LA CREMAZIONE DI SIHANOUK – EXPLICIT SIHANOUK – UN REPORTAGE DALL’ESTREMO ORIENTE (DI LUCIANO TROISIO)


 In Cambogia 7 giorni di lutto per la morte e la cremazione di Sihanouk. Luciano Troisio, scrittore, docente universitario, è uno dei maggiori esperti di cultura dell’Indocina. Lo ringraziamo per averci dato la possibilità di pubblicare questo straordinario reportage.

La grande spianata del lungofiume di Phnom Penh, assieme a quello altrettanto clamoroso di Saigon, è uno dei pochi luoghi deputati alle grande emozioni, ai grandi spettacoli. E non è difficile capire perché, al tramonto dell’impero di Angkor, questo punto sia stato scelto per la nuova capitale: proprio qui confluiscono vari grandi fiumi, il Ton Le Sap, il Mekong, il Bessac. Questo dunque è il punto da cui si può controllare l’intera area. Da cinque secoli è così, sebbene i fasti del passato siano soltanto un ricordo. È anche probabile che molte volte gli edifici del lungofiume siano stati sommersi da alluvioni, nonostante siano sopraelevati di parecchi metri, e che i prestigiosi palazzi della corte siano stati incendiati e distrutti (anche nel XX secolo dai Khmer rossi). Qui nella Pagoda d’argento si conserva il venerato Buddha di smeraldo, identico a quello di Bangkok, qui nei giorni in cui non succede nulla (come dice il detto cinese: beato chi vive in un’epoca non interessante, in cui cioè non succede nulla), le famigliole microborghesi, passata la calura, passeggiano sul selciato controllando a distanza i bambinetti trotterellanti al sicuro: e lungo il muro ocra del recinto del palazzo cominciano ad apparire, a due a quattro, a dieci, monaci di ogni età con tuniche amaranto, marroncino, gialle, con o senza ombrelli nocciola, beige, arancione. E naturalmente questo è il luogo dove i turisti passano almeno una giornata, per visitare il palazzo, il Museo Nazionale che custodisce veri tesori soprattutto di scultura; i meno colti anche solo a fotografare la gente, a contemplare il paesaggio delle acque sonnolente, delle imbarcazioni lente, ora irrimediabilmente rovinato da un orrido baraccone di molti piani di cui attualmente esiste soltanto lo scheletro. Speriamo che re Sihamoni abbia deciso di sbriciolarlo con i suoi proprietari all’interno.Ma in questi giorni il lungofiume è teatro, è locations di grandi eventi: sulla loggia principale d’ingresso, quella esterna, giganteggia il ritratto del re Norodom Sihanouk, incorniciato da un grande funebre drappo nero. E davanti, di là della strada, sostano ininterrottamente, accoccolate su grandi stuoie, su gigantesche superfici di plastica verde, anziane donne vestite di bianco, quasi tutte a testa rapata, tacciono, cantano in coro, si inchinano, offrono loti, incenso, piangono il re. I loro volti sembrano indifferenti, non esprimono sentimenti in apparenza, come d’altronde quelli che si vedono in Tv, che trasmette le complesse cerimonie quotidiane, nella sala del grande sarcofago in cui il corpo è stato chiuso, alla presenza del re suo figlio e della regina vedova. La quale è italo-francese, e avrà quindi in parte trasmesso la sensibilità mediterranea al figlio, che è stato visto piangere e commuoversi in varie occasioni. Interminabili le processioni di chi viene a onorare il defunto, sono tutti in pantaloni neri e camicia bianca con maniche lunghe, coccarda nera al petto, si inginocchiano, si chinano fino a terra tre volte. Il cerimoniere è un mingherlino con lutto  al braccio, che ogni volta deve chinarsi, per un totale quando è sera di centinaia di devastanti flessioni che temo influiranno sulla sua salute. Le persone importanti sono ricevute dal re stesso. Che passa varie ore al giorno in queste incombenze, o anche immobile, biancovestito (colore del lutto?), a mani giunte, accanto alla canuta madre (lui è calvo) ad assistere alle varie offerte di cibo, cesti di fiori e simboliche, fatte da decine di signore alla fila infinita di monaci. Il tutto registrato e trasmesso in Tv. Ma ci sono anche altri personaggi delegati, forse membri della famiglia reale (il re ha 60 anni, è il più giovane di quattordici fratelli, non è sposato). Le condoglianze si porgono a mani giunte, inchinandosi di fronte a chi è preposto a riceverle, e sfiora con le mani giunte le mani giunte dell’altro. Se si tratta di monaci, è il preposto che si inginocchia di fronte a loro. Molti monaci e monache evitano il minimo contatto fisico. Si notano molti occidentali, donne biondissime, la televisione glissa sul fatto che non si saranno inginocchiati. Poi stanno in posa dietro un tavolo dove il capodelegazione firma il registro ufficiale. Ieri ho visto anche una delegazione di truci generalissimi stranieri asiatici, almeno una trentina. Non hanno fatto nessun gesto di saluto, si sono limitati a togliersi il cappello e a porlo sotto braccio. Il condottiero ha stretto le mani del dignitario come nessuno aveva osato fare, e le ha tenute strette tra le sue per tutto il tempo del discorsetto, che sarà durato almeno tre-quattro interminabili minuti. Forse delegazione di limitrofo rozzo paese comunista. Un vero contrasto di civiltà! Accanto al sarcofago è sempre allestito un lauto pranzo in vasellame, posate e piatti d’oro. Continue offerte di ghirlandette di gelsomino. In sottofondo canti femminili con voci di rane sgraziate davvero infelici, e suoni di gamelan, silofoni, flauti, tamburi. I suoni sono meno sgradevoli.Questo periodo di lutto dura da circa quattro mesi. Ora è ufficiale: la solenne cerimonia di cremazione avverrà il 4 settembre. Ho aspettato sulla costa a Sihanoukville circa 20 giorni. Nessuno sapeva nulla sulla data e non ho visto nessun ritratto, mentre la capitale ne è costellata. Avrei voluto esserci, ma ci sono troppe complicazioni, e il visto mi scade, e comunque sono venuto al royal palace vari pomeriggi. Ogni giorno ci sono novità. Sarebbe molto interessante, lo so per esperienza.Tenterò di descrivere in che cosa consiste l’allestimento di una cremazione reale in Asia. Credo che sia in assoluto la manifestazione di lutto più costosa del mondo. Siamo nella penisola indocinese, area culturale di fortissima identità buddista, pur nelle differenze che dividono il buddismo, pur negli stili architettonici, diversi nei luoghi e nei periodi. Identità che raggruppa Birmania, Tailandia, Cambogia, Laos, ma lascia escluso a est il Vietnam, che ha subìto per oltre mille anni un maggiore influsso cinese. Ogni monarca, adiacente al recinto dei suoi palazzi, ha a disposizione un grande terreno di vari ettari, che solitamente può servire da parcheggio, mercato, esposizione