INTERVISTA DI FEDERICA D’AMATO A PAOLA PREDICATORI, IL MIO INVERNO A ZEROLANDIA, Rizzoli 2012


Le Edizioni Noubs, dopo l’intervista al giovane scrittore Vincenzo Latronico, pubblicano l’intervista a PAOLA PREDICATORI, Il mio inverno a Zerolandia, Rizzoli 2012 a cura di Federica D’Amato. Vi invitiamo a leggere con attenzione queste interviste. Buona lettura!

 

INTERVISTA A PAOLA PREDICATORI

IL MIO INVERNO A ZEROLANDIA

Rizzoli 2012

di FEDERICA D’AMATO

La prima domanda mi vede coinvolta propriamente come lettrice: il prologo d’apertura del suo inverno a Zerolandia che peso ha nell’economia interpretativa del libro?

 Come  avrà ben compreso, rimanda alla fine, quando Alessandra ritorna con la memoria alla scena della spiaggia con la madre. Più che indicare un peso, direi che rimanda a qualcosa che verrà svolto poi più in là. Allude però anche alla memoria e alla fragilità che avvertiamo quando sappiamo che qualcosa è perduto per sempre e quindi offre una chiave di lettura del testo.

Il libro è una sorta di diario, il diario di Alessandra (Zeta), la giovane protagonista che alterna la cronaca sentimentale del suo rapporto con Gabriele (Zero), a quella del dolore, della perdita dell’amata madre. Con siffatta strutturazione del testo si è calata sino in fondo nel mondo post-adolescenziale, creando nel lettore un effetto di straniamento a se stesso, rendendo anch’esso adolescente. Come ci è riuscita? Voglio dire, è stato un escamotage voluto o naturalmente vocato alla natura della storia che andava scrivendo?

 Quando si scrive tutto è voluto. Non credo alla scrittura come a un rapimento in estasi,    ma non parlerei nemmeno di “escamotage”.  Per me è stato un ritornare con la     memoria a quegli anni. Mi sono calata in quello che lei definisce “il mondo post-adolescenziale” semplicemente perché alcune cose rimangono. Credo che non si    diventa adulti dimenticando completamente noi stessi, ciò che siamo stati.

 

La sua scrittura ha un respiro ampio, è dosata, piana, con sbavature che vengono lasciate solo per dare spazio a momenti di forte intensità emotiva, quasi poetici. Ha lavorato molto per raggiungere questo stile, sempre se sia proprio questo lo stile nel quale si riconosce, o la storia ha mosso la penna per lei?

 Sì, credo  di riconoscermi molto nello stile del libro, poetico ma allo stesso tempo con la sua ruvidezza, anche durezza in alcuni punti. Ci ho lavorato molto per alcune parti, meno in altre. All’inizio c’era solo una cosa che volevo dire e per fare questo ho dovuto raccontare una storia. Un po’ come quando spieghiamo ai bambini che nel buio non si nascondono         mostri. Ecco, trovare la storia, la nostra storia, è la parte più difficile.

 

Zerolandia è la zona d’ombra nella quale l’adolescente naturalmente si rifugia, quando il cortocircuito del mondo fatale gli palesa il dolore della vita. Ma è anche il terreno sul quale attecchisce l’autenticità, come accade a Zero & Zeta. E’ questo il messaggio che intende veicolare? Un messaggio di speranza, di riscatto?

 Ho sempre pensato a Zerolandia come a una zona di luce e non di ombra, d’altronde nessuno di noi si rifugerebbe mai in qualcosa di poco rassicurante. E’ il luogo del niente, dello zero e delle zeta, forse uno spazio estremo, ma proprio per questo libero e accogliente. Certo, ha ragione, è il terreno dell’autenticità, dove essere ciò che   vogliamo, con le nostre asprezze e la nostra fragilità. Il messaggio è di fiducia, non può   essere diversamente quando alla fine comprendiamo noi stessi.

 

Ho notato che nel testo è data particolare attenzione alle condizioni economiche, a benessere di questi liceali. Perché?

 Gabriele però non è benestante, alcuni lo sono. Altri no. Non ho pensato espressamente a un mondo di ricchi.

 

“Ma l’amore dov’è andato?” scrive Zeta il 28 Dicembre nel suo diario. L’amore dove va in questo romanzo? Ma soprattutto, che amore è?

