , un afflosciarsi scappato dalla legatura del vento

o l’accordo perso di un levare dimenticato dalla partitura

nell’esecuzione di questa stretta all’ultimo scarto d’eterno.

 

Ora, perché l’ora incombe sempre sulla dentatura dell’accadente

e sulle nostre di stanze, siamo limini sulla paura

ammobiliati per il rischio di casti acciottolamenti privati

senza aprire le finestre all’arsura e all’usura del rischio

perfetto di un nostro d’insieme senz’ali, troppo umano di socialità.

Spigoliamo sui morti spostando lettere agli epitaffi

eppure io l’ho vista la tua upupa e sono qui a raccontare la cresta

bella della sua scienza primitiva, bianca e nera senza mescolamenti

e ben dritta come le certezze di chi le ha appena imparate.

Bisognerebbe muoversi dei passi che non si sanno

perché la salvezza non me l’hanno insegnata impacchettata.

 

Ben nato, ti prometto che sarò ben salvo dai giri consueti

e bagnerò le piume con l’inchiostro dei rami più alti

le vette no, sono esposte alla noia ridondante dei venti

meglio le occhiaie dei nostri nodi secchi, degli ossi e degli scherni

sempre perfettibili come i rottami della nostra usata precarietà.

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LUCIANO TROISIO, DIARIO DI VIAGGIO A TIMOR EST, TERZA PARTE

Come promesso, ecco la terza parte dell’inedito taccuino di viaggio a Timor Est di LUCIANO TROISIO, in esclusiva per il blog delle Edizioni Noubs.

Buona lettura!

Il padre l’ascoltava in silenzio tenendo la testa alta e fissandola in viso.

A un certo punto ha estratto una specie di borsellino e io ho distolto lo sguardo.

Siccome in camera mi hanno fornito di tè e chicchere, e zucchero, e bicchieri col coperchietto anti insetti, e il tutto coperto da un candido tessuto tutto ricamato all’uncinetto, e ho non solo un frigorifero pieno di bottiglie, ma anche una di quelle damigiane di plastica celeste capovolta, fonte di acqua gelida e bollente, mi sono fatto un tè timorese, piuttosto buono. Sentivo dalla finestrella del bagno, dove una passera ha fatto il nido, che gli uccellini sono nati. Il loro verso è più simile allo zirlare di insetti. Poi sono uscito. È arrivata la macchina (una banale monovolume fatta a Singapore, colore blu, piuttosto maltenuta e impolverata. A bordo c’era una delle sorelle, che si chiama suor Carla, il Papua, e Giovanni Paolo, un bambino cioccolata di sei anni, trovato abbandonato a sette mesi e allevato dalle suore (è stato la prima persona che ho visto arrivando qui in taxi: è impossibile non notarlo, sia per la sua bellezza sia per il fatto che ha i capelli neri per i primi centimetri, ma poi biondi. Ho pensato che l’avessero ossigenato per fargli fare la parte di angioletto. Invece la suora mi ha detto che il biondo è naturale; sarà figlio di un bianco dell’ONU. Ogni volta che mi vede viene ad abbracciarmi, mi tiene prigioniero, è vivace e simpaticissimo, fa la seconda. Spero che sia anche intelligente. Tutti lo coccolano, è l’unico maschietto del collegio, che è femminile e conta 84 studentesse delle superiori. Devo cercare di aiutarlo.

Siamo partiti per andare dal fotografo, incerti se avremmo avuto subito le foto o se bisognava tornare il giorno dopo. Avevamo già percorso il viale d’uscita quando il Papua si è fermato, ha cominciato a gridare, ha fatto marcia indietro, ha caricato un altro connazionale più atletico, suo  amico, di cui non sentivo la mancanza. (Continua…)

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