INTERVISTA A VINCENZO LATRONICO – LA COSPIRAZIONE DELLE COLOMBE (Bompiani 2011)


Questa volta le Edizioni Noubs, per le cure di Massimo Pamio, intervista VINCENZO LATRONICO, una delle giovani voci della narrativa italiana più promettenti, ma soprattutto, unitamente ad Alcide Pierantozzi, una delle menti più colte e raffinate.

Vincenzo Latronico è nato a Roma nel 1984. Ha pubblicato due romanzi con Bompiani (Ginnastica e rivoluzione, nel 2008, e La cospirazione delle colombe, nel 2011). Ha tradotto opere di Max Beerbohm, Hanif Kureishi e P.G. Wodehouse, e sta lavorando per minimum fax a una nuova traduzione di Tenera è la notte di F. S. Fitzgerald. Scrive di arte contemporanea per Domus, frieze e Rolling Stone.

Buona lettura!

CONTRO LA LETTERATURA DI CONTRABBANDO

Intervista a Vincenzo Latronico

a cura di Massimo Pamio

1) Vincenzo, intanto ti faccio i nostri complimenti perché, così giovane, hai già composto due romanzi di tutto rispetto, Ginnastica e rivoluzione e il recente La cospirazione delle colombe.  Ci vuoi accennare brevemente al primo romanzo? Quale è stata la tua palestra di scrittura: dove, come, quando hai compiuto le tue prime prove letterarie?

In realtà, non vorrei accennare al primo romanzo. È strano – ci ho messo tutto me stesso, quale ero allora, e il risultato gli assomiglia: agitato, ansioso, sovraccarico, impreciso, tutto sbalzi e strattoni e picchiate senza un bersaglio, o con un bersaglio che si rivela essere un ologramma, un fantasma, un fuoco di prisma. Se ci ripenso, cosa che mi sforzo il più possibile di non fare, mi intenerisce e mi imbarazza e mi fa venire voglia di pensare ad altro, come le lettere d’amore non spedite del liceo. Quando provo a rileggerlo trovo delle cose che mi piacciono, ma smetto subito. Parlava di cinque ventenni che vivevano a Parigi, volevano andare al G8 di Genova nel 2001 e alla fine non ci andavano, per colpa della polizia, di uno spacciatore messicano, di un anziano miliardario, e loro.

2) La cospirazione delle colombe, ambientato nel mondo dell’economia vissuto attraverso le esperienze di giovani bocconiani, è narrato in terza persona, senonché, sorprendentemente, a pagina 77, fa irruzione l’io narrante, un personaggio di secondo piano, ma, visto che viene chiamato in causa, si suppone che possa essere il vero motore occulto della storia, che segue gli avvenimenti senza farsi notare, ma che tutto inquadra dal buco della serratura. Una trovata hitchcockiana. Che sia un romanzo a tesi, e che ci sia qualcuno che voglia far passare una sua concezione del mondo, grazie alle leggi di una personale categoria morale…

In origine l’intenzione era un po’ il contrario: per me – da lettore – i romanzi che vogliono contrabbandare una tesi sono quelli che fingono oggettività (“in terza persona”, appunto). Inserire me stesso era proprio un tentativo di antidoto a questo contrabbando: dicendo dove sono io nella storia, come la vedo e perché, relativizzo o tento di relativizzare questa tesi – mettendola in bocca, fra l’altro, a un personaggio minore, marginale, che magari capisce poco di quello che succede. Ma forse è solo un alibi per una forma neanche troppo implicita di protagonismo.

3) In questo senso ti vedo come un nuovo Calvino, ovvero come quello scrittore che, partendo da un teorema per dimostrare qualcosa, alla fine giunge a una agnizione che però, potrebbe smentire le premesse date…

A farci ben caso, il libro contiene due teoremi, che sono diametralmente opposti l’uno all’altro. In questo senso – ovviamente non posso non sentirmi lusingato per il paragone – ma mi pare che quasi sempre Calvino sia troppo controllato, troppo limpido, troppo passeggiatore fischiettante nel fuoco incrociato della trincea. Il suo libro che amo di più – e che giudico davvero un capolavoro – è Il barone rampante, proprio perché secondo me lì il controllo gli sfugge, e il libro ha una tesi chiarissima che però è molto difficile da mettere a fuoco e si trasforma costantemente nel proprio opposto (c’è chiaramente una lotta fra “la ragione” e qualcosa d’altro: ma chi rappresenta la ragione? Cosimo, o gli altri?). In questo senso è un libro malriuscito, un po’ infetto, un po’ slabbrato (è anche quello con la trama più artificiosa, giustapposta): e questo, a mio parere, è un bene.


4) Alla fine di ogni capitolo, il personaggio porta a compimento un’azione perfezionando quel che era nella sua volontà. La decisione e la determinazione personali sembrano voler annullare ogni spazio dell’imprevedibile. Come collocare la volontà individuale all’interno di strutture e meccanismi complessi che privilegiano tempi molto lunghi? Mi riferisco alla ipotesi della cospirazione delle colombe, ovvero all’ipotesi della teoria dei giochi che definisce la cospirazione delle colombe “una comunità che costringe i propri membri a essere massimamente responsabili delle proprie azioni”. L’io narrante dedica un capitolo della sua tesi a questa teoria, in cui sostiene che nella società umana in cui il comportamento può essere modulato in base alle possibilità di successo che garantisce, non c’è necessità di aspettare svariate generazioni perché la cospirazione delle colombe abbia successo; se davvero l’essere una colomba garantirà guadagni maggiori, i falchi si convertiranno rapidamente e faranno finta di essere colombe. A mio avviso il romanzo mette in luce un’altra contraddizione: come può il personaggio tradizionale -l’eroe borghese- trovare spazio nel romanzo ambientato nei nostri giorni che descrivono una società essenzialmente antiborghese e antieroica, dove quel che conta è la competizione senza limiti?

Non sono sicuro che la competizione senza limiti non lasci spazio all’ “eroe borghese”: anzi! Pensa a film come Wall Street o a romanzi come Money – certo, a ogni epoca l’eroismo che si merita: e quello che ci meritiamo noi è pignolo e cocainomane, affrettato, gonfio di alcol e unto di cold cream. Certo, se lo si paragona, chessò, a Dick Diver, è indubbiamente un antieroe. Ma Diver, paragonato a Raskolnikov, è un antieroe; e Raskolnikov, paragonato a Lucien Chardon, è un antieroe; e Lucien Chardon, e Dante-personaggio, e Ulisse, ecc. Cantami, o musa, del lucore elettrico del terminale Bloomberg!

5) Daniele Giglioli sul Domenicale del Sole 24 ore faceva notare che i romanzi dell’ultimo decennio sono performance, più che opere, tendono a dimostrare concetti e a suscitare attenzione presso i messa media, più che a curare uno stile e un linguaggio personali…  In effetti, invero, i romanzi dei giovani sembrano scritti tutti dalla stessa penna, come se ci fosse dietro di loro un Grande Fratello della letteratura. Oppure si tratta solo di acerbità letteraria?

Penso che l’unica cosa che accomuna in blocco “i romanzi dell’ultimo decennio” sia che sono oggetti fisici pesanti alcune centinaia di grammi e composti perlopiù di polpa di legno e ghirigori di inchiostro. Leggere libri come Troppo umana speranza di Mari, o Di fama e di sventura di Manzon, o Il mio impero è nell’aria di Ricuperati, o La futura classe dirigente di Fiore, e dire che sono “la dimostrazione di un concetto” o che tendono a “suscitare l’attenzione dei mass media” mi sembra al di sotto dell’acume di Giglioli. Che quindi, presumo, aveva parlato dei romanzi dei giovani italiani dell’ultimo decennio senza leggere quattro fra i migliori romanzi dei giovani italiani dell’ultimo decennio. O forse parlava del mio.

6) A Milano si agita lo spettro di un maestro inquieto, Antonio Moresco. Tu hai dei maestri? Senti la mancanza di maestri? Se tu potessi scegliere un maestro del passato, chi adotteresti, tentandolo di nuovo alla vita?

Moresco sarebbe uno dei miei maestri, se mi accettasse come allievo – diciamo che è un amico e uno degli scrittori che mi hanno cambiato più a fondo, eticamente prima ancora che letterariamente (ma sono due cose diverse?). E poi: Bolaño, Vonnegut, Balzac, in ordine cronologico inverso.

7) I tuoi scrittori preferiti, i tuoi libri del 2011.

Penso di aver già detto qualcosa più sopra. Ma anche: Tom McCarthy.

8) C’è qualcosa da tutelare nella nostra società?
Quasi tutto, temo.

riproduzione riservata all’uso esclusivo della casa editrice e dello scrittore
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One thought on “INTERVISTA A VINCENZO LATRONICO – LA COSPIRAZIONE DELLE COLOMBE (Bompiani 2011)

  1. icittadiniprimaditutto ha detto:

    Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

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