Un mondo migliore Racconto inedito di Massimo Pamio


   Pensava a un mondo migliore. Il mattino immaginò che il suo Paese fosse in pace e che non dovesse inviare soldati in altri paesi in guerre che non appartenevano a nessuno, se non agli interessi economici di qualche grossa azienda petrolifera. Poi si spinse più avanti. Credette di trovarsi in un Paese onesto, dove le banche aiutassero chi volesse investire, e le risorse collettive fossero state destinate a problemi sociali, alla salvaguardia dei beni culturali, alla promozione delle arti. Gli amministratori pubblici e i partiti si inconttravano per progettare programmi a lunga gittata, per costruire insieme il futuro, e chiedessero alla gente se i loro programmi fossero adatti a sostenere i tanti problemi della comunità. Gli industriali si rincorrevano tra di loro con l’aiuto di ricercatori di talento nel cercare nuove energie rinnovabili, fonti di energia non inquinanti, nuovi mezzi e sistemi per creare benessere senza inquinare. Erano persone ragionevoli, pacate, serene. Nessuno mostrava arroganza, o tuonava contro nemici immaginari, contro altri “poteri”.

   La mattina non sentì il solito chiacchiericcio, quel brusio di sottofondo che era in ogni angolo dela sua città. Non c’erano persone che nel vicino bosco andavano con le seghe elettriche solo per spaventare gli alberi, per minacciarli (Avevano detto sempre: “Siamo noi i padroni, tremate perché presto vi abbatteremo”), e non c’era il solito viavai che egli avvertiva fastidiosissimo appena svegliato, con il cielo solcato dai soliti aerei che si incrociavano a frotte (ma dove andavano tutti? Ne sentiva le loro parole vuote), I soliti aerei che facevano esperimenti gettando non so che cosa nel cielo per modificare il clima, o quelli che registravano con non si sa quali macchinari i messaggi al telefonino dei segnalati dalle cellule antiterroristiche, che individuavano i ribelli per eliminarli. Niente di tutto questo. Il cielo era sgombro, e nel bosco silenzioso vide saltellare alcunii scoiattoli, di ramo in ramo. Accese la televisione, e il presentatore sorridente diede l’annuncio della visita del Sindaco nella città. Si fermava con le persone, le ascoltava, scherzava, fece alcune battute divertenti, tutti erano sereni. Poi lo inquadrarono mentre nel suo studio riceveva una vecchia zoppa e le concedeva un’ora di colloquio. E l’accompagnò fuori, la salutò, le strinse le mani. “Torni a trovarmi”, disse il Sindaco. La sorpresa maggiore fu che nel suo ufficio non c’era il solito codazzo di postulanti. Che cosa era successo? La seconda notizia fu che alcuni giovani erano riusciti nel loro laboratorio a isolare il virus del Parkinson. Ascoltò quei cognomi di giovani. Nessuno che conoscesse. Erano giovani che avevano studiato per anni, nell’ombra. non avevano cognomi illustri. Erano soltanto degli ottimi ricercatori, soltanto questo aveva detto l’annunciatore televisivo, glissando sulla loro provenienza sociale. L’ultima notizia fu per la musica, un concerto a teatro di un’orchestra giovanile diretta dal Maestro Ferlandi. Ricordò Ferlandi e quando l’aveva conosciuto. La sua vitalità, la sua gioia, la sua umiltà.

   Iniziò una trasmissione religiosa. E per forza, pensò. Siamo sul canale televisivo più seguito! Inquadrarono il Responsabile Universale della Fede. Era in una stanza da solo, In ginocchio, forse pregava. La telecamera stette così, per un quarto d’ora, in silenzio, mentre l’uomo inginocchiato continuava a meditare. Non ci credeva. Era desto o sognava? Si sarebbe dovuto dare un pizzicotto, solo così avrebbe capito di essere sveglio.

   Era possibile immaginare un mondo migliore, pensò.

   Si vestì in fretta. Prese l’auto dal garage, pulita, fiammante. Mise in moto.

   Si recò in chiesa. Entrò, non c’era nessuno. Pregò. “Signore, fa guarire il mio vicino. So che ti sembrerà strano. Ma fa ch’egli guarisca. Sai benissimo che ci odiamo, e che per me è stata una soddisfazione unica aver appreso ch’era ammalato, ma fa così. Lo detesto, è un essere spregevole, siamo venuti più volte alle mani, mi ha mandato anche in ospedale. Ci siamo denunciati a vicenda, gli ho mandato la finanza nel suo ufficio. Ma guariscilo, Signore, fà che egli torni a vivere bene, affinché io possa pensare all’esistenza di un mondo migliore”.

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One thought on “Un mondo migliore Racconto inedito di Massimo Pamio

  1. Franco ha detto:

    Massimo sei un grande, ma tra poco ci toglieranno anche la speranza e la volontà di credere in un mondo migliore.
    Ciao Franco ex collega

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