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APPUNTI PER UNA CRITICA DELLA STORIA DELL’ARTE, di MASSIMO PAMIO

Buongiorno cari lettori.

Iniziamo questo 10 Gennaio 2012 con “intenti saggistici”: a voi, infatti, una riflessione di valorosa portata critica, nella sua accezione più genuina, sull’arte pittorica, a cura del direttore editoriale NOUBS, cav. Massimo Pamio.

A voi un congruo giudizio!

Buona lettura…

APPUNTI PER UNA CRITICA DELLA STORIA DELL’ARTE

di Massimo Pamio

  L’arte pittorica è connaturata alla mente umana, nasce da una predisposizione. Il primo       graffito fu atto magico, apotropaico, proiezione animistica – sovrapposizione del proprio afflato predatorio con il corpo della preda- poi divenne simbolo, idea, manifestazione culturale: capacità della rappresentazione dell’immagine presso le diverse civiltà, così come risulta condizionata dalla committenza. L’arte aiuta a comprendere l’idea che il potere elabora di sé.
Nel medioevo, in Italia, l’artista doveva tradurre in scene pittoriche episodi evangelici o biblici attenendosi al dettato religioso: ridotto a scenografo, a tecnico delle luci impiegato alla messa in scena della rappresentazione sacra, il didascalico artista formalizzava il discrimine tra società sacra (dei potenti) e profana (del popolo). Unica personalizzazione concessa, quella di cogliere nei volti profondità inusitate, espressioni indimenticabili, che forse gli angeli non possedevano. I corpi erano ridotti a concetti astratti, a stampelle di abiti o di anime. Sfugge a questa regola un Lorenzetti, dai cui quadri a volte può trasparire la sensualità del corpo.
Con l’Umanesimo e il Rinascimento, i pittori passano alle dipendenze di una classe narcisista che ama farsi riprodurre nella sua regalità, in abiti sontuosi, per motivi pubblicitari: papi, cardinali, principi, banchieri, magnati del commercio dei tessuti. Michelangelo dipinge la Cappella Sistina: il Dito di Dio e il dito di Adamo-Michelangelo sono la congiunzione simbolica del mecenate e illuminato committente – il Papa stesso- con il genio Michelangelo, precario ante litteram.
I signori rinascimentali amano farsi riprodurre in scene mitologiche o come attori di scene evangeliche. Si fanno largo le architetture della Ragione; i modelli rappresentativi dell’ideale signorile prevalgono sul rispetto canonico del pensiero religioso. Ne è esempio la Flagellazione di Pier della Francesca, dove si vive quasi con distacco la flagellazione del Cristo, posta in secondo piano.
I corpi sono mostrati nella nudità, in movimento.  Nudità quale opulente simbolo della società.
Con Carpaccio e Signorelli protagonisti della rappresentazione si fanno l’uomo e la folla, sebbene le storie siano sempre legare al racconto del potere. Nelle opere di Gerolamo Romanino e Giovan Gerolamo Savoldo cominciamo a scorgere persone e non più personaggi, gli uomini comuni rubano la scena ai signori e ai cardinali.
Non poteva un artigiano, dati i costi dei materiali, fare a meno dei gusti del committente. In seguito, i pittori fondano scuole, si procurano allievi, coinvolgono maestranze, divengono piccoli imprenditori: nonostante questo, raramente l’arte è svincolata dai dettami dei richiedenti; una sorta di autocensura regna tra gli artisti, la cui fantasia è imbrigliata dalle maglie della paura di perdere ordini e dall’assuefazione al “quieto vivere”: atteggiamento di cui gli storici dovrebbero tener conto se vogliono riferire fino in fondo le vicende del nostro popolo, dominato dal sentimento dell’ipocrisia, dal servilismo, incline più alla maldicenza che all’eroismo o alla difesa dei diritti e delle libertà, come attestano polemicamente Leopardi, Longanesi, Flaiano, Pasolini, Saviano, rari esemplari di Grillobeppe parlante nel panorama omertoso nazionale.

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VALENTINA FARICELLI SEGNALA Aki Kaurismäki…

L’infaticabile Valentina Faricelli ci ha segnalato, per inaugurare in bellezza la sezione “CINEMA” del blog delle Edizioni Noubs, la nuova fatica del talentuoso regista finlandese Aki Kaurismäki, Miracolo a le Havre.

L’articolo a cura di Giulia Pezzoli potete trovarlo qui!

 

Aki Kaurismäki

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