LA LETTURA, IL TRAM E LA SOCIETA’ DELL’OMOLOGAZIONE E DEL SOSPETTO (di Massimo Pamio)


Che la letteratura sia morta lo smentiscono, mi dice una signora, i pochi che ancora leggono sul tram. A mio avviso, invece, quei pochi provano che la letteratura si è estinta e che loro, figure nostalgiche, sfoggiano il libro come in un museo. Perché affermo questo? Perché la nostra società non ha bisogno di lettori. Sopra tutto non vuole essere letta, interpretata: è gelosa del proprio mistero e perciò si fa essa stessa narrazione, attraverso le sue istituzioni, la pubblicità -narrazione dei suoi desideri nascosti- la televisione, il cinema di Stato, i video della pubblicità Progresso -che più che narrare, svolgono una funzione didattica: insegnano il modo egemone del vivere sociale- l’industria -narrazione del mondo della produzione-  la tecnologia -racconto della guerra condotta contro il dominio della natura. Se tutto nella nostra società narra, allora niente racconta, niente si svela e tutto resta mistero e quello che una volta era delegato a raccontare l’immaginario collettivo (la letteratura) non ha più senso di esistere. Ai nostri giorni nessuno vuole essere letto e conosciuto dall’altro (ecco il perché del ritorno del razzismo, che troppo facilmente è stato addebitato a un risveglio del pensiero conservatore). Nessuno deve leggere dentro di noi, se non lo psicanalista, a pagamento (il compenso è il segreto che ci unisce, che ci tiene avvinti, perché entrambi dobbiamo tacere l’uno dell’altro). I social network raccontano la nostra vita privata e la vita delle relazioni private. In verità, non c’è nulla da nascondere, il nostro tempo segna la fine del mistero della persona. È questo -la fine del mistero personale- il segreto della nostra società: perciò nessuno deve leggere o cercare di interpretare al di là delle istituzioni preposte a farlo. Altrimenti ciascuno rischierebbe di venire a conoscenza del vuoto personale, con tutte le conseguenze psichiche e morali che questa scoperta comporterebbe. “Vorrei che ci fosse un mistero in ogni uomo”, così diceva un personaggio di un romanzo di Tonino Guerra. Nella società omologante, questo mistero, il nostro mistero, sparisce. La società dell’omologazione ha venduto le nostre anime al Diavolo (della Moneta, del Consumismo, della Merce, della produzione capitalista). Non abbiamo più nulla da nasconderci, intimamente. In una società in cui tutti sono trasparenti e omologati, il sistema di potere si rafforza, ma paradossalmente diventa ancor più sospettoso, così da installare impianti audiovisivi di sorveglianza dovunque, da creare nuovi ordini di polizia (quella informatica), assoldando informatori e spie (ci fosse qualche anima rimasta in giro?). Il sistema poliziesco si trasforma in sistema spionistico, fino a che la diffidenza diventa sentimento comune degli individui. Alla ricerca di segreti e di misteri che non ci sono (basta seguire in Italia trasmissioni televisive come Voyager o Misteri), le persone immaginano delitti che non sono mai stati compiuti, sostenendo che quegli impianti di sorveglianza vanno installati, che il sistema spionistico è giustificato. E se non ci fosse nessun mistero e se dunque la realtà coincidesse con la verità? Se la narrazione fosse nient’altro che la fine di ogni ipocrisia? La paura di nascondere la fine del mistero e della sacralità dell’uomo?

La letteratura invece mantiene desta l’ipotesi che la nostra verità (il nostro segreto) sia la differenza che esiste tra gli individui. Perché nessuno è senza l’altro, senza il prossimo. Nessuno è felice senza la felicità dell’altro. Questa differenza fonda l’anima. Lottare contro una società omologante resta l’unico obiettivo di coloro che, in segreto, leggono. Perché la letteratura forse è morta, ma non il lettore, aveva ragione la signora che ne scorgeva la presenza sui tram, sfuggente e solitaria come quella di un’anima.

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3 thoughts on “LA LETTURA, IL TRAM E LA SOCIETA’ DELL’OMOLOGAZIONE E DEL SOSPETTO (di Massimo Pamio)

  1. walter tortoreto ha detto:

    Caro Massimo, il tuo sfogo mi ha intenerito e incuriosito. Sei sicuro che abbiamo bisogno di un’anima? T’invidio. Quando penso allo sviluppo dell’universo, alla storia delle galassie zeppe di buchi neri e alla cronaca delle nostre memorie colme di oblìo, mi risolleva un verso bruciante buttato lì, quasi con noncuranza, sul viso della fanciulla invano amata e invano amante: you and I are past our dancing days… Siamo tutti dopo i nostri giorni di danza, non diversamente da Romeo e Giulietta. Ma nel punto più irraggiungibile dell’essere vive quell’impetuosa e inesauribile e tuttora ignota vibrazione che spinge il cosmo chissà dove; è il modo in cui vibra il quasi invisibile (per me) slancio vitale bergsoniano. Non ti senti anche tu affascinato e spaventato dalla vita? Eppure nessuno può enumerare con certezza le differenze tra quel che sembriamo a noi stessi e quel che a se stessa sembra la minuscola creatura sommersa nella fossa delle Marianne. Qualcuno ha perduto l’innocenza per sempre, e per ognuno di noi, all’inizio dei tempi e da quel remoto istante ognuno di noi è un’anomalia in un cosmo inspiegabile.
    Quando d’estate passeggi sulla spiaggia, mio caro amico, indugia un istante sui castelli di sabbia costruiti sulla battigia dai bambini (e dai papà tornati bambini). C’è l’ansia dell’imminente assalto saraceno e c’è la felicità della festa che la principessa ha preparato al principe dei sogni nella sua sala più sfarzosa. Un’onda più lunga si porta via la storia dei sogni, la storia del mondo, quell’attimo senza principio e fine in cui tu, io, il bambino, la sabbia, la creatura della fossa delle Marianne e tutto ciò che – resistendo allo zero assoluto nell’universo descritto da Raban Mauro o, se preferisci, da Giordano Bruno – abbiamo sullo schermo del tempo. Sì, certo, leggere. E pensare. Dunque esistere. Mi pare di vedere il già visto… Ma non ricordo dove e come e quando e perché.
    Un raccontino di Kafka mi commosse e mi fece innamorare dello scrittore. Un giovane sfinito dalla stanchezza si siede su un gradino e piange perché non ricorda quel che ha sognato. Un abbraccio. Walter.

  2. ISA ha detto:

    non sono d’accordo. Ho la tendenza a fidarmi di ciò che vedo tutte le mattine in treno (per un percorso di mezz’ora, per meno tempo la gen te non scomoda un libro, al massimo smanetta con il cellulare),e quello che vedo è una distesa di persone con un libro in mano. Perchè ci deve essere un’altra realtà dietro? la gente legge eccome, non capisco perchè al sistema faccia comodo dimostrare che in Italia non è così. Io di gente che legge ne vedo ancora tanta, sulla qualità di ciò che legge non posso parlare, però si legge ancora e molto e vorrei che si sapesse e si finisse con la solita lamentela che si legge meno di un libro all’anno. A me questo non risulta.

  3. Annamaria Pambianchi ha detto:

    Che la nostra società attraverso le sue istituzioni “culturali” tenti instancabilmente la omologazione come la forma più sottile e perversa del dominio è un dato, direi, innegabile e oggettivo. E’ un’operazione che miete vittime riscontrabili principalmente nel fenomeno dei consumi di massa che rimandano la tristezza di un’alienazione largamente diffusa. Però so, e con me molti ne sono certi, che questa è solo la superficie. Nel fondo degli esseri umani resiste un nocciolo non tanto facilmente addomesticabile. E’ lì che, penetrante come una lama, si fa spazio una tensione che di solito viene denominata sbrigativamente inquietudine,ma che invece ha a che fare con la ricerca nebulosa senza approdi apparenti, con interrogativi vaghi e senza risposta, con navigazioni a vista, naufragi silenziosi o liberazioni impensabili. E’ in questa geografia sommersa che non dispone di mappe precise che getta l’esca la letteratura. Io credo che la letteratura sia per tanti versi un antidoto contro le insidie dell’omologazione. La lettura innesca un processo lento e incontrollabile che per vie traverse e sotterranee può condurre gli esseri umani verso quella nicchia dove si cela il segreto che rende unica la vita di una persona. Conosco tantissime persone che leggono e non solo in tram o in treno. Le vedo frequentare gruppi di lettura, leggere pagine e pagine in ogni momento libero, le vedo ingegnarsi a cercare una loro personale interpretazione in un libero confronto con altri, le vedo esprimere un fervore, una curiosità che qualche volta, nonostante le conosca bene, continua ancora a sorprendermi. La letteratura non è morta dunque e fa egregiamente il lavoro per la quale è stata ideata e realizzata dai più eminenti ingegni umani.

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