LA LEGGERA, RACCONTO INEDITO DELLA SCRITTRICE SERBA Tijana M. Djerkovic


Tijana M. Djerkovic è una scrittrice, giornalista, traduttrice serba. Da anni vive tra Roma e Belgrado. Ha pubblicato con Noubs Il cielo sopra Belgrado (Noubs 2001), in uscita nel 2012 il suo primo romanzo.

Buona lettura!

 

Tijana M. Djerkovic

LA LEGGERA

racconto inedito

Secondo una regola non scritta, in ogni quartiere di una grande città, in ogni piccola cittadina di provincia, in ogni generazione, c’è un ragazzo sovrappeso chiamato regolarmente Ciccio, e una ragazza che gioiosamente si concede a tutti, la Leggera.

In quella cittadina, che era appena poco più di un paese, grazie ad un grattacielo di dieci piani al centro vicino alla posta, e a un quartiere nuovo in periferia costruito con moduli prefabbricati grigi che confinava con i terreni arati e seminati ogni anno, si rumoreggiava che tutti i giovani fossero andati a letto con Mirjana. La ragazza era figlia di un’impiegata del Comune e di un geometra, gente normale, semplice che l’aveva avuta in tarda età, quando già avevano rinunciato all’idea di un figlio. Per loro Mirjana era un dono, una benedizione, era l’avverarsi di un sogno in quel preciso momento in cui stavano per rinunciare a sognare.

E’ misterioso il meccanismo che spinge alcune giovani donne a cambiare così tanti uomini. Può darsi che si tratti di una dipendenza da sesso come viene chiamata oggi, di una libido talmente precoce quanto pronunciata da non poterla dominare, oppure, al contrario, di una mancata soddisfazione dei propri desideri che spinge a provare e riprovare tanti corpi virili finchè non se ne trovi uno calzante a pennello. Può darsi che si tratti semplicemente della ricerca di acquisire un incredibile quanto evanescente illusione di prevaricazione e onnipotenza sul mondo maschile. Tanto sta che la potevano avere tutti, Mirjana. In macchina dietro casa, se invitata ad una festa era lei che si appartava con il belloccio di turno in qualche stanza rimasta buia, in casa dei genitori partiti per le Terme, una volta perfino nell’androne del grattacielo.

In tutto questo Mirjana era molto discreta, per niente volgare, perfino elegante, ma non bastava. La cittadina mormorava, la cittadina sapeva, se non per esperienza diretta, se non per averlo visto con i propri occhi, per sentito dire. Intanto lei, tranquilla e sorridente, gioiosamente se ne fregava.

Solo a Nikola non aveva mai concesso neanche un bacio. Non era perchè il ragazzo fosse brutto o gli mancasse qualcosa, assolutamente no. A dire la verità entrambi, sia Mirjana che Nikola erano nella media. Mirjana addirittura sarebbe stata quasi insignificante, fatta come era di media statura, capelli castani, occhi color nocciola, se non fosse per quel suo sorriso. Quando sorrideva gli angoli delle labbra le si piegavano all’insù e rendevano il suo viso radioso, diverso. Ecco, il sorriso di Mirjana era come una parola scelta brillantemente, con maestria, dentro un mediocre testo poetico, che grazie a quella parola diventava unico.

Semplicemente, lei aveva deciso di non farsi avvicinare mai da Nikola. Sapeva benissimo che lui da anni, da quando erano bambini, era innamorato di lei. La osservava da lontano, soffriva per le sue imprese da Casanova al femminile, si rabbuiava a sentir gli altri parlare male di lei, e per giorni rimaneva così, una nuvola nera al limite delle lacrime, e sì, l’amava. Mirjana voleva che Nikola continuasse a guardarla con quei suoi occhi annebbiati da un misto di amore, di rabbia, di desiderio, dal senso d’ingiustizia, di frustrazione, soffocati, strozzati, intimi, inconfessabili. Era un distillato velenoso, devastante che faceva stare il giovane uomo in perenne stato di malumore, di vana ricerca di qualcosa che non riusciva a definire bene, ma che lo faceva soffrire molto. Un amore platonico inserito nel suo cuore come una bomba ad orologeria. Lei aveva bisogno che lui continuasse ad amarla da lontano, da quella distanza che lei aveva determinato, aveva bisogno che qualcuno, che non fossero i suoi genitori, sentisse qualcosa di importante per lei, e che quel qualcuno pensasse che lei era molto migliore rispetto a quanto si dicesse in giro sul suo conto, di come lei fosse per davvero. Lo scelse come il suo cavaliere triste e solitario.

