Che cosa hanno in comune Pietro Citati e Franco Cassano? Il fatto che oggi sono stati ospitati, il primo dal Corriere della Sera, il secondo da Repubblica, nelle cui pagine hanno inciso due saggi di uno spessore, di una profondità ineguagliabili. Il nostro Paese purtroppo non vanta molti pensatori che riescono a definire il “nuovo”: Citati e Cassano invece lo fanno, da par loro, quali veri Maestri. Un altro consiglio: con l’Espresso di questa settimana è allegato un CD di una registrazione avvenuta ad Amsterdam nel 1979 in cui Claudio Arrrau esegue i Preludi di Chopin. Imperdibile.
Abbiamo fatto un spinosa domanda a Federica D’Amato e lei spinosamente ci ha risposto. Buona lettura!
“E purtroppo il nuovo inserto domenicale del Corriere della Sera, La Lettura, non mi convince fino in fondo. Leggerlo infastidisce un po’ il mio cuore, in esso insinua la bruciante certezza che l’Italia al solito sia quell’immensa prova di provincialismo dalla quale la nostra generazione di scrittori, critici, intellettuali non riuscirà mai a riscattarsi.
Innanzi tutto in questo club domenicale appaiono sempre gli stessi nomi. Per “stessi nomi” intendo coloro che seminano presenze (e spesso parole inutili) ovunque; la ricorrenza è così pressante che ad un certo punto inizi a sentire il rombo delle scuderie, fazioni, baronati editorial-letterari che fanno baccano dietro le quinte. Ciò, sinceramente, annoia, soprattutto perché i nomi in quistione non sono niente di speciale. Almeno per me, intendiamoci.
Mi rendo conto che il bisogno di lavorare sia molto, ma è probabile che non tutti, proprio tutti, debbano lavorare nell’industria culturale? Produrre significati inquinati, sintatticamente scorretti, logicamente confusi è pericoloso, eppure nessuno vuole capirlo (o no?).
La Lettura promuove la lettura e invece non fa altro che scoraggiarla: semplicemente è un inserto troppo lungo che cerca di parlare dell’intero fenomenico culturale italiano (e non solo), con risultati purtroppo a volte deludenti.
La Lettura forse vorrebbe modellarsi sull’exemplum del seriniano Satisfiction? Possibile? Purtoppo l’associazione mentale è inevitabile; scrivo “purtroppo” perché è triste sapere che in Italia oggidì vi sia un solo collettore di intelligenze critiche e letterarie, Satisfiction appunto, con quello stile anti-accademico ma serissimo, profondissimo al quale spontaneamente tendo a legarmi.
Essendo per convinta scelta fuori dai molti “giri” che animano attualmente l’egemonia sottoculturale (w Panarari) italiana, è possibile che io abbia scritto nella presente nota numerose corbellerie e forse offeso qualcuno: chiedo scusa in anticipo. Ma questa è la mia risposta alla vostra domanda.
Il mio problema è sempre stato quello di preferire lo studio e la lettura a qualsiasi mistificatorio invito a compierli questi atti rivoluzionari – se genuinamente condotti.
Sono tipo da Domenica Sole24ore, non me ne vogliate.”
La nostra amica giornalista Valentina Faricelli, infaticabile nella ricerca della bellezza, ci ha segnalato un Paolo Giordano da leggere assolutamente, una riflessione svagata ma terribilmente seria nelle sue implicazioni concrete sul valore dell’attesa. L’articolo è presente sul Corriere.it, vi invitiamo a leggerlo…