Sul quotidiano Il Centro di ieri, mercoledì 16 Maggio 2012, gli appuntamenti della Noubs Edizioni (articolo di Federica D’Amato).
Il No Target Movement, movimento d’avanguardia, ci propone il manifesto della poesia isterica.
Il 21 Marzo 2012, augurio di Primavera, il nostro direttore editoriale, Cav. Massimo Pamio è stato nominato, con delibera della Giunta Comunale del Comune Torrevecchia Teatina, DIRETTORE ARTISTICO DEL PRIMO E UNICO AL MONDO MUSEO CIVICO DELLE LETTERE D’AMORE. Ringraziando tutti coloro che hanno contribuito a questo importante risultato, annunceremo presto il giorno in cui si terrà la cerimonia ufficiale di nomina. Lo staff della Noubs Edizioni.
C’è un piccolo libro azzurro, fermo alle porte della notte per aprirne meglio le promesse. Un libro di poesie che fa parte della prestigiosa collana Acumina, il collettore del mondo, delle Edizioni Noubs: 1200 copie numerate e poi basta, poi il buio, ma attraverso una rincorsa di “aculei luminosi”. Lo hanno raccolto insieme Mario Luzi e Massimo Pamio nel ’95, un’essenziale summa della ricerca poetica luziana nella quale vibra tematica, dominante la ricerca dell’origine. Perché è forse questo andare incontro alla nostre date, ai giochi, alle strade, i fili d’erba,”la prima opaca stella”, la vittoria, “la bianca verità indolente”, l’entrata nel dolore dell’infanzia – forse questo preparare l’incontro con l’infanzia, ovvero l’enigma, l’anima che ci ha preceduti, è la poesia. O altro? O quel “dove non eri quanta pace?”: assenza, abbandono, barbarie del vuoto che viviamo: un novenario che ti spalanca le porte della notte e tu inizi a correre indietro, verso di te, verso il “volto / che riluceva nel buio delle fonti” e un dio ti parla, è lui, sei tu, siamo noi che restiamo svegli in una poesia ad aspettarci. A riconoscerci.
Federica D’Amato
Dove non eri quanta pace: il cielo
fra gli alberi estuosi raccoglieva
la bianca offerta delle strade, un volto
riluceva nel buio delle fonti,
la midolla di miele
temperava l’angoscia dei passanti
e la beltà brillava,
spariva suddivisa tra le vie
lampanti nel silenzio ventilato.
Né memoria, né immagine, né sogno.
Il volto dell’assente era una spera
specchiata dalla prima opaca stella
e neppure eri in lei, eri caduta
fuori dell’esistenza;
il candore affliggeva i crocevia
e non era la sera,
era la bianca verità indolente
in fondo al mio tumulto, impercepita.
Mario Luzi, Da Quaderno gotico, poi da Poesie scelte, Mario Luzi, a cura di Massimo Pamio, Noubs, Chieti, 1995
1) Vincenzo, intanto ti faccio i nostri complimenti perché, così giovane, hai già composto due romanzi di tutto rispetto, Ginnastica e rivoluzione e il recente La cospirazione delle colombe. Ci vuoi accennare brevemente al primo romanzo? Quale è stata la tua palestra di scrittura: dove, come, quando hai compiuto le tue prime prove letterarie?
In realtà, non vorrei accennare al primo romanzo. È strano – ci ho messo tutto me stesso, quale ero allora, e il risultato gli assomiglia: agitato, ansioso, sovraccarico, impreciso, tutto sbalzi e strattoni e picchiate senza un bersaglio, o con un bersaglio che si rivela essere un ologramma, un fantasma, un fuoco di prisma. Se ci ripenso, cosa che mi sforzo il più possibile di non fare, mi intenerisce e mi imbarazza e mi fa venire voglia di pensare ad altro, come le lettere d’amore non spedite del liceo. Quando provo a rileggerlo trovo delle cose che mi piacciono, ma smetto subito. Parlava di cinque ventenni che vivevano a Parigi, volevano andare al G8 di Genova nel 2001 e alla fine non ci andavano, per colpa della polizia, di uno spacciatore messicano, di un anziano miliardario, e loro.
2) La cospirazione delle colombe, ambientato nel mondo dell’economia vissuto attraverso le esperienze di giovani bocconiani, è narrato in terza persona, senonché, sorprendentemente, a pagina 77, fa irruzione l’io narrante, un personaggio di secondo piano, ma, visto che viene chiamato in causa, si suppone che possa essere il vero motore occulto della storia, che segue gli avvenimenti senza farsi notare, ma che tutto inquadra dal buco della serratura. Una trovata hitchcockiana. Che sia un romanzo a tesi, e che ci sia qualcuno che voglia far passare una sua concezione del mondo, grazie alle leggi di una personale categoria morale…
In origine l’intenzione era un po’ il contrario: per me – da lettore – i romanzi che vogliono contrabbandare una tesi sono quelli che fingono oggettività (“in terza persona”, appunto). Inserire me stesso era proprio un tentativo di antidoto a questo contrabbando: dicendo dove sono io nella storia, come la vedo e perché, relativizzo o tento di relativizzare questa tesi – mettendola in bocca, fra l’altro, a un personaggio minore, marginale, che magari capisce poco di quello che succede. Ma forse è solo un alibi per una forma neanche troppo implicita di protagonismo.
3) In questo senso ti vedo come un nuovo Calvino, ovvero come quello scrittore che, partendo da un teorema per dimostrare qualcosa, alla fine giunge a una agnizione che però, potrebbe smentire le premesse date…
A farci ben caso, il libro contiene due teoremi, che sono diametralmente opposti l’uno all’altro. In questo senso – ovviamente non posso non sentirmi lusingato per il paragone – ma mi pare che quasi sempre Calvino sia troppo controllato, troppo limpido, troppo passeggiatore fischiettante nel fuoco incrociato della trincea. Il suo libro che amo di più – e che giudico davvero un capolavoro – è Il barone rampante, proprio perché secondo me lì il controllo gli sfugge, e il libro ha una tesi chiarissima che però è molto difficile da mettere a fuoco e si trasforma costantemente nel proprio opposto (c’è chiaramente una lotta fra “la ragione” e qualcosa d’altro: ma chi rappresenta la ragione? Cosimo, o gli altri?). In questo senso è un libro malriuscito, un po’ infetto, un po’ slabbrato (è anche quello con la trama più artificiosa, giustapposta): e questo, a mio parere, è un bene.