 Nel romanzo l’amore diventa tanti tipi di amore. Quello filiale, quello di un ragazzo per una ragazza, quello che troviamo in un’amicizia. Ma l’amore soprattutto non è mai solo passione, ma solidarietà, impegno, coraggio e i temerari, si sa, scalano le montagne.

 

Durante la stesura, che rapporto ha intrattenuto con i suoi personaggi?

Di affetto, di rabbia, dolore. Con i propri personaggi il dialogo è sempre aperto e vivo, senza falsità o pudori. Li si pensa e li si ama e l’attimo dopo magari li si distrugge. Ma soprattutto i personaggi aspettano, un po’ come degli attori in attesa di ricevere un copione.

 

Quando ha iniziato a scrivere?

Alle medie. Annotavo su un diario quello che mi accadeva, scrivevo poesie piccole, pensieri, cose così.

 

Ritiene che le case editrici italiane intrattengano un rapporto di qualità con i prodotti che immettono nel mercato culturale?

 Ogni editore fa del suo meglio, immagino. Cosa sia invece il meglio, dipende dai punti di vista che adottiamo.

        

Quale crede sia lo stato di salute della letteratura italiana?

 Ahimé non faccio il dottore… Scherzo, mi perdoni, ma la domanda è davvero difficile. Credo ci sia molto fermento, basti solo pensare al gran numero di case editrici presenti      in Italia.

 

Cos’è la bellezza?

Caspita, altra domanda importante. Può essere tante cose, equilibrio, dissonanza. Per me è nel pensiero. L’intelligenza mi rapisce.

 

E’ mai stata a Zerolandia?

Ho il passaporto. 😉

 

(e grazie per le sue difficilissime domande)

(e grazie per le sue prontissime, egregie risposte)

la riproduzione è riservata agli usi della casa editrice e dell’autrice



 

 

 

 

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INTERVISTA A PAOLA PREDICATORI

Il mio inverno a Zerolandia

Rizzoli 2012

 

di FEDERICA D’AMATO

 

 

1)      La prima domanda mi vede coinvolta propriamente come lettrice: il prologo d’apertura del suo inverno a Zerolandia che peso ha nell’economia interpretativa del libro?

 

      Come  avrà ben compreso, rimanda alla fine, quando Alessandra ritorna con la       memoria alla scena della spiaggia con la madre. Più che indicare un peso, direi che      rimanda a qualcosa che verrà svolto poi più in là. Allude però anche alla memoria e    alla fragilità che avvertiamo quando sappiamo che qualcosa è perduto per sempre e     quindi offre una chiave di lettura del testo.

 

 

2)      Il libro è una sorta di diario, il diario di Alessandra (Zeta), la giovane protagonista che alterna la cronaca sentimentale del suo rapporto con Gabriele (Zero), a quella del dolore, della perdita dell’amata madre. Con siffatta strutturazione del testo si è calata sino in fondo nel mondo post-adolescenziale, creando nel lettore un effetto di straniamento a se stesso, rendendo anch’esso adolescente. Come ci è riuscita? Voglio dire, è stato un escamotage voluto o naturalmente vocato alla natura della storia che andava scrivendo?

 

            Quando si scrive tutto è voluto. Non credo alla scrittura come a un rapimento in estasi,       ma non parlerei nemmeno di “escamotage”.  Per me è stato un ritornare con la          memoria a quegli anni. Mi sono calata in quello che lei definisce “il mondo post-   adolescenziale” semplicemente perché alcune cose rimangono. Credo che non si       diventa adulti dimenticando completamente noi stessi, ciò che siamo stati.

 

3)      La sua scrittura ha un respiro ampio, è dosata, piana, con sbavature che vengono lasciate solo per dare spazio a momenti di forte intensità emotiva, quasi poetici. Ha lavorato molto per raggiungere questo stile, sempre se sia proprio questo lo stile nel quale si riconosce, o la storia ha mosso la penna per lei?

           

            Sì, credo  di riconoscermi molto nello stile del libro, poetico ma allo stesso tempo con            la sua ruvidezza, anche durezza in alcuni punti. Ci ho lavorato molto per alcune parti,       meno   in altre. All’inizio c’era solo una cosa che volevo dire e per fare questo ho dovuto            raccontare una storia. Un po’ come quando spieghiamo ai bambini che nel buio non si          nascondono   mostri. Ecco, trovare la storia, la nostra storia, è la parte più difficile.

