LA NEVE, uno scritto (inedito e a tema) di Massimo Pamio


LA NEVE, FINALMENTE

di Massimo Pamio

È caduta copiosa, per giorni siamo rimasti isolati a contemplare questo ostinato minuto fragile esercito di fiocchi che si disperdeva ovunque, distribuendosi in modo uniforme, equilibrato, egualitario su tutto quel che c’era nello spazio attorno a noi, che scendeva lieve e soave con una continuità, un’affabilità, una generosità proprie del dono a cui non si può rinunciare, ma che in tante ore notturne si è trasformato in una vera e propria gabbia capace di rinchiuderci senza la possibilità di una via di fuga, impedendoci le uscite di sicurezza, nascondendo sentieri e cielo, rendendoci simili a topi ai quali sono state sbarrate le tane in cui rifugiarsi. Eppure al mattino sebbene ci sentissimo soffocati privi di aria affogati di luce, abbiamo compreso che tutto era stato trasfigurato nel biancore del ricamo dell’arabesco della filigrana sottile d’argento con cui anche le brutture costruite dagli uomini e i suoi manufatti più orridi, erano stati impreziositi nella parola che solo la neve, forse, può vantare di creare: la Bellezza. Ammantando ogni superficie, la neve aveva immacolato e impreziosito ogni elemento, lasciandolo differente in virtù della sua essenza, costituendolo in modo assoluto nella sua forma.

Alberi e mura, recinti, automobili, sacchetti di plastica dimenticati per strada, pneumatici abbandonati, recinti di sicurezza in plastica, bidoni della spazzatura erano stati adornati di una lamina d’argento che ne riduceva la forma al contorno: tutto è divenuto cornice di se stesso, impreziosito modello d’argento, armatura di bellezza per difendersi dal gesto quotidiano dell’uomo che invece ogni ordine di cose rende greve e disordinato, privo di un equilibrio, di una forma, di una specificità. L’uomo è un rozzo pasticcione, che crede di orchestrare insiemi di elementi, e invece li accumula fino a non potersi più liberare del proprio gesto ormai divenuto automatico, divenuto libertino violentare la natura per un vizio antico trasformato in vizio consumista, forza divorante che non riesce a ingozzare tutto e allora lascia brani di carne putrida dappertutto, ovvero il segno che qualcuno è passato a marcare il proprio territorio, a dilaniare, a devastare, a insozzare, a far degenerare l’equilibrio millenario della legge naturale.

Qualche giorno prima della nevicata, in un ufficio postale tre donne discutevano sulla paura imminente della neve: una nuova fobia, ho pensato. Ma se anni fa quando nevicava si usciva dalle finestre per tanta che ne faceva! Mi hanno fatto osservare che oggi i problemi sono tanti: l’ordinanza del sindaco, che pretende che uno abbia in macchina le catene, e solo quelle giuste per le ruote dell’auto, altrimenti si viene multati, che poi non si riesce a circolare con le auto (sono diventate le auto, i propri piedi, senza quelle non possiamo più camminare, le protesi ora sono gli arti; il silicone inserito nel corpo è il nostro corpo, non è un elemento esterno, che dovrebbe intimorirci, farci tremare.  Non tanto la fobia della neve, quanto la paura di non poter assolvere ai propri doveri quotidiani è divenuta lo scopo della nostra vita. Ecco perché la società non è più vigile, soprattutto non è più al posto dove dovrebbe essere, e cioè accanto ai nostri giovani: ci sono altri impegni, bisogna assolvere ai propri compiti, ci sono scadenze da rispettare, all’ufficio postale, che valgono più dei piccoli bisogni spirituali dei nostri figli.

La neve mi ha permesso di soffermarmi su alcuni romanzi di giovani, di frequentare alcune ragazze e di seguire i loro mondi, le loro speranze, le loro illusioni, il loro modo di inventarsi un lavoro, di crearsi un’opportunità. Da anni perseguo la volontà di aiutare i giovani, ostacolati in ogni modo perfino quando sembra che nulla possa fermare la loro ascesa, perché hanno talento.  E invece il mondo è fatto di tante piccole meschine caste, che non possono essere nemmeno scalfite dall’argento vivo:  dalla neve dei giovani. Le caste perciò rinserrano le fila, li accettano ma cercando di sminuirli o di farne dei paria. Del nonnismo degli adulti e dei vecchi nessuno parla: della loro miseria, che è forse il male peggiore di questa società, della mancanza del rispetto per la giovinezza, dell’incapacità di custodirla, di vegliarla.

Dove eravate tutti, afferma Paolo Di Paolo nel suo romanzo. Dove eravate quando la società invecchiava senza avere più la forza di misurarsi con il futuro, quando la nostra società diventava come la Strega di Biancaneve, pronta a offrire la mela avvelenata alla nostra migliore gioventù, pur di mantenersi viva e vecchia come la più bella del reame.

In queste ore ho ritrovato una poesia tra le mie carte, forse di Maurizio Cichetti, ma se qualcuno ne rivendica la paternità, si faccia avanti:

Fu il sogno incontrastato

a perderci,

a darci in questo turbinio di gente

un volto sfatto,

o la stella del mattino che smarriamo.

 

Fu il lungo, incerto fuoco della sera,

il polveroso fiore di una madre,

ad ingannarci,

come questa neve

che piano nella notte ci imprigiona.

Annunci
Contrassegnato da tag , ,

2 thoughts on “LA NEVE, uno scritto (inedito e a tema) di Massimo Pamio

  1. icittadiniprimaditutto ha detto:

    Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

  2. Camilla ha detto:

    Quanto è lungo!!!

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Emergenza Cultura

In difesa dell'articolo 9

cuoreruotante

Le cose belle hanno il passo lento

Condìta Armonia

Autobiografia culinaria

pagine che amo

Just another WordPress.com weblog

Poeti d'Abruzzo

Focus Po-etico sul territorio abruzzese

from the morning

le passioni infernali mai conosciute prendono fuoco nella casa vicina.

solovignette.it

Quotidiano di satira illustrata

Anna&H

sono approdata qui

Linguaggio del corpo

Bodylanguage & PNL

And Other Poems

New poems to read every week.

filmcritica rivista

cinema filosofia inconscio lingua polis scrittura

Gio. ✎

Avete presente quegli scomodi abiti vittoriani? Quelli con la gonna che strascica un po' per terra, gonfiata sul di dietro dalla tournure? Quelli con i corsetti strettissimi e i colletti alti che solleticano il collo? Ecco. Io non vorrei indossare altro.

AnItalianGirl

Sii chi vuoi, ma se sei te stesso è meglio!

operaidelleditoriaunitevi

Just another WordPress.com site

lagunaweblog

La narrativa è la più esigente delle fidanzate

Nel vento...

Pensieri e dintorni

L'Inconfessabile

ciò che non si può dire lo scrivo

Cristina Khay Blog

La Vita e' un Fiore*

lamentesepolta

0, 1, 2, ecc. - si.tormento@gmail.com

Parole Inconsistenti

Appunti di scrittura di Luca Romano

Briciolanellatte Weblog

Navigare con attenzione, il blog si sbriciola facilmente

miglieruolo

La vita è sogno

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: