Su LA LETTURA di Federica D’Amato


Abbiamo fatto un spinosa domanda a Federica D’Amato e lei spinosamente ci ha risposto. Buona lettura!

“E purtroppo il nuovo inserto domenicale del Corriere della Sera, La Lettura, non mi convince fino in fondo. Leggerlo infastidisce un po’ il mio cuore, in esso insinua la bruciante certezza che l’Italia al solito sia quell’immensa prova di provincialismo dalla quale la nostra generazione di scrittori, critici, intellettuali non riuscirà mai a riscattarsi.

Innanzi tutto in questo club domenicale appaiono sempre gli stessi nomi. Per “stessi nomi” intendo coloro che seminano presenze (e spesso parole inutili) ovunque; la ricorrenza è così pressante che ad un certo punto inizi a sentire il rombo delle scuderie, fazioni, baronati editorial-letterari che fanno baccano dietro le quinte. Ciò, sinceramente, annoia, soprattutto perché i nomi in quistione non sono niente di speciale. Almeno per me, intendiamoci.

Mi rendo conto che il bisogno di lavorare sia molto, ma è probabile che non tutti, proprio tutti, debbano lavorare nell’industria culturale? Produrre significati inquinati, sintatticamente scorretti, logicamente confusi è pericoloso, eppure nessuno vuole capirlo (o no?).

La Lettura promuove la lettura e invece non fa altro che scoraggiarla: semplicemente è un inserto troppo lungo che cerca di parlare dell’intero fenomenico culturale italiano (e non solo), con risultati purtroppo a volte deludenti.

La Lettura forse vorrebbe modellarsi sull’exemplum del seriniano Satisfiction? Possibile? Purtoppo l’associazione mentale è inevitabile; scrivo “purtroppo” perché è triste sapere che in Italia oggidì vi sia un solo collettore di intelligenze critiche e letterarie, Satisfiction appunto, con quello stile anti-accademico ma serissimo, profondissimo al quale spontaneamente tendo a legarmi.

Essendo per convinta scelta fuori dai molti “giri” che animano attualmente l’egemonia sottoculturale (w Panarari) italiana, è possibile che io abbia scritto nella presente nota numerose corbellerie e forse offeso qualcuno: chiedo scusa in anticipo. Ma questa è la mia risposta alla vostra domanda.

Il mio problema è sempre stato quello di preferire lo studio e la lettura a qualsiasi mistificatorio invito a compierli questi atti rivoluzionari – se genuinamente condotti.

Sono tipo da Domenica Sole24ore, non me ne vogliate.”

fd

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2 thoughts on “Su LA LETTURA di Federica D’Amato

  1. giovanni ha detto:

    Brava Federica!! Basta con il provincialismo sbandierato come esempio di pensiero alto. Rileggiamo Manganelli, Flaiano, Longanesi sul deleterio provincialismo. Se della cultura si fa hortus conclusus, ed è quello che fanno questi inserti domenicali dei nostri maggiori quotidiani, se la cultura si restringe a pochi noti mentre gli ignoti fanno ricerca, allora questo è il caso proprio dell’Italia. Come se in questo Paese sonlo pochi fossero autorizzati a far cultura. Come se la cultura fosse un dialogo tra luoghi e uomini di potere. Come se a poter parlare del nostro mondo fossero solo quelli che detengono i centri di potere. Bisognerebbe scrivere una storia di questo fenomeno curtense, a partire dal diktat culturale che questo povero paese ha subito, e forse -qui lo dico e qui lo nego- la cultura italiana è stata più libera e ricca nel ventennio fascista che nel corso della democrazia repubblicana.

  2. icittadiniprimaditutto ha detto:

    Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

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