Archivi giornalieri: 1 marzo 2012

PIETRO CITATI E FRANCO CASSANO


Che cosa hanno in comune Pietro Citati e Franco Cassano? Il fatto che oggi sono stati ospitati, il primo dal Corriere della Sera, il secondo da Repubblica, nelle cui pagine hanno inciso due saggi di uno spessore, di una profondità ineguagliabili. Il nostro Paese purtroppo non vanta molti pensatori che riescono a definire il “nuovo”: Citati e Cassano invece lo fanno, da par loro, quali veri Maestri. Un altro consiglio: con l’Espresso di questa settimana è allegato un CD di una registrazione avvenuta ad Amsterdam  nel 1979 in cui Claudio Arrrau esegue i Preludi di Chopin. Imperdibile.

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UNA LETTURA DI FLOW, ENRICO PALANDRI, DI FEDERICA D’AMATO


Una lettura dell’ultimo gioiello di Enrico Palandri, Flow, Lorenzo Barbera Editore, 2011.

Ne proponiamo la lettura di Federica D’Amato.

Buona lettura!

FLOW

di Enrico Palandri

Barbera Editore – Collana Centocinquanta

2011, 86 pp, 12€

Una lettura

di Federica D’Amato

Questo libro si nutre di una scommessa archimedea, quella sulla trascendenza del linguaggio, quella sull’alterità costitutiva e salvifica del “grande aliseo” – per dirla alla Kafka -, il fondamento oscuro che regge l’ontocinesi dei nostri cuori attraverso la creazione. E’ un meta-flusso che ragiona con una prosa piana e cantata sul flusso dell’essere umano scrivendo, e come ogni autentico momento letterario invita il lettore ad un cambio di rotta, a respirare più veri, a ritornare sulle storie ascoltate da infanti, ripartire da lì. Sembra che Palandri abbia scritto Flow contemporaneamente in due modi: il primo sedendosi improvvisamente allo scrittoio e, liberatosi da qualsiasi pattume retorico e formale, si sia come sgravato del parto che è stata la sua vita di docente, scrittore in un consuntivo, quasi pavesiano, che è atto d’amore nei confronti di se stesso e della letteratura di tutti i tempi; il secondo modo è invece quello di un Palandri che scrive il flusso dall’inizio dei tempi, con una lentezza medioevale, dal principio delle proprie date sino a te, lettore, che sei lì per farle tue e tramandarle infinitamente attraverso le profondità che da te riuscirai a far zampillare. C’è una doppia pista, d’altronde “ogni scrittore e ogni lettore è infatti sia appartenenza al proprio tempo, passione, desiderio, volontà di esserci, che non appartenenza, e cioè fuga, nostalgia, dissidio, silenzio”.

In quattordici capitoli, compresa la Bibliografia che considero vero e proprio momento argomentativo, il dettato tange le direttrici principali che animano la corrente: la lingua come contatto con l’essere “Assomigliando a questo gesto sfioriamo un’essenza ineffabile della nostra umanità, ci avviciniamo a qualcosa che non si può dire, lo respiriamo”; l’opera d’arte come crisi della storia, in barba al nostro Occidente di storicismo imbevuto, che nel momento in cui appare sfugge alle coordinate spazio-tempo, fonda il mondo di cui è espressione, limite legge; la negatività, il non-tempo come luogo eletto in cui le storie si raccontano, terreno di fioritura di una tradizione; il rapporto tra storie e storia, narrazione e verisimile: perché le storie raccontate sono più importanti della verità? Perché la presuppongono, sono loro a crearla “Per tutta la vita ci avviciniamo a narrazioni che ci attraggono, ci aiutano a crescere e presto ce le lasciamo alle spalle portandone le tracce in un tempo parallelo al presente sotterraneo, che costituisce il tessuto di nuove narrazioni attraverso cui interpretiamo il mondo”; la politica come bavaglio critico del flusso, cui proteggersi con la frequentazione dei morti “la loro musica, le loro poesie. La loro vita […] che ci raggiunge senza costringerci a difenderci dal modo in cui si intreccia alla nostra. E sono i morti a difenderci dai critici”; l’importanza di riconoscere la voluta oscurità del mythos, la sua benefica imprendibilità da parte del logos perché “non sono le spiegazioni che restano con noi, ma le domande, o piuttosto qualcosa che resiste oltre le domande, nella sua irriducibile alterità”; la funzione importantissima del tenere a battesimo le parole propria degli scrittori che, nella loro ricerca semantica ci salvano dall’ambiguità tipica del linguaggio, “l’arbitrarietà del loro gesto linguistico ci salva”; e ancora il valore dello stile, le relazioni tra l’affettività personale e l’opera d’arte, i rapporti fra tipo, personaggio, individuo, la scelta della libertà della creazione, che articola meglio il suo contrario, la storia, l’orizzonte del presente che è il nostro giogo. I contenitori di queste riflessioni spesso palesano un nome: Leopardi, Calvino, Wittgeinstein, Huxley, mentre il resto va ricercato nella confessione bibliografica finale.

Flow di Enrico Palandri è un marcatore d’umanità, un grande libro sull’importanza della condivisione, un’etica limpida della letteratura. Un invito, finalmente, a danzare.

 fd

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“Marzo”, poesia inedita di Federica D’Amato


Poesia inedita di Federica D’Amato per il blog delle Edizioni Noubs.

Continuate a seguirci! Altri inediti, in poesia e prosa, per voi…

Buona lettura

 

Marzo

E’ l’animale a sentire la corsa vegetale del cielo

se io quando cammino sospendo la strada

a furia di mangiarne la lunga gioia dell’arrivo

se io non so finire di aspettare lo scoppio

diluito in equatore di queste vampe anticipate

di sole sul verso estatico di Marzo

se io appartengo alla schiera dei poveri

e dei cantori a giornata troppo corta

molto rosa per una gola incendiata

se io questa bellezza non so dirla

che postuma ma mitragliata dentro

la budella animella mia piccola bambina.

 

Federica D’Amato

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