GENTE CHE LEGGE MUOVENDO LE LABBRA SENZA ALCUN SUONO (di Walter Tortoreto)


(da una risposta di Walter Tortoreto all’intervento di Massimo Pamio del 17 gennaio sul tema della lettura pubblicato su questo blog)

Ringrazio Dio di aver creato persone come Walter e suo cugino Camillo Gasbarri il quale adesso starà apprezzando da qualche parte questo nostro scambio, valutandolo e trovandovi materia di dileggio, sebbene con tutto il rispetto del galantuomo animato da letture infinite e da immenso sapere.)

Caro Massimo, il tuo sfogo mi ha intenerito e incuriosito. Sei sicuro che abbiamo bisogno di un’anima? T’invidio. Quando penso allo sviluppo dell’universo, alla storia delle galassie zeppe di buchi neri e alla cronaca delle nostre memorie colme di oblìo, mi risolleva un verso bruciante buttato lì, quasi con noncuranza, sul viso della fanciulla invano amata e invano amante: you and I are past our dancing days… Siamo tutti dopo i nostri giorni di danza, non diversamente da Romeo e Giulietta. Ma nel punto più irraggiungibile dell’essere vive quell’impetuosa e inesauribile e tuttora ignota vibrazione che spinge il cosmo chissà dove; è il modo in cui vibra il quasi invisibile (per me) slancio vitale bergsoniano. Non ti senti anche tu affascinato e spaventato dalla vita? Eppure nessuno può enumerare con certezza le differenze tra quel che sembriamo a noi stessi e quel che a se stessa sembra la minuscola creatura sommersa nella fossa delle Marianne. Qualcuno ha perduto l’innocenza per sempre, e per ognuno di noi, all’inizio dei tempi e da quel remoto istante ognuno di noi è un’anomalia in un cosmo inspiegabile. Quando d’estate passeggi sulla spiaggia, mio caro amico, indugia un istante sui castelli di sabbia costruiti sulla battigia dai bambini (e dai papà tornati bambini). C’è l’ansia dell’imminente assalto saraceno e c’è la felicità della festa che la principessa ha preparato al principe dei sogni nella sua sala più sfarzosa. Un’onda più lunga si porta via la storia dei sogni, la storia del mondo, quell’attimo senza principio e fine in cui tu, io, il bambino, la sabbia, la creatura della fossa delle Marianne e tutto ciò che – resistendo allo zero assoluto nell’universo descritto da Raban Mauro o, se preferisci, da Giordano Bruno – abbiamo sullo schermo del tempo. Sì, certo, leggere. E pensare. Dunque esistere. Mi pare di vedere il già visto… Ma non ricordo dove e come e quando e perché. Un raccontino di Kafka mi commosse e mi fece innamorare dello scrittore. Un giovane sfinito dalla stanchezza si siede su un gradino e piange perché non ricorda quel che ha sognato. Un abbraccio. Walter Tortoreto.

Caro Walter, posso pubblicare questo tuo bellissimo commento? Per quanto riguarda l’anima, ebbene, anche se è solo un’intuizione, l’anima è in tutte le cose dell’universo, e tutte queste cose sono fatte di molecole e vuoto, che messe insieme formano l’amore, ovvero il dono gratuito con cui una figura invisibile con una mano leggerissima ha dato vita a tutto questo, che qulcuno potrebbe interpretare come uno scacco, o come un affronto, o un atto di debolezza…  non mi chiedo perché, non so nulla e non so neanche perché credo fermamente nell’anima e nell’amore, ma so che le cose ci chiamano, che il filo d’erba invoca la nostra presenza, ancor più del bambino che piange per aver dimenticato il suo sogno. Tutto questo è Dio, una parola che non è verità, perché la verità è solo nell’enunciarla e niente più, ma questo mi rende felice. (Massimo Pamio)

Caro Massimo, ti ringrazio per le parole con le quali nutri la mia vanità. Se vuoi e se ti sembra leggibile sulle tue pagine, puoi pubblicarlo. Tuttavia, in questo caso mi parrebbe utile aggiungere in fondo una POSTILLA, che ti mando in allegato, perché il mio sfogo non si riferiva al nocciolo del tuo discorso sul quale – se ho letto bene – tu intendevi aprire un dibattito; ma era, o sperava di essere, un invito a interrogarsi, interrogando il mondo, per entrare nella parola scritta. Il grandissimo etnomusicologo Schneider sostiene che l’universo nacque con un suono primitivo che egli chiama Urlaut, Urklang o Urton. Anche il Verbum delle sacre scritture non sarà stato logos metafisico del tutto afono. Dico questo perché la lettura silenziosa, privata, è una pratica che sa d’avarizia. Quando Agostino va a Milano a visitare la madre seguace di sant’Ambrogio, si meraviglia moltissimo perché in quella città vede gente che legge solo muovendo le labbra senza alcun suono! Penso, dunque, che anche per sant’Agostino la lettura era una conseguenza della nostra creatività, della nostra generosità, forse non dissimile da quella di chi concepisce una creatura. Ma non vorrei avviare una discussione troppo teorica per chi, come noi, ama tanto la lettura che vuol diffondere il più possibile questo fruttuoso miracolo. Walter.

POSTILLA di Walter Tortoreto

Si legge abbastanza o troppo poco? Non lo so. Il libro è una creatura e ormai non abbiamo più famiglie numerose, ma soltanto – nei casi migliori – famiglie allargate. La generosità di fare figli si è rincattucciata nelle bidonville delle immonde metropoli. Per me, al dolore per una città tuttora demolita si aggiunge il rammarico di non avere in casa, nei loro candidi scaffali, tutti i miei libri. Da più di trenta mesi se ne stanno soli come orfani di guerra in un garage affittato all’indomani del noto funesto e non rimarginabile disastro. Da quando abbiamo smarrito l’altruismo, non siamo più capaci di ricreare con il nostro sguardo le fantasie che danzano in quelle lettere docilmente allineate ma terribili. Amare la lettura è amare l’universo perché l’impenetrabile creazione fu misteriosa e spietata poesia. Se però neghi l’uguaglianza, a dispetto di quella identica origine, a che ti serve leggere? Tra i delitti più imperdonabili inseriamo nei nostri codici la disuguaglianza, anche la più innocente, tra quelli che – sia pure nei modi diversi legati alla diversa intensità del sentire – amano leggere. “Non c’è frase stampata – affermava mio padre, che era orgogliosamente un tipografo di scuola napoletana – in cui non viva un barlume di verità”.

agostino_carpaccio

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