INEDITI DEL POETA NAPOLETANO ANTONIO SPAGNUOLO


Per i nostri lettori alcune poesie inedite del poeta napoletano ANTONIO SPAGNUOLO (1931).

Buona lettura!

ANTONIO SPAGNUOLO

Spazi

 Ho rincorso le veglie per non impazzire

tra le stanze e gli spazi che vuotano il tempo,

in questo scorrere di giorni,

e l’incontro ancora come un ladro incallito

fra le moine graziose della tua stagione.

Tutti quei segni che fingevano le note

avvolte nella pigrizia,

quello strano connettersi alle mani,

quando il profumo aveva gesti

per aggiungere al sonno il fiducioso

rintocco di campane.

tra gli angoli delle vecchie case

nascoste e sempre ardenti.

Svolgo ancora incertezze

tra le zone del grigio ed il riverbero

delle illusioni, al respiro che cadenza

gli strappi del ricordo, le sbiadite tracce

di lunghi mormorii,

allucinazioni

che sfidavano giorni alla deriva….

Quando ogni magia è svanita

ho conservato per le nuove pretese

le tue labbra a soccorrere finzioni,

a disvelare gli improvvisi ritrovi dell’amore,

con le fertili zolle e il luccichio

di sicuri ritorni, quasi incandescenti.

 

Richiami

Torno ai richiami della tua custodia

in curve di magnolie, nello scirocco indeciso,

e il movimento è un tonfo di carotidi incrinate,

di isterie e di rimandi.

Sovraccarico d’anni fingo certezze

tra le ombre

per dragare le note di un sospetto:

imbrattavo le notti, mentre la sera spezza i tendini

per l’impazienza della monotonia.

Non resta che l’ occasione dello smarrimento

amaro tra i graffiti che tracciammo,

così come le molle d’orologio,

le pulsanti invasioni,

l’invito a ciondolare tra gli agguati

sull’orlo del sorriso che non stacca.

Ho nascosto i silenzi nello splendore dei granulociti,

nel consueto alternarsi delle tue promesse,

una musa più ebbra e stupefatta

per il debutto della fantasia.

Era il congedo di quella spirale

che avvolgeva i ricordi.

Una tregua al mio corpo come d’incanto:

l’increspata stesura del ripetere,

lamentosa lingua del proporre le follie del mio segno.

Inquiete le mani tra i capelli

sfidano il registro sconnesso,

quel prodigio che annaspava armonioso

e non sa più come sconfiggere l’autunno,

ormai lunghissimo, ingombrante,

nella dimenticanza del riflesso.

 

L’ultima nudità

Nel tempo degli incensi

festeggio la furbizia del papavero

a germinare gorgheggi per il ventaglio dei petali,

nell’eterno lacerarsi del mio dubbio,

che confonde – cretino – le nuvole al singhiozzo

e tradisce l’ultima nudità della mia rabbia.

False parole,

gocce rade che giungono sgradite

per le ore improbabili, stupidamente incallite

alle preghiere,

leggére sorprese quasi frutto di spazi

per le sospensioni

del prossimo tuffarsi delle note.

Ora la pelle decompone ginocchia,

perché le nostre lettere bruciate nel timore dei figli

battono la meridiana contro il cuore.

Nel gesto del tuo a volte morbido ancheggiare

era la timidezza dell’attesa,

ora respiro vocaboli di fumo

per una storia che finge la speranza

e cessa di riaccendere ogni parvenza,

come una trottola impazzita per vertigini.

Si appiattiscono i giorni anche se i germogli

hanno un grano di luna ben nascosto

e la mia erranza consegna il segno della fantasia.

Hai lasciato splendori che svaniscono in timide esclusioni,

ed io recido gli sbuffi del pensiero

ora che divoro l’ indugio inutilmente….

Racchiude l’onda che si fa bianca

tutta la freschezza delle trascorse armonie

in quel particolare ritmo che rivela

il quotidiano senso delle memorie.

 

Vertigini

Già mi stringe il codice delle deboli fibre

e molte cederanno agli anni in sovrappeso,

affamato come sono del colore

delle tue cosce, divorate dal sorriso di un tempo.

Il banale violino che ti eguaglia

fra le trame sommesse, nel pugno di una notte,

ricorda forme contese agli arabeschi.

L’impronta dell’arcobaleno è una esplosione

che sfuma nella pantomima,

radicata nel sonno,

tra il gioco ed il corrodere gli spazi.

L’erranza spoglia la marina ed io ritorno

lasciando filigrane fra le unghie,

le mani giocano nel vuoto ad un guizzo d’uccello

e indugia nell’abbandono la tua fibbia,

per il desiderio che ascolta la mia età

e s’impiglia nelle vertigini di sesso.

 

Antonio Spagnuolo (21 luglio 1931) è nato a Napoli, dove vive.

Redattore negli anni 1957-1959 della rivista “Realtà” (diretta da Lionello Fiumi e Aldo Capasso), ha fondato e diretto negli anni 1959-1961 il mensile di lettere e arti “Prospettive letterarie”. Condirettore della rivista Iride negli anni 1975, fondatore e condirettore della rassegna “Prospettive Culturali” negli anni 1976-1980, ha fatto parte della redazione del periodico “Oltranza” negli anni 1993-1994. Ha realizzato le Antologie di poeti contemporanei “Da Napoli/verso” (Editore Kairòs 2007), e”Frammenti imprevisti” (Ed. Kairòs 2011) presentando giovani autori al fianco di una scelta schiera di storicizzati. Dirige la collana di poesie “Le parole della Sibilla” e la rassegna “Poetrydream” ( http://antonio-spagnuolo-poetry.blogspot.com ) in internet.

Numerosi i suoi volumi di poesie , premiati più volte, ultimo : “Misure del timore” (Ed. Kairòs 2011)-.

E’ presente nella “Letteratura italiana” curata da A. Asor Rosa per le edizioni Einaudi.

Accolto in numerose mostre di poesia visiva nazionali e internazionali , inserito in diverse antologie, collabora a periodici e riviste di varia cultura. Nel volume “Ritmi del lontano presente” Massimo Pamio prende in esame le sue opere edite tra il 1974 e il 1990. Nel volume “Come l’ombra di una nuvola sull’acqua” Plinio Perilli elabora un saggio sulle ultime pubblicazioni edite tra il 2000 e il 2007.- Tradotto in francese , inglese , greco moderno , iugoslavo , spagnolo .

Di lui hanno scritto vari autori fra i quali Carmine Di Biase nel volume “La letteratura come valore”, Matteo d’Ambrosio nel volume “La poesia a Napoli dal 1940 al 1987”, Gio Ferri nei volumi “La ragione poetica” e “Forme barocche della poesia contemporanea”, Stefano Lanuzza nel volume “Lo sparviero sul pugno”, Felice Piemontese nel volume “Autodizionario degli scrittori italiani” , Corrado Ruggiero nel volume “Verso dove”, Alberto Cappi nel volume “In atto di poesia”, Ettore Bonessio di Terzet nel volume “Genova-Napoli due capitali della poesia”, Dante Maffia nel volume “La poesia italiana verso il nuovo millennio”, Sandro Montalto in “Forme concrete della poesia contemporanea” e “Compendio di eresia”, Ciro Vitiello nel volume “Antologia della poesia italiana contemporanea”, Carlo Di Lieto “La bella afasia” , M. Pomilio , Dom. Rea, Al.Di Napoli, M. M. Gabriele, M.Lunetta, G. Manacorda , Gian Battista Nazzaro , G. Panella, Ugo Piscopo, G. Raboni , e molti altri . Specialista in Chirurgia vascolare presso l’università di Napoli “Federico II”. –

 

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2 thoughts on “INEDITI DEL POETA NAPOLETANO ANTONIO SPAGNUOLO

  1. icittadiniprimaditutto ha detto:

    Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

  2. Eugenio Nastasi ha detto:

    Ai fantasmi del tempo che ha ceduto allo spazio la torsione delle immagini e delle cose, Spagnuolo innesta, alla sua bella età, ancora seduzioni di una lingua calata vivacemente nel paesaggio della sua anima mediterranea, fedele come sempre al gusto meditativo e sobrio di profondi sensi e immagini e visioni.
    Con affetto e stima, Eugenio

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