ALCIONIO di Massimo Pamio


Alcionio era il verde che D’annumzio definiva adriatico mare, che un mattino di primavera mi apparve in fondo all’orizzonte dietro una macchia silvale di tigli, pioppi, carpini, più in alto dello sguardo, e sembrava che quell’invaso d’acqua si contraesse più in alto di me e potesse -volendo- sommergermi da un momento all’altro, d’azzurrità e viridità digradanti in accensioni profonde, nella quiete assolata e solitaria, appena marezzata di brividi nel prodigio della primavera che tornava sciogliendosi di luce e tenuità, tra le soffuse e ridenti primatine fogliette: pensavo che tutta esultante quella gioia mi chiamasse a sé, che rinascevo con quella, mentre villette cresciute come denti storti nella bocca dell’orizzonte mi suggerivano che l’uomo continuava a ingoiare pezzi della terra – bocconi amari per la sua fine sempre più imminente, ma la gioia sovrastava quel minuto così pieno e traboccante, e non c’era nulla che mi dovesse turbare, così in quel silenzio e all’interno di quella dimensione conoscevo l’unico accordo possibile col mondo: la quiete, per convivere con tutto quel che c’è, di vivente, per essere consenzienti al tripudio della primavera, senza motivo, ma solo con il trasporto della gioia e dell’ascolto, per volare insieme al cielo e planare, bagnarsi di quell’acqua benedetta, benedetta dal sole: Aprile.
Mi consolava natura, per quello che ero e che sono, mi rimboccava le lenzuola del giorno in cui m’estasiavo e incantavo, mi detergeva dalla misera umanità e selvaggia di cui ero marchiato, per predire il mio futuro irradiante e irradiato del riso che percorreva pian piano la terra, l’aria, il cielo, unica sponda e sposa dell’alto, e in quel mare a un antico naufragio rispondevo, chiamando il nome del Tutto: Io, l’eterno istante dell’orizzonte al di là del quale non si può andare ma sprofondare, come quiete assoluta, in quello che, prima e dopo, è.
Verso il Monte Tabor o verso altre colline, verso altre latitudini, tutti, indistintamente, non aneliamo, ma siamo, indistintamente siamo.

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One thought on “ALCIONIO di Massimo Pamio

  1. Pablosax ha detto:

    Acqua sporca e
    Ladri d’acqua
    rubano il midollo
    dal ventre della terra

    Macchine marine
    che pompano petrolio
    Maree che si dissolvono
    nel ritmo malato…

    Echi lontani di blues
    il mare
    le onde
    i sassofoni
    i sassofoni
    i sassofoni
    i sassofoni…

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