“VASCO, IL MALE”, di Talanca-Alfieri, lettura di Federica D’Amato


La Noubs oggi ospita la lettura tagliente del libro “Vasco, Il Male”, Mimesis Edizioni 2012, di Talanca-Alfieri, a cura di Federica D’Amato. Una riduzione dello scritto è già uscita sul quotidiano Il Centro, L’Espresso, lo scorso Venerdì 1 Giugno.

Buona lettura!

 

 

Vasco, il male? Il trionfo della logica del silfo

di Federica D’Amato

Il timore era quello di sprecare energie dietro l’ennesimo libro fantoccio, messo su da due autori in cerca di fama. Mai cautela fu più inopportuna. “Vasco, il Male”, anatema lanciato contro il cantante Vasco Rossi, scritto a quattro mani dal critico musicale Paolo Talanca e dal pensatore Vittorio Alfieri, è un libro che finalmente ha dato risposta chiara, sensata al disagio che da sempre provo al solo immaginare la sgraziata figura del silfo modenese. E, ai fini del “trionfo della logica dell’identico”, non è un caso che io abbia utilizzato l’appellativo “silfo”: nella mitologia nordica, il silfo era uno spiritello d’aria in grado, attraverso i suoi sortilegi, di causare paralisi, proprio come accade quando si ascoltano le canzoni del performer nostrano: immobilismo, torpore spirituale, accidia; induttore di “paranoia”, oserei dire, ovvero generatore di paranoici, e in questo mi soccorre l’impietosa definizione elaborata dallo psicanalista Luigi Zoja “Il paranoico spesso è convincente, addirittura carismatico. In lui il delirio non è direttamente riconoscibile. Incapace di sguardo interiore, parte dalla certezza granitica che ogni male vada attribuito agli altri. La sua logica nascosta procede invertendo le cause, senza smarrire però l’apparenza della ragione. Questa follia “lucida” è uno stile di pensiero privo di dimensione morale, ma con una preoccupante contagiosità sociale. Raggiunge infatti un’intensità esplosiva quando fuoriesce dalla patologia individuale e infetta la massa”. Ma andiamo per ordine. Il libro di Talanca-Alfieri, non solo ha soddisfatto una esigenza di natura, come dire, biografica, ma ha in special modo innegabili punti di forza. Il primo è che è scritto bene: nonostante il tema induca nel rischio di far scadere il registro nella palude della divulgazione spicciola, i nostri autori restano fedeli al dettato della migliore tradizione europea di critica formalista, discendente diretta di quella che fu la numinosa esperienza della Scuola di Francoforte. Il secondo è che c’è una franca sostanza dietro il buon dire: tutto ciò che viene affermato è verificabile, riscontrabile in un’ipotesi di esperienza dell’approccio filologico al vero – ovvero, in questo libro la comunicazione, “il traumatico miracolo” direbbe Perniola, manca di strutturare il testo. Era ora.

Il terzo motivo è che questa invettiva contro “la mediocrità come ambizione” del signor Rossi, è prova di eleganza del pensiero contro la quale è difficile scagliarsi “in difesa di”, semplicemente perché non sussistono giustificazioni sufficienti a dimostrare il contrario: Vasco Rossi, sì come il gregge che ha strumentalizzato e che lo ha strumentalizzato, è il “male”. Quale male? Un male tutto italiano, anni ’80, un male di cui lo stesso Alfieri ci parla «Indubbiamente il titolo ha una buona dose di provocazione, ma non vorrei che il suo significato ne risultasse in qualche modo ridimensionato. Ogni cultura di ogni tempo ha sempre fatto riferimento a idee di bene e male in base alle quali orientare il vivere nel mondo di ciascun individuo, e nella nostra società dello spettacolo spesso le due dimensioni si sono invertite di ruolo. Mi sono concentrato sulle specificità dialettiche che il fenomeno-Vasco incarna in sé: l’immagine del dannato e dell’outsider ha giovato al cantante emiliano, a tal punto però da contraddirsi nel suo stesso concetto, diventando il personaggio più celebre e trionfante della nostra cultura nazionale. Ho introdotto il termine così deciso di male a partire dalla constatazione del nostro presente, un orizzonte dove la catastrofe sembra compiersi quotidianamente senza possibilità di scampo, e la mia tesi è che alcune figure abbiano contribuito più di altre». Dunque nulla che abbia a che fare col fanatismo dell’esser contro a tutti i costi, ma: «La scrittura di “Vasco, il Male” è nata dall’esigenza di voler indagare con serietà un fenomeno, un personaggio, un percorso artistico che tanto hanno influito nella società italiana e nel presente che ci troviamo a vivere. Vasco Rossi è, senza fronzoli, la più grande rockstar italiana di tutti i tempi; bene: provare a spiegarne i motivi è il minimo che uno studioso serio e coscienzioso possa fare», dichiara Paolo Talanca, proseguendo «nella prima parte del libro guardo da vicino il percorso artistico di Vasco, individuando una parabola sublime fino alla metà degli anni Novanta e poi un lento e inesorabile declino. Negli ultimi quindici anni non ha fatto che cantare la stessa canzone, ripetere l’identico. Io chiamo questi ultimi quindici anni il periodo della “canzone a una dimensione».

Quando comprendo ulteriormente l’utilità dell’operazione, chiedo a Talanca circa la funzione catartica del libro, ed egli risponde citando la famosa diatriba che molti anni fa vide coinvolti il critico Salvalaggio contra l’immoralità sbadata degli esordi del Blasco, con un ribaltamento della prospettiva che è da considerarsi anche risposta conclusiva nelle polemiche innescate dal volume oggetto di questa recensione: «Quale funzione? Vasco ha risposto al libro sul suo Facebook in maniera decisamente piccata e reazionaria. Sostanzialmente considera il libro una provocazione per farsi pubblicità e se l’è presa davvero a cuore. Bene: chi ha letto il libro sa che tutto è perfettamente motivato al suo interno. Ma non è questo il punto. Io credo che la cosa interessante sia il fatto che oggi Vasco vesta i panni di Salvalaggio e reagisca contro quella che secondo lui è una provocazione a un ordine costituito. Vasco è Salvalaggio: il meccanismo paradossalmente si è invertito. È significativo, in più, che oggi al posto della provocazione da sballati di Vasco si sostituiscano processi filologici, filosofici e critici. Insomma: se a cavallo tra gli anni Settanta/Ottanta la rivoluzione si faceva con uno spinello, oggi si fa col senso critico. A ben vedere, in quest’ottica il nostro periodo di crisi si rivela ben più interessante di quanto si possa pensare». Buona lettura.


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One thought on ““VASCO, IL MALE”, di Talanca-Alfieri, lettura di Federica D’Amato

  1. icittadiniprimaditutto ha detto:

    Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

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