NATALE SENZA EROI E UN TEATRINO SGANGHERATO


Il ricordo di un Natale passato
Ogni mio ricordo è legato all’essenza, al perché l’io sia tempo solidificato. Un ricordo è sempre il frutto di una relazione col presente, il risultato di una condizione personale, di uno stato, di una disposizione e perfino di un desiderio, di un rimorso. Non c’è ricordo senza il debito di relazioni contratto con l’esterno; il mondo è fatto di ricordi che riescono a sopravvivere, che sono stati allenati a combattere per loro stessi. Il mio ricordo saprà sopravvivere? Dipende dalla forza che gli è stata trasmessa, attraverso me. I ricordi spesso attraversano generazioni, diventano memoria, leggenda, storia. Sono ricordi così significativi, che bisognerebbe vivere in loro funzione. Solo gli eroi possono riuscirci, o i grandi artisti, i grandi narratori di leggende, insomma i più forti e i sommi bugiardi o coloro che hanno considerato la vita come una conquista, un traguardo da raggiungere e superare, una palestra per la lotta agonistica. Tutti gli altri sono certi che i loro ricordi non lasceranno traccia alcuna, la loro esistenza coincide con la mancanza del segno che però garantisce che ve ne siano di significativi.
Il mio ricordo di Natale è legato a Lui, a mio Padre, che non incontravo quasi mai a casa nel corso di tutto l’anno, perché lavorava il giorno intero, cenava in orari impossibili e poi si ritirava: un estraneo, un rifugiato in casa. Solo nelle feste potevo cercare di conoscerlo, soprattutto nella settimana di Natale quando, per un miracolo che si rinnovava, tutti ci disponevamo ad essere più vicini, più sensibili agli altri, in un’atmosfera che sembrava sciogliere un po’ del rigore e del freddo che ci attorniava. In quei giorni, potevo averlo per me. Cooperavamo tutti al nostro stare finalmente uniti – in modo peraltro goffo, personale, spontaneo, improvvisato- intorno al presepe o all’albero, con tutti gli annessi e connessi –la confusione, gli addobbi rovinati, rotti, intrecciati, i fili di luci intermittenti che non si accendevano mai, e i rimproveri del Padre che ci considerava pasticcioni. Si dava un tocco di familiarità a quei gesti banali, scontati, ripetitivi -un senso al vuoto che per un anno era stato covato nelle stanze di casa. La mia specialità consisteva nel disporre le statuine del presepe, per ordinare un piccolo teatro delizioso ma sgangherato di attori, un po’ come la nostra famiglia. Mi divertivo nel sistemare in perfetto equilibrio le pecore difettose a tre zampe che appoggiavo a schienali di ciuffi di lichene, disorientavo i Magi, troppo facile il loro riferirsi alla cometa, vivacizzavo il ruolo marginale e riempitivo dei pastori ponendoli in luoghi impossibili, slanciavo paurosamente gli angeli in volo e lasciavo oscillare la cometa. Potevo sentire concretamente l’affetto: era una specie di calore che riempiva la casa di serenità e di un salutarsi breve con lo sguardo, di un complimentarsi reciproco per la disposizione delle statuine nel presepe, per la preziosità dei nastri d’argento magicamente avvolti a spirale attorno all’albero, per la raggiunta stabilità del puntale, ogni anno più importante, più vistoso, più dorato, più difficile da incastrare sull’estremità dell’albero. Le emozioni erano dorate, sebbene quella persona del Padre rimaneva, nell’ombra della festa, nient’altro che una discreta presenza natalizia, la raffigurazione di una mancanza, di un desiderio incolmabile, di una parola mai detta, di un colloquio mai iniziato: una statuina del Presepe.
Il padre è una persona che ti osserva e ti giudica, che ti fa sentire in colpa ogni giorno, e questa colpa la porti sempre dentro come una condanna per la tua manchevolezza, per la tua incapacità di conversare con lui. Conversare con lui era impossibile se non attraverso un gesto di ribellione, che faceva scemare almeno per un attimo il senso di colpa.
Mio Padre è quella Grande Assenza che mai riuscirò a colmare. È il giorno di festa che ritorna nella sua quiete felice e nella sua inspiegabilità: il segreto della nascita di Dio, occulto a tutti.
Eppure era sempre accanto a me, bastava sfiorarlo, passargli vicino, per averne il senso della dimensione, di quella grandezza che egli incarnava, possente com’era, sontuoso, slanciato verso l’alto, irraggiungibile nella sua perfezione corporale. Conoscevo solo quella perfezione. Solo il corpo è perfetto, tutto il resto non conta. L’animo era uno dei segreti che mai avrei scoperto, se non coltivandolo nella mia nicchia: avrei dovuto premurosamente curarlo, per meglio conoscermi.
Così quando raramente uscivamo insieme, io infilavo le mani nella tasca del suo cappotto per riscaldarmi, e nelle rare passeggiate trascorse insieme, io ero, con la sua ombra, quell’ombra silenziosa e affettuosa pronta a chiedergli i motivi più banali della quotidianità, per sentirlo pronunciarsi, perché ormai avevo imparato a coinvolgerlo.
Quanto mi manca. Una presenza incolmabile perché relazione incolmata, ricordo quasi non vissuto. Quanta poca vita spartita con lui, eppure quanto silenzio diviso perfettamente a metà e quanto poco mondo spezzato con le sue enormi con le mie piccole mani. L’Ostia della nostra Vita è e resterà incompleta.
Penso che continui a starmi accanto, sempre, ogni giorno, con la sua ineffabile discrezione. La sua morte prematura avvenuta tanti anni fa  -non avevo compiuto venti anni- mi ha reso ancora più viva quell’Assenza che condividevamo furiosamente. Ogni Natale raccoglievamo insieme le poche briciole del Divino concesseci e risorgevamo dal silenzio, nascendo in questo nulla che ci appartiene, che ci stabilisce come padre e figlio dell’Amore, di quello che ci siamo nascosti e che invece coltivavamo negli intervalli dei silenzi. Perché perfino il silenzio conosce l’Amore.
Questo è il Natale. Che si ripete, quando, nel silenzio, ritrovo il Padre, per rivivere la spina dell’affetto che ci è stato donato e forse in parte negato. Un ricordo che non crea leggende, non crea storia, non ha bisogno di essere tramandato, né di affermarsi in qualche modo. Quello stesso ricordo trabocca: se lo contengo, lo assimilo come nostalgia, come cura di ciò con cui abbiamo partecipato ogni anno al nostro essere vicini senza mai sfiorarci: il simbolo d’una bellezza sfolgorante che si traduce in noi, Padre e figlio, Figlio e padre, nei secoli dei secoli, la storia dei nostri Natali.

di Massimo Pamio

258663

Annunci
Contrassegnato da tag , , , ,

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Emergenza Cultura

In difesa dell'articolo 9

cuoreruotante

Le cose belle hanno il passo lento

Elisabetta P.

Creative storyteller

pagine che amo

Just another WordPress.com weblog

Poeti d'Abruzzo

Focus Po-etico sul territorio abruzzese

from the morning

le passioni infernali mai conosciute prendono fuoco nella casa vicina.

solovignette.it

Quotidiano di satira illustrata

Anna&H

sono approdata qui

Linguaggio del corpo

Bodylanguage & PNL

And Other Poems

New poems to read every week.

filmcritica rivista

cinema filosofia inconscio lingua polis scrittura

Gio. ✎

Avete presente quegli scomodi abiti vittoriani? Quelli con la gonna che strascica un po' per terra, gonfiata sul di dietro dalla tournure? Quelli con i corsetti strettissimi e i colletti alti che solleticano il collo? Ecco. Io non vorrei indossare altro.

AnItalianGirl

Sii chi vuoi, ma se sei te stesso è meglio!

Edilio Ciclostile

I buzz into your head

operaidelleditoriaunitevi

Just another WordPress.com site

lagunaweblog

La narrativa è la più esigente delle fidanzate

Nel vento...

Pensieri e dintorni

L'Inconfessabile

ciò che non si può dire lo scrivo

Cristina Khay Blog

La Vita e' un Fiore*

lamentesepolta

0, 1, 2, ecc. - si.tormento@gmail.com

Parole Inconsistenti

Appunti di scrittura di Luca Romano

Briciolanellatte Weblog

Navigare con attenzione, il blog si sbriciola facilmente

miglieruolo

La vita è sogno

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: