GIACOMO D’ANGELO CRITICO SOPRAFFINO


Giacomo D’Angelo, uno degli studiosi abruzzesi più dotati di acribia filologica e di senso critico, ha dato alle stampe per Solfanelli in una collana di piccole preziose testimonianze, “Cantastorie della Rivoluzione”, un breve saggio in cui mette insieme tre personalità del mondo culturale che in parte sono state dimenticate o ostracizzate, si tratta del poeta turco Nazim Hikmet e di due scrittori che pure furono in qualche modo legate a lui (per le traduzioni dei testi): Velso Mucci e Joyce Lussu.

Joyce Lussu io ho avuto la fortuna di conoscerla. Mi apparve come persona aristocratica, intellettualmente superiore, generosa e affabile, comunicativa, aperta, una di quelle figure che avrebbero meritato maggiore attenzione (ma si sa, l’Italia è un paese decisamente e strettamente elitario, di piccoli e riservati circoli, di miopi accademie, di gruppi legati da patti quasi massonici nell’escludere personalità straordinarie e eccentriche, come è accaduto nel passato per Leopardi, ad esempio, o con Bufalino, in tempi più recenti). Ebbene, Joyce aveva capacità affabulatorie eccezionali, seduceva, incantava, e i temi che trattava nelle sue conferenze erano quelli che prendevano il cuore, dall’ambientalismo alla difesa delle tradizioni locali al riconoscimento delle minoranze, al rispetto delle donne, degli emarginati.

Nello scorrere le pagine del web, mi sono accorto che però questi nomi ci sono, e come. E allora, il problema dei nostri giorni non è più quello di ricordare, ma caso mai, di dimenticare. Ce la faranno gli uomini a dimenticare? Non so, certo che la storia ci cancellerà pian piano, e resteranno poche cose, magari i plagi, e il desiderio di ricordare che in un futuro non molto prossimo non avremo più.

“…Noi tutti così diversi,
noi tutti così uguali, possiamo forse aiutare a crescere
arbusti cespugli e boccioli
sparsi qua e là,
un giorno o l’altro ci daranno
fiori e frutti
per tutti
di mille forme e di mille colori.
Li raccoglieremo con grandi feste
In mazzi e ceste,
li appenderemo nei recinti
di etnie e di nazionalismi
artificiali
al posto delle armi micidiali
così care ai militari,
al posto di fasci di tratte e di cambiali,
così care agli usurai,
al posto di veleni globalizzati
che ci vendono ai supermercati
sostituendo alle chiusure
cancelli senza serrature.

Joyce Lussu

Ogni anno io muoio a novembre.
Che fatica risalire il pozzo profondo,
ritrovare le ragioni per vivere.

La vite si spoglia alla vigna,
ogni ramo si spegne di verde, ogni foglia.
Tutto ritorna nel grembo della madre
con lei si confonde.
La terra dei campi è di creta
non ci sono piu’ solchi di aratro.
Le siepi di more mostrano solo proterve le spine
nell’aria fumosa di autunno.
Che pena gli arbusti sfioriti.
Che pena le rose appassite dei miei balconi.
I gatti randagi cercano inquieti un rifugio.
Non c’è piu’ un grido di volo felice
nel nostro cielo solcato da nubi.
Il mio sonno è popolato da spettri…

Velso Mucci

Durante tutto il viaggio la nostalgia non si è separata da me
non dico che fosse come la mia ombra
mi stava accanto anche nel buio
non dico che fosse come le mie mani e i miei piedi
quando si dorme si perdono le mani e i piedi
io non perdevo la nostalgia nemmeno durante il sonno

durante tutto il viaggio la nostalgia non si è separata da me
non dico che fosse fame o sete o desiderio
del fresco nell’afa o del caldo nel gelo
era qualcosa che non può giungere a sazietà
non era gioia o tristezza non era legata
alle città alle nuvole alle canzoni ai ricordi
era in me e fuori di me.

Durante tutto il viaggio la nostalgia non si è separata da me
e del viaggio non mi resta nulla se non quella nostalgia.

Nazim Hikmet

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One thought on “GIACOMO D’ANGELO CRITICO SOPRAFFINO

  1. Don Luigi ha detto:

    Da recensire anche sull’ex Album…

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