Quando lui se ne andò a studiare a Belgrado, avevano entrambi non più di diciannove anni. Lei era rimasta a vivere nella loro cittadina di provincia, perché suo padre si era gravemente ammalato e la madre aveva bisogno di aiuto nell’accudirlo. Dopo la partenza di Nikola, lei lentamente cessò la sua forsennata attività amatoria, ebbe in seguito qualche relazione più stabile e duratura, ma a nessuno sarebbe mai venuto in mente di sposarla – troppo onore per una Leggera. Con i Cicci è un altro discorso, a loro si perdonano facilmente le leggerezze in materia di alimentazione, le ghiandole salivali indecenti e maleducate che secernono ad ogni apparizione di cibo, si perdonano le pance flosce e gelatinose, le mani da krapfen, e l’odore sgradevole della pelle. La loro fame incontenibile è di tutt’altra natura, ed è socialmente accettabile, se non addirittura vista con simpatia.

Dopo la morte dei genitori Mirjana era rimasta da sola nella loro bella casa di famiglia, a occuparsi dei frutti delle sue relazioni stabili e durature, a curare il roseto del padre e i gerani della madre, vivendo una vita ritirata e semplice, ordinaria, tra la casa e il lavoro.

Nel momento in cui Mirjana e Nikola si incontrano di nuovo, perchè gli uomini a distanza di tempo, tornano quasi sempre sul luogo del malanno, o ancor di più spesso, sul luogo del mancato malanno per rifarsi, lui è un uomo di successo, non ha importanza se negli affari o nella politica, ma comunque in un settore che porta tanti soldi; è sposato e ha una figlia, possiede una bella casa al centro della capitale, ha qualche chilo in più che ha reso più accogliente e morbido il suo corpo una volta spigoloso e scarno, e ha un pò di capelli in meno. Veste elegantemente e ha i modi di uno che ci sa fare. Lei è impiegata in una ditta locale, ed è madre di due figli maschi avuti da due uomini diversi. Si sono reincontrati per strada, in modo del tutto casuale, si sono fermati uno di fronte all’altra, Mirjana l’ha accolto col sorriso all’insù, lui le ha risposto con lo sguardo annebbiato, si sono abbracciati da vecchi amici; entrambi, attaccata alla schiena, trascinavano dietro si sé la coda delle rispettive vite vissute. Al suo invito a cena, lei – guarda un pò! – acconsente.

Per l’occasione Nikola aveva scelto il migliore locale della città, che negli anni era cresciuta e cambiata al punto tale che stentavano entrambi a riconoscerla, lei perchè non usciva mai di sera, lui perchè vi tornava di rado, non ne aveva motivo. Mirjana era elegante, perfetta nel suo piccolo vestito nero, e le scarpe a tacco alto. Ci sono donne che con l’età acquistano in bellezza, Mirjana era così. Dopo i soliti discorsi sulla comitiva, sugli amici e conoscenti in comune, sulla vita personale ma con l’omissione di molti dettagli – Nikola non ha parlato della moglie e Mirjana non ha toccato il tasto relativo ai padri dei suoi figli – tra i lamponi caldi con il gelato alla vaniglia e il bicchiere di champagne francese che Nikola aveva ordinato per brindare al fortunato incontro, eccola! Eccola che arriva la fatidica domanda che Nikola, uomo di successo, posizionato molto in alto nella capitale, realizzato e appagato da tutti i punti di vista – non le ha parlato neanche della giovane amante che lo attendeva a Belgrado, il marchio del successo assoluto – , la domanda che ha tenuto in gola per anni. Fissando la sua bocca con l’occhio annebbiato di una volta, sottovoce come se fossero stesi su un letto morbido, mentre fuori cade la neve le chiese:”Perchè non hai mai voluto stare con me?” Lei sorride, carina, vestita bene, felice, gioiosa, pronta ad ogni illusione: “Perchè eri l’unico che mi amava, e volevo che rimanesse sempre così.” “Ti amavo, dici? Sai che non mi ricordo. Ma ero convinto, così acerbo come ero all’epoca,” abbozza un sorriso di malinconia da esperto cacciatore,”che con te, che avevi un enorme esperienza, sarebbe stato uno spasso, un divertimento più che con ogni altra. Sarebbe stato un vero incendio”, sospirò profondamente. “Tu eri il mio sogno erotico giovanile. E che sogno. Amore?” la fissò ancora alzando un sopracciglio. “Dici? Noooo.”

Il resto della serata Mirjana parlò poco, sorrise sempre gioiosamente e sincera, e quando Nikola l’accompagnò a casa con il suo fuoristrada fiammante, le si avvicinò per salutarla con intenzione di baciarla, lei si scostò. Gli sorrise ancora e scendendo lentamente dalla macchina si girò un’ultima volta verso di lui e disse: “Bacio? No, neanche un bacio.”

Era tardi, molto tardi e lei si incamminò verso il cancello di casa, lo spinse leggermente e si sentì, amplificato dal silenzio della notte, lo stridio metallico delle cerniere arrugginite. Dietro le finestre assopite nell’oscurità dormivano gli unici due uomini che mai l’avevano amata veramente, i suoi due figli.

Montecompatri 30 nov.2010/febbraio 2012

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One thought on “LA LEGGERA, RACCONTO INEDITO DELLA SCRITTRICE SERBA Tijana M. Djerkovic

  1. icittadiniprimaditutto ha detto:

    Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

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