 

 

4)      Zerolandia è la zona d’ombra nella quale l’adolescente naturalmente si rifugia, quando il cortocircuito del mondo fatale gli palesa il dolore della vita. Ma è anche il terreno sul quale attecchisce l’autenticità, come accade a Zero & Zeta. E’ questo il messaggio che intende veicolare? Un messaggio di speranza, di riscatto?

 

            Ho sempre pensato a Zerolandia come a una zona di luce e non di ombra, d’altronde          nessuno di noi si rifugerebbe mai in qualcosa di poco rassicurante. E’ il luogo del            niente, dello zero e delle zeta, forse uno spazio estremo, ma proprio per questo            libero e accogliente. Certo, ha ragione, è il terreno dell’autenticità, dove essere ciò che            vogliamo, con le nostre asprezze e la nostra fragilità. Il messaggio è di fiducia, non può        essere diversamente quando alla fine comprendiamo noi stessi.

 

 

5)      Ho notato che nel testo è data particolare attenzione alle condizioni economiche, a benessere di questi liceali. Perché?

 

            Gabrile però non è benestante, alcuni lo sono. Altri no. Non ho pensato espressamente        a un mondo di ricchi.

 

6)      “Ma l’amore dov’è andato?” scrive Zeta il 28 Dicembre nel suo diario. L’amore dove va in questo romanzo? Ma soprattutto, che amore è?

 

            Nel romanzo l’amore diventa tanti tipi di amore. Quello filiale, quello di un ragazzo             per una ragazza, quello che troviamo in un’amicizia. Ma l’amore soprattutto non è    mai solo passione, ma solidarietà, impegno, coraggio e i temerari, si sa, scalano le    montagne.

 

7)      Durante la stesura, che rapporto ha intrattenuto con i suoi personaggi?

            Di affetto, di rabbia, dolore. Con i propri personaggi il dialogo è sempre aperto e vivo,        senza falsità o pudori. Li si pensa e li si ama e l’attimo dopo magari li si distrugge.Ma        soprattutto i personaggi aspettano, un po’ come degli attori in attesa di ricevere un         copione.

 

 

8)      Quando ha iniziato a scrivere?

            Alle medie. Annotavo su un diario quello che mi accadeva, scrivevo poesie piccole,   pensieri, cose così.

 

9)      Ritiene che le case editrici italiane intrattengano un rapporto di qualità con i prodotti che immettono nel mercato culturale?

 

      Ogni editore fa del suo meglio, immagino. Cosa sia invece il meglio, dipende dai punti          di vista che adottiamo.

           

 

10)  Quale crede sia lo stato di salute della letteratura italiana?

 

            Aihmé non faccio il dottore…Scherzo, mi perdoni, ma la domanda è davvero difficile.        Credo ci sia molto fermento, basti solo pensare al gran numero di case editrici presenti     in Italia.

 

 

11)  Cos’è la bellezza?

 

            Caspita, altra domanda importante. Può essere tante cose, equilibrio, dissonanza. Per         me è nel pensiero. L’intelligenza mi rapisce.

 

 

12)  E’ mai stata a Zerolandia?

      Ho il passaporto. 😉

 

 

 

 

(e grazie per le sue difficilissime domande)

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2 thoughts on “INTERVISTA DI FEDERICA D’AMATO A PAOLA PREDICATORI, IL MIO INVERNO A ZEROLANDIA, Rizzoli 2012

  1. icittadiniprimaditutto ha detto:

    Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

  2. Marco ha detto:

    Il tuo commento deve ancora venire moderato.
    Un romanzo che tutto sommato si lascia leggere, senza lasciare il segno però!
    La tecnica narrativa non convince, sono state utilizzate tematiche ormai ampiamente ribadite, che cercano di far breccia su un pubblico che tende a rispecchiarsi in protagonisti che stereotipi di una narrativa ridondante sono l’icona di un pessimismo generazionale e che sebbene possano aver convinto negli ultimi anni, hanno indotto lo scrittore di “primo pelo” a percorrere una strada che difficilmente esita in clamorosi insuccessi ma che non prelude al romanzo che fa parlare di se per originalità.
    Da Zero ai “numeri primi”: passo breve e facile da compiere per una agevole conquista narrativa…
    le aspettative create nei vari blog? ancora in piedi?

    Il venditore ambulante.

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