RECENSIONE DI CATERINA FALCONI: FUEGO DI MARILU’ OLIVA


Una recensione di Caterina Falconi sull’ultimo romanzo di Marilù Oliva. Fuego!

Una Bologna notturna, solcata da una sinistra croce di fuoco. Un piromane che appicca incendi con modalità rituali. Un uomo stritolato. Un’inquietante donna in abiti maschili che si aggira nei luoghi dei misfatti. Queste le premesse di un intreccio che prende subito le movenze sensuali e controllate della salsa ballata al Mulata, la discoteca latino-americana che la Guerrera bazzica per resistere all’assalto dei ricordi.

    E fin qui ci siamo. Ho provato più volte a scrivere delle note su “Fuego”,  il nuovo romanzo di Marilù Oliva, pubblicato da Elliot, ma arrivata alla descrizione del Mulata mi accorgevo di aver mancato il bersaglio e dovevo interrompermi. Finché non ho capito che, sì, la storia è perfetta, complessa e magnetica, afferra, incuriosisce, ma che non è la trama a caratterizzarla, né l’originale ambientazione, e neppure i personaggi magistralmente resi.

   Quello che affeziona, (uso il verbo transitivamente) che rende Fuego indimenticabile, è la protagonista, Elisa Guerra detta  La Guerrera, che sfugge a ogni stereotipo. Non c’è un dettaglio banale nella sua multiforme personalità, eppure è credibile, e languida e determinata affiora dalle pagine e ti si istalla nella testa, mentre leggi e ti chiedi che farà, anche dopo che hai chiuso il libro e non vedi l’ora di riaprirlo. E’ lei il punto di convergenza e il fuoco radiante della narrazione

   Non capita spesso che un romanzo prenda così. Una malia che inizia dalla scrittura, suadente, ipnotica, ma mai sentimentale. Leggi e intuisci che la seduzione limpida della prosa è distillata da una grande cultura. Ogni dettaglio, dalla descrizione delle spire di un ripugnante serpente, agli effetti di una certa droga, è frutto di un’accurata documentazione. Eppure la vicenda non è mai appesantita, non c’è nessuno sfoggio di sapere.

   Elisa si impone con naturalezza, una ragazza minuta sovraccarica di sé. Troppo giovane per essere una femme fatale, troppo grande per fare la lolita. Troppo colta per essere autenticamente moderna, troppo spregiudicata per non essere attuale. Ovunque vada è sempre un po’ diversa dal contesto, catalizza ammirazione e sospetti. E’ impossibile ignorarla, impossibile non innamorarsene, volerle bene, o detestarla.  Studentessa di criminologia, giornalista pubblicista, capoerista, salsera e fattorina di pizzeria,  vive le sue vite complementari e contraddittorie senza sottrarsi. Radiosa, sensuale e malinconica, ticchetta su tacchi altissimi incontro al tourbillon che la sua straordinaria personalità inevitabilmente attira. L’ispettore Basilica la coinvolge nelle indagini: un folle ha dato fuoco a quattro motoveicoli, un miserabile è stato ucciso, un altro sgozzato. Non è la prima volta che collaborano a un caso. Non è la prima volta che lui la cerca. Tra i due l’attrazione inevitabile, sommersa e ricambiata, dell’uomo perbene impastoiato in un matrimonio senza amore per una ragazza apparentemente turbolenta. La circospezione con cui si sfiorano è un indizio del sentimento che entrambi schivano rifugiandosi in relazioni pregresse e morenti.

   E intanto la stroboscopica del Mulata illumina un corteo di personaggi suggestivi. La pitonessa, tatuata e sinuosa ballerina di night, che danza avviluppata da un serpente. Un pompiere sexy che provoca incendi. Catilina, eterea e generosa amica della Guerrera, che ha l’ossessione dei Tarocchi, e scruta il  futuro in una filigrana esoterica. La conturbante Princesa, amante del proprietario del Mulata. E dj, ballerini, criminali, prostitute, spacciatori, resi con una scrittura affilata, piacevole, e spesso ironica.

  Gli eventi incalzano, si contraddicono, punteggiati dal rimando ossessivo al fuoco, el fuego, (impalpabile ma distruttivo, materia delle stelle, simbolo alchemico, spirituale, d’amore e tormento)  lasciando Elisa al centro della scena, prima ballerina di una coreografia complicata. Presagi si affollano su di lei, che incurante dei rischi continua ad indagare e finalmente scioglie l’enigma.

   Un romanzo, Fuego, che avvolge e ingoia. E ti lascia addosso una malinconia di perdita, una nostalgia per la sua protagonista. Una voglia di sapere che altro combinerà la prossima volta. (E cos’abbia combinato nei precedenti romanzi).

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2 thoughts on “RECENSIONE DI CATERINA FALCONI: FUEGO DI MARILU’ OLIVA

  1. […] la recensione continua qui, sul blog della NOUBS […]

  2. […]  Fuego non è il titolo di una nuova canzone dei Litfiba, ma l’ultimo romanzo di Marilù Oliva (Elliot). Una storia della Bologna di notte illuminata dalle fiamme di un indefesso piromane. E di personaggi strani che si aggirano per le vie, e inquietano. Niente di didascalico: la musica avvolge personaggi, e il viaggio nell’io è dietro l’angolo. Tag: #nongiocarecolfuoco Fonte: Noubs […]

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