IL BUKOVSKJ ITALIANO: KREVIGO. UN SUO RACCONTO: MERDOSI MAYA


IN ESCLUSIVA PER IL BLOG NOUBS

MERDOSI MAYA

Quando Betty mi chiamò, non era ancora terminata la mia infernale giornata di lavoro. Ero vicino alla fornace, il calore mi pizzicava perfino i peli del culo. Ero un uomo già stanco per la mia età, d’altronde chi poteva essere contento nelle mie condizioni? Eppure, di deficienti che lo erano ce ne  stavano, e quanti! Gente che preferiva lavorare e ”divertirsi” coi compagni di sventura, anziché con le proprie donne. Ma io glielo dicevo sempre, erano semplicemente degli stupidi froci a cui mancava solo di incularsi fra di loro: fisicamente dico, perché, spiritualmente, in fabbrica, per farsi belli col capo, già lo facevano. Come potevo essere felice della mia situazione, se ero un uomo che si alzava presto la mattina, nel meglio del sonno, a quattro zampe, poi, frustato dal lavoro, a mezzogiorno con l’arnese, la terza zampa, arrivava alla sera come una vacca smunta che cammina su due zampe? Quando Betty mi chiamò dunque ero già quasi morto: “Jack, corri a casa, fra poco qui cadrà tutto, presto corri, ho paura…” e staccò subito il telefono. “Un’alluvione? Ah, ecco, quello stronzo di Mike al piano di sopra ha lasciato il rubinetto della vasca aperto e stava per crollare il solaio? Oppure i demolitori del fabbricato accanto hanno tirato la palla d’acciaio per sbaglio dentro alla mia finestra?” mi chiesi, ma non sapevo che pensare. “I miei romanzi!” ricordai all’improvviso, sepolti vivi, insieme a Betty!”

Riprovai a chiamare, ma le linee del telefono ebbero un problema proprio quel giorno. Gli stronzi che lavoravano intorno a me, scontenti abbandonarono uno alla volta il proprio posto di lavoro e scapparono dalla fabbrica. “Dove andate zombie?” chiesi, ma nessuno rispondeva. Corsi fuori, ma tutto era intasato dal traffico, una donna saltò sul mio parabrezza terrorizzata a gambe aperte, brutto spettacolo, aveva una settantina d’anni.

“Quando arriverò a casa sarà troppo tardi” pensai, “i miei scritti saranno già sotto la merda degli scarichi e del cemento, per sempre!”.

Arrivai trafelato sul vialetto del condominio, vidi Mike dalla sua finestra del cesso fumarsi un sigaro con gusto, di nascosto dalla moglie. Glielo aveva detto anche il prete “Un solo corpo, una sola anima, una sola mente”, ma lasciamo stare.

“Mike che fai alla finestra del cesso?” CHIESI. “perché NON TI FAI I CAZZI TUOI Jack” mi rispose credendo che lo stessi riprendendo per il sigaro. Mike aveva i polmoni grandi come una spugnetta da bidè per tutte le volte che gliene avevano portato via un pezzetto durante le operazioni subite.

“Mike per me puoi anche crepare, ma era solo per… lascia stare…”. Feci di corsa le scale, bussai, stavo per buttare giù la porta, quando Betty con la sua solita flemma venne ad aprire. “Cosa è successo? Ai miei scritti, alla macchina da scrivere, ai miei libri, ai miei cd, alla mia collezione di film porno?… Ma, tu sei viva, Betty?”.

“I Maya, oggi, finirà tutto”.

“Dirò a Joseph all’angolo di non vendermi più quell’alcool giamaicano, puttana di sua madre!”.

“No Jack, un popolo di tremila anni fa ha predetto che oggi sarà l’ultimo giorno per tutti, e volevo morire insieme a te!”.

“Che coraggio che hai Betty, e poi ti rendi conto, allarmarmi così, se non avessi il merito di avermi tirato fuori da quell’inferno almeno per oggi, ti farei un occhio nero!”.

“Ora visto che ci siamo, togliti le mutande e approfittiamo di questo giorno libero!”.

“Ma  Jack, ho paura, ci saranno le catastrofi, non so di che morte moriremo, diventeremo ossa incenerite …”.

“Togliti le mutande, che ti incenerisco io Betty! prima che ti ammazzi io per davvero”. E quando la convinsi, Mike suonò alla porta. “Jack, hai una bottiglia? Stiamo per morire e mia moglie mi ha concesso l’ultimo goccio”.

“Dì a tua moglie di andare a farsi fottere, e se pensa proprio che per lei sarà l’ultimo giorno, si trovi qualcuno che se la sbatta l’ultima volta, che ha perso anche troppo tempo con te, stronzo di un malato!”.

Poco dopo scese Grace, la moglie. “Ho detto che non mollo nessuna bottiglia, Grace, mi dispiace, ma per l’ultima volta voglio ubriacarmi con tutto quello che di infiammabile ho in casa”.

“Ma io sono venuta per quello che hai detto a Mike, ed ecco, ho pensato che il più vicino uomo che mi piacerebbe scopare per l’ultima volta, sei tu Jack”.

“Oh Dio santo! merdosi Maya, ma ‘cazzo vai dicendo Grace? se vuoi una bottiglia te la do, ma dopo togliti dai piedi!”.

“Voglio altro Jack, per troppo tempo Mike non è stato più all’altezza.”

“Invece di fumare sigari su sigari, poteva qualche volta farti fumare il suo sigaro quello stronzo”. Richiusi la porta, per la seconda volta e trovai Betty con le mutande abbassate in camera da letto. “Chi era Jack?”.

“Grace, voleva che gli dessi una bottiglia”.

“Ho sentito Jack quello che ha detto, sei stato bravo a non farti fare, in tutti i sensi. Vieni, fra poco hanno detto che cadrà anche il cielo con tutti i suoi pianeti e le altre stelle!”.

“Apri le cosce Betty, che te le faccio vedere io le stelle!”.

Sul più bello cominciò a tremare la terra sotto i piedi, e fui sballottato di qua e di là: “Ah, sei grande come ti dimeni mi fai godere da matti, Jack!”, lei non aveva capito un cazzo di quello che stava succedendo, “Dai continua così”, gridava l’ossessa mentre io dalla paura mi pisciai sotto, cioè pisciai dentro Betty, mentre lei veniva e tutto il mondo veniva giù, che si potessero fregare tutte le industrie e i ricchi del mondo, vaffanculo, pensai, venendo e pisciando e cagandomi anche sotto, in estasi, tra le urla di Betty e gli scricchiolii del mondo intero che sembrava me lo stessi inculando io il mondo, “Dai non fermarti proprio ora” urlammo insieme io e Betty, lei a me, io al mondo.

Merdosi Maya!

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One thought on “IL BUKOVSKJ ITALIANO: KREVIGO. UN SUO RACCONTO: MERDOSI MAYA

  1. sempre io ha detto:

    non so chi è l’autore, ma è forte!

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