ALESSANDRO PARRONCHI, GIORGIO LA PIRA, LA POLITICA COME SPERANZA


In quel tempo, Gesù disse ai suoi apostoli: «Non abbiate paura degli uomini, poiché nulla vi è di nascosto che non sarà svelato né di segreto che non sarà conosciuto. Quello che io vi dico nelle tenebre voi ditelo nella luce, e quello che ascoltate all’orecchio voi annunciatelo dalle terrazze. E non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l’anima… (Mt. 10, 26-33)

In questi tempi cupi, si pensa quasi che la politica in Italia non abbia avuto grandi figure. Ci fu un periodo d’oro, invece, che vide persone della cultura e in particolare della poesia unirsi a uomini di grande onestà e impegno civile, come accadde a Firenze, quando, nel 1951, Giorgio La Pira accettò, a seguito di forti pressioni esercitate anche da autorità religiose, di fare il capolista per la Democrazia Cristiana a Firenze nelle elezioni amministrative del 10 e 11 giugno.  La Pira dovette dimettersi da parlamentare: per escluderlo dal Parlamento fu approvata una legge ad hoc, che stabilì l’incompatibilità fra il mandato parlamentare e la funzione di sindaco di una grande città. Il presidente della Camera Gronchi scrisse a La Pira per sollecitarlo a scegliere tra le due cariche. La risposta fu lapidaria: “Davanti alla illegittima alternativa tra Montecitorio e Firenze, alla quale mi ha posto la Camera, scelgo Firenze, perla del mondo”. 
 Lo slogan di La Pira: “Gridate dai tetti che il bene esiste”. C’erano uomini come Nicola Lisi, Margherita Guidacci, Carlo Betocchi, Mario Luzi, Piero Bargellini, don Barsotti, don Lorenzo Milani, Vittoria Guerrini, Enrico Lucarelli, Lorenzo Giusso, e ancora: Fioretta Mazzei, Gianni Meucci, don Facibeni, don Bensi, monsignor Bartoletti, padre Balducci, Padre Davide Maria Turoldo, e la luminosa paternità ecclesiale del Cardinale Dalla Costa, allora. Allora.

E c’era un poeta Alessandro Parronchi, che ricordiamo con una sua poesia dedicata a Giorgio Morandi.

Senil

Umberto.

Amano i privilegi

ciò che li rende superiori agli altri,

cercano cibi prelibati, vini

succosi, e questo chiamano

amore della vita.

Ma tu solo

hai saputo cos’è la vita, tu

hai cantato il tuo amore a questi oggetti

che ci hanno accompagnato come l’ombra.

Lascia allora che ripeta la tua

immensa gratitudine,

immenso amore di persona viva,

tu povero il più ricco, che dicevi:

Vecchio manubrio io non ti vedrò più…

 

Notizie di vecchi

– Che notizie hai di Fredi? – Molto brutte.

Proprio mezz’ora fa telefona un amico:

Sai che Fredi sta male? Ha avuto un ictus.

– Non ha avuto un infarto? – Quello prima.

Ed ora ha avuto un ictus. Lo han portato

paralizzato a casa.

– Tu dove vai? – Sto andando dal dottore.

Ho qui male a una spalla. – Ma ti curi?

– Iniezioni, massaggi e anche forni.

E tu? – Vado a teatro a vedere Nureyev.

– Quanti anni avrà? – Ma balla sempre bene

con leggerezza. E’ magro, agile ancora.

Ballassimo anche noi coi suoi tanti anni!

– Balleremo: la danza degli spettri.

(Da: I giorni sensibili)

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