di merci, in caso di necessità sistemazione di truppe. Alla morte di un re o di un suo familiare, in quel vasto terreno viene costruito seguendo precisi criteri architettonici tradizionali, un grande edificio-tempio poligonale molto alto, ornato e ricoperto di materiali preziosi, l’oro sovrasta tutto il resto, ma ci sono statue, leoni, danzatori e danzatrici, secondo schemi cerimoniali ben precisi. Nel nostro caso non ci sono problemi particolari, perché qui il ground, oltre che col palazzo reale, col palazzetto dell’Unesco e con una strada di sordidi negozietti per turisti, confina a ovest col Museo Nazionale che volendo può prestare di tutto. La descrizione di questo edificio è assai complessa, anche perché nessuno può entrare e i tre ingressi sono guardati a vista da soldati in armi. Fino all’altro giorno si scorgeva un’alta piattaforma centrale molto elevata, ora non c’è più e sopra le porte sono stati collocati dei grandiosi lampadari di cristallo. Di recente ho seguito a Bangkok, in parte dal vivo e in parte per tv, le lunghe cerimonie, durate giorni, per la cremazione della sorella del re di Tailandia (l’uomo più ricco del mondo dopo il sultano del Brunei). Interminabili cerimonie religiose con migliaia di monaci, parate di truppe in alta uniforme con tanto di colbacco (di plastica) uno squadrone a cavallo, concerti, danze e pantomime, che hanno un valore artistico ma anche religioso, sono complicate e poco comprensibili per un non buddista. Complessi i simboli delle offerte, dei lunghi travasi di acqua sacra ecc. È probabile che anticamente si bruciasse davvero l’edificio, come del resto succede ancor oggi nelle lussuose cremazioni balinesi, dove tutto viene incenerito davvero. Lì però il rito è indù). In realtà, dopo le infinite cerimonie che coinvolgono molte migliaia di persone, la cremazione moderna consiste ovunque nel premere il pulsante che accende il forno crematorio posto al centro dell’edificio. In Cambogia non si vedono forni crematori, mentre in Tailandia non è difficile scorgere, nel paesaggio tra edenici palmizi, spuntare l’inquietante sommità del camino del forno in dotazione ai vari monasteri. La solennità e il lusso dipendono dal censo: di solito è tutto molto più semplice. È probabile che il re Norodom Sihamoni non voglia essere da meno dei tailandesi, anche perché l’intero faraonico marchingegno è praticamente identico, forse il pinnacolo sarà un metro più alto, e infatti sembra addirittura sovrastare quello del palazzo reale e perfino i non lontani grattacieli; batterà tutti i record. I lunghissimi sfarzosi padiglioni che circondano in quadrato il ground -alcuni più vicini al centro presumo ospiteranno la famiglia reale, le famiglie reali invitate, il corpo diplomatico, e così via- credo che siano lunghi poco meno di un chilometro in totale, e ospiteranno molte migliaia di invitati in altrettante lussuose poltrone ricoperte di drappi bianchi e oro. Ma non sarebbe mai finita la descrizione: tutto il ground viene accuratamente pavimentato, ciò che non è piastrellato viene mutato in giardino, e infatti giungono in continuazione camioncini con zolle di gramigna ornamentale. La mia è esperienza diretta, non solo per aver assistito in Tv alle cerimonie tailandesi, ma per aver in quella circostanza potuto visitare, il giorno dopo la cremazione, l’intero complesso che era stato aperto al pubblico per qualche ora prima dell’inizio della demolizione. Non ce la faccio a descrivere il tripudio di piante, di fiori, di raffinate statue, di tessuti. E tutto non dozzinale ed effimero, ma realizzato con la massima cura, da veri artisti: è questo che stupisce anche qui! Ne oso quantificare la spesa totale per una tale cerimonia, tanto che con quegli ornamenti è stato allestito un intero museo dedicato alla principessa morta. Credo che solo limitando un attimino il superflo avrebbero potuto costruire tre o quattro ospedali, magari a lei dedicati. Ma questo è un altro discorso che confrica con i profondi usi culturali degli esseri umani e mi astengo dal giudicare. Mi viene in mente che nella città di Vicenza esiste un ponte che reca una lapide, la quale ricorda che fu costruito nell’Ottocento per volere di un saggio principe austriaco. Lo preferì alla statua che gli entusiasti sudditi vicentini volevano erigergli.Mi astengo dal descrivere le processioni con gli antichi carri funebri, conservati poi in musei. Si possono vedere quelli antichissimi di Bangkok in un padiglione del museo nazionale. Nel 75 ho visto anche quelli dei principi Suvannafuma a Luang Prabang. Ora sono spariti e ce n’è soltanto uno, però adesso ricoperto d’oro (dall’Unesco), in un famoso antichissimo tempio. Immagino le infinite parate militari, tralascio i costumi tradizionali, per la gioia di tutte le Tv del mondo che in quella data ci saranno, e il corteo che trasporterà solennemente il feretro dal palazzo al ground, che si trova quattrocento metri a destra del palazzo stesso. Nemmeno lo spazio per non ingrumare la processione, che probabilmente devierà verso il centro giusto per allungare e ottimizzare il solenne percorso;  si concluderà con l’entrata nel gran recinto dalla porta trionfale, alta una ventina di metri (come quelle di Angkor Tom), ancora in costruzione. E sono convinto di non aver visto, nè detto quasi nulla, di quello che in effetti succederà e sarà ricordato.Dire di Sihanouk richiederebbe molto spazio. Riassumendo in poche righe: uomo irrequieto che ha studiato in Europa, ha fatto molte cose stravaganti, perfino l’attore cinematografico, ha attraversato il secolo breve affrontando i colonialisti francesi, portando con paziente tenacia il suo paese all’indipendenza (1953). È stato destituito ed esiliato a lungo (1970). In quell’anno la Cambogia sprofondò in una guerra durata 20 anni. Tornò trionfalmente nel 1991. Ha avuto a che fare con la peggiore disgrazia che gli potesse capitare: i Khmer rouges (è stato lui a inventarne il nome): mostruosi assassini in nome di un comunismo impazzito, responsabili di un orrendo genocidio di milioni di esseri umani loro concittadini. Quando i vietnamiti sconfissero Pol Pot, ha tenuto un comportamento non chiaro, ha impedito la definitiva liquidazione delle sacche di resistenza khmer, in seguito ha sostenuto che la Cambogia distrutta doveva essere ricostruita assieme a loro. Ha amnistiato il cognato e braccio destro di Pol Pot. Ha evitato di processare i responsabili, ha improvvisamente abdicato (2004) in favore del figlio giovane, su di lui ha rovesciato il peso immane di un processo che tarda e non vedrà colpevoli.

