IL PIACERE DELLA LETTURA, I RITI SCIAMANICI E ORFICI E LA RIVOLUZIONE (di Massimo Pamio)


Nel compulsare le pagine di un libro interessante, mi accade di rallentare la velocità di lettura, per prolungarne il piacere, affinché non smetta di parlarrmi, di rivolgersi a me come nessun altro è capace di fare, nel firmare il consenso alla mia libertà ora e per sempre.. Quelle pagime imporporano il volto, riscaldano il corpo – come ciò avvenga, se fisicamente o spiritualmente, non so, posso solo riferire che i confini in questa dimensione non sono così netti, suggeriscono che la fisiologia si palesa come pura escursione della mente – ogni volta, mi sembra di aver attinto all’idea dell’essenza cristallina del mondo e alla sua pienezza.

Eppure, la lettura manca di coraggio. È un delegare l’altro al racconto del mondo e a mimare inutili gesti di eroismo, a presentificare la crudeltà e a esorcizzarla.

La lettura accudisce una forma di pietà verso se stessi, genera un aprirsi del mondo standosene però vigliaccamente ben nascosti, al riparo dal peso insopportabile del Reale..

È comunque un procedere lento in soccorso del mondo, come rito sciamanico, come tentativo di stabilire una relazione con l’arcaico, con il clima che il primo affabulatore creò, in tempi lontanissimi, quando iniziò a narrare agli altri una storia per amore e per generosità.

Che il romanziere voglia catturare il lettore sembra naturale, ma che lo inviti a credere ad ogni costo in un suo personaggio svela una volontà di possessione sciamanica, il tentativo di contagiare l’altro per indurlo ad un sacrificio estremo e senza polpa del reale. Il lettore deve correre il rischio di essere coinvolto fino in fondo nell’altro, di essere ingravidato dall’altro, di ammalarsi della stessa strana malattia dello scrittore (schizofrenia divina, bulimia cerebrale, peste verbale, immaginario contundente?) per costringerlo a vivere in funzione di una futura guarigione in una condizione paraestatica o ipostatica o di autosuggestione ipnotica. La lettura potrebbe avere a che fare con i riti orfici nei quali formule magiche e bevande forse innocue innescavano uno stato di trance dovuta proprio alla forza suggestiva delle parole – di alcune parole – scandite ritmicamente,

La lettura è dunque un ingannevole atto di coartazione. Un voler separare l’altro dal mondo inventandogliene uno, per creare nel suo cuore l’avventura più esaltante – la perfetta solitudine.

Ricordo le quiete stanze in cui un artigiano faceva accendere il suono dei suoi utensili. Egli mediante pezzi amorfi e senza vita riusciva a comporre oggetti e piccoli mondi. Intarsiava e scalpellava colorava lucidava formava tasselli con cui realizzava labirinti e mari di smalto e bassorilievi di monti dei quali assorbivo i sogni: io solo conoscevo come nessuno le sue mani e tremavo all’idea che quelle schegge del nulla non riuscissero a trasformarsi magicamente nelle sembianze di vero che scintillando si offrivano alla luce nitidissima dell’essere. Perché quegli oggetti vivevano, sebbene involontariamente, abitando il mio silenzio come un immenso paesaggio.

Leggo per ricordare, per conferire come quell’artigiano un senso a tutte le sembianze inanimate del mondo, a tutti gli animaletti nascosti nelle venature del legno, nel nulla delle pietre, nel bianco del marmo.

Per ricordare lui, mio padre, mago silente e vero paesaggio infinito dei miei sogni.

L’unica rivoluzione concepibile e attuabile in se stessi senza cambiare nulla e senza spargimento del proprio sangue e bruciature dell’anima è quella della letteratura, che aiuta gli altri a entrare nel silenzio di chi non ha mai avuto un posto nella storia, a realizzare un mondo migliore: insieme con gli analfabeti, con i poveri, gli umili, gli animali, le pietre che ogni giorno ci regalano la loro magia.

Il rispetto del mondo passa attraverso il silenzio. Chi ama il mondo sa che è un sorriso ad animarlo e un sorriso è sufficiente a salvarlo, un gesto di amore a redimerlo. La lettura è un’euforia strana che a euforia corrisponde…

Sempre mi prende perciò una strana,

silenziosa euforia

vedendo come all’umana

indelicata mania

di sviscerare il mondo

sempre il mondo risponda giocondo

ridendo come le frivole onde

del mare, o come le vagabonde

nubi del ciel via fuggendo, piano

frusciando come fogliame lontano

nell’ora del creapuscolo inumano.

(Ruggero Guarini, da “Quando bisbiglio la parola Dio”, Leonardo).

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