UN MURO DI DIFESA PIU’ ALTO E SICURO DELLA MURAGLIA CINESE: LA BELLEZZA (di Massimo Pamio)


Che cos’è la realtà se non la visione della vita che impongono le classi che stanno al potere? Questa domanda formulata da Cesare Garboli nel 1966 si rivolge allora come oggi agli intellettuali e agli scrittori con rinnovata forza,

Occorrerebbe ripartire da questa domanda per interrogare la stagnazione del pensiero critico in atto nel nostro Paese, pensiero critico in sofferenza non solo per il difficile momento storico civile ed economico che il Paese attraversa, ma anche per la mancanza di dibattito e di ricerca, per la crisi di un’accademia agonizzante che si arrocca in difesa dei propri privilegi, per la fuga dei giovani ricercatori all’estero, disgustati dal vergognoso spudorato comportamento simoniaco dei Baroni dell’accademia. La classe accademica universitaria oggi tende a riprodurre gli stessi meccanismi e la stessa dinamica servo-padrone di quelle finanziarie, industriali, politiche, delinquenziali, tutte volte alla mera conquista del potere e al mantenimento dello status quo, caste chiuse agonizzanti che non comunicando più con l’esterno e trovando in loro stesse la ragione d’una quieta sussistenza e il nutrimento che permette loro di riprodursi e perpetuarsi, rischiano di autofagocitarsi, di implodere o di indebolirsi sempre più fino a che un solo tiranno li asservirà oppure fino a che i poteri più forti trionferanno su tutti gli altri imponendo un’omologazione, la più terribile, e assicurando un’agonia meno solitaria all’accademia.

È il periodo della clonazione dei poteri, del Narcisismo al potere e della imposta sterilità giovanile, dell’autonomia corticale, dell’autoriproduzione attraverso staminali -assisteremo al fenomeno dei vecchi dal volto inguardabile che saranno sempre più lucidi e coscienti, più terribili e impietosi, tiranni decrepiti.

Cercherò di formulare un’ipotesi circa i motivi di questo orientamento del potere in Italia, voluto dai padroni del Nuovo Ordine mondiale che nell’imporre l’omologazione in basso, prevedono un attacco frontale alla cultura e al pensiero critico, un attacco a cui mai avevamo assistito finora nella storia dell’umanità e che viene condotto soprattutto nei confronti della Grecia e dell’Italia, Paesi simbolo della civiltà Occidentale, della cultura critica e del pensiero libero e democratico, del confronto: Atene con Sparta, Roma con l’Oriente, hanno prodotto una mitografia dell’uomo ben chiara e precisa – i Dialoghi platonici sono alla base dell’immagine che l’occidente si è costruito del concetto di umanità.

In Italia si vive in una cornice storico-archeologica in cui la bellezza proviene dal passato, ma spetta agli uomini del presente conservarla, contro gli attacchi provenienti dall’esterno, più che dall’interno. Ogni città, ogni paesaggio italiano recano una strategia complessa: come se gli uomini del passato avessero compreso che solo attraverso la bellezza (sculture, architetture, quadri, libri strategicamente disseminati in chiese, palazzi, biblioteche) avrebbero potuto tramandare la loro storia e difenderla dalle mire dei nuovi barbari. La bellezza infatti è difficile da distruggere: chiunque, anche la persona più ignorante, avverte che quella chiesa o intuisce che quel quadro rappresentano una ricchezza, un patrimonio da difendere. La definizione di bellezza, non a caso, si basa su un’eccedenza del sentire rispetto alla comprensione, su un mistero che si sprigiona da questa divaricazione. Un Paese ricco di bellezza non può essere attaccato facilmente: i nostri progenitori creando belezza hanno eretto un muro di difesa più alto della Muraglia Cinese. Oggi la civiltà barbarico-tecnologica ha bisogno di affermare il proprio potere attraverso l’omologazione, ma che cosa si oppone all’omologazione più della bellezza, che conserva la Differenza, la Storia, le particolarità di una Nazione per secoli e secoli? Perciò le manovre finanziarie mosse contro l’Italia e la Grecia sono un attacco simbolico alla bellezza, all’ultimo baluardo che si oppone all’avanzare dell’omologazione. La bellezza è nel paesaggio (la Toscana, l’Umbria, il Peloponneso), come in città intere (da Venezia a Firenze a Roma a Pompei al Partenone ai centri storici dei più piccoli borghi). Se il paesaggio è facile da devastare (gli alberi non riescono a opporre resistenza, neanche i fiumi), se la giustificazione addotta per la sua distruzione – bisogna creare infrastrutture per lo sviluppo! (basta un esempio, la TAV, contro cui un’intera popolazione, quella della Val di Susa, sta combattendo strenuamente, ma i casi sarebbero innumerevoli, in ogni luogo dell’Italia ci sono abusi edilizi, devastazioni terribili in nome del cemento e dell’asfalto e di un progresso senza volto e senza scopo) se questa motivazione mette tutti d’accordo, al contrario le città, le chiese, i palazzi storici, le pinacoteche, le biblioteche, sono più difficili da distruggere. Se però il paese che li conserva viene messo in ginocchio da manovre finanziarie internazionali e se si attacca la cultura (in Italia le librerie indipendenti chiudono, il pensiero critico agonizza, l’accademia e la ricerca universitaria e scientifica pure) se si cerca di rendere ignorante la gente, insensibile alla storia e al patrimonio di bellezza del proprio Paese, allora svendere il proprio patrimonio di bellezza al migliore offerente o deturparlo, sarà più facile, e la globalizzazione riuscirà a imporre anche da noi i suoi valori,  Perché la diversità culturale fa paura? Al prossimo post.

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3 thoughts on “UN MURO DI DIFESA PIU’ ALTO E SICURO DELLA MURAGLIA CINESE: LA BELLEZZA (di Massimo Pamio)

  1. Pamio tito ha detto:

    Ehy, Massimo…..è il secondo tuo articolo che leggo…. qui ti trovo seguibile…. pessimistico, ma comprensibile….. condivido la tua aspirazione ad avere il bello sempre con noi e dello svolgimento del tuo tema voglio ritenere soprattutto quella parte dove dici che….se non vado errato…. la violenza del capitalismo odierno… del banchismo si potrebbe dire….. non prevalebit ….Tito

  2. krevigoski ha detto:

    se nelle università, specie letterarie, si studiasse tutto ciò che non piace ai professori, allora si che il paese aprirebbe una nuova finestra sul mondo. La rivoluzione del pensiero parte dalle università, invece i nostri studenti e specie le studentesse, invece di aprirsi a nuovi orizzonti, pur di ottenere il pezzo di carta che poi manco serve per trovare lavoro, aprono qualche altra cosa anche a vecchi decrepiti 70enni, purchè gli danno gli esami.
    Studentesse, universitarie, venite da me, che ve la insegno io l’apertura!

  3. […]  https://noubs.wordpress.com/2013/01/22/un-muro-di-difesa-piu-alto-e-sicuro-della-muraglia-cinese-la-b… […]

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