funerale-cambogia

 

 

Annunci
Contrassegnato da tag , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Emergenza Cultura

In difesa dell'articolo 9

cuoreruotante

Le cose belle hanno il passo lento

Elisabetta P.

Creative storyteller

pagine che amo

Just another WordPress.com weblog

Poeti d'Abruzzo

Focus Po-etico sul territorio abruzzese

from the morning

le passioni infernali mai conosciute prendono fuoco nella casa vicina.

solovignette.it

Quotidiano di satira illustrata

Anna&H

sono approdata qui

Linguaggio del corpo

Bodylanguage & PNL

And Other Poems

New poems to read every week.

filmcritica rivista

cinema filosofia inconscio lingua polis scrittura

Gio. ✎

Avete presente quegli scomodi abiti vittoriani? Quelli con la gonna che strascica un po' per terra, gonfiata sul di dietro dalla tournure? Quelli con i corsetti strettissimi e i colletti alti che solleticano il collo? Ecco. Io non vorrei indossare altro.

AnItalianGirl

Sii chi vuoi, ma se sei te stesso è meglio!

Edilio Ciclostile

I buzz into your head

operaidelleditoriaunitevi

Just another WordPress.com site

lagunaweblog

La narrativa è la più esigente delle fidanzate

Nel vento...

Pensieri e dintorni

L'Inconfessabile

ciò che non si può dire lo scrivo

Cristina Khay Blog

La Vita e' un Fiore*

lamentesepolta

0, 1, 2, ecc. - si.tormento@gmail.com

Parole Inconsistenti

Appunti di scrittura di Luca Romano

Briