RIFLESSIONI SU L’AMORE QUANDO C’ERA di CHIARA GAMBERALE


Aggrapparsi a quel che non sappiamo per riuscire ad amare 

di MASSIMO PAMIO

        Ancora una prova di grande valore da parte di Chiara Gamberale che, lo confesso, è una delle mie scrittrici preferite -da non molto a dire la verità, perché l’ho scoperta con “Le luci nelle stanze degli altri”, romanzo in cui la bambina Mandorla, che diventa adolescente in un affollato caleidoscopio di adulti, ci spiega, anche non volendo, che cosa ci è stato tolto e cosa forse noi riusciamo a perdere ogni giorno di quella grazia di quel mistero che stagioni indimenticabili della nostra vita possedevano, nascondevano, illuminavano, trattenevano. Chiara Gamberale lambisace sempre i territori dell’altrove, li affronta, scende con garbatezza decisa, con sensibilità volitiva nelle latebre dell’umano e del suo sentire, nel gioco che si stabilisce tra adulti e bambini: oppure tra uomo e donna, come accade nell’ultimo suo lavoro, L’amore quando c’era, lungo racconto o testo vocato alla messa in scena teatrale, che si legge in meno di un’ora, ma che in quell’ora ci fa soffermare più volte sulle pagine -sempre scintillanti, vivacissime- che si aggrappano alla nostra attenzione con un graffio, che duole fino a quando non riusciamo a compulsarle tutte, le pagine, per giungere all’ultima. Qual è il senso della vita, che cos’è l’amore, quando si è felici? Sembrano domande banali oppure troppo difficili da affrontare, senonché Chiara Gamberale le affronta con una leggerezza tipica del femminile, riuscendo a trovare una piccola storia fatta di e mail, ma soprattutto riuscendo a gettarci in faccia alcune risposte (o nuove domande?) in cui siamo coinvolti e a cui non possiamo più sottrarci. Il libro insomma ci impegna, ci esorta a un dovere morale, e ci sorprende a dover dare anche noi una soluzione, perché non è possibile nasconderci sempre dietro i giochi e i rimandi i trucchi dell’esistenza nei quali noi umani, uomini e donne, siamo così bravi a scomparire per evitare le questioni più delicate che ci riguardano. Così tutte queste domande servono soprattutto per definire il rapporto che si stabilisce tra uomo e donna, e quali sono le posizioni di entrambi quando l’amore c’è. Perché l’amore sta sempre dietro la porta, per cercare di dare un senso alle nostre imperdonabili menzogne, alla nostra paura di confrontarci con noi stessi; l’amore come una sorta di provocazione che ci induce a soffermarci a riflettere sulla condizione di amanti, di innamorati, di separati, di fedifraghi:  perché forse solo questo è vero nella nostra esperienza terrena, uno scudo abbiamo per difenderci dal destino, ed è quello di essere sinceri fino in fondo con la persona che amiamo e con noi stessi. Per non perdere la nostra unica garanzia di felicità: diverse, per l’uomo e per la donna, per il bambino e l’adulto, ma così vicine, così opportune.  



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2 thoughts on “RIFLESSIONI SU L’AMORE QUANDO C’ERA di CHIARA GAMBERALE

  1. icittadiniprimaditutto ha detto:

    Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

  2. icittadiniprimaditutto ha detto:

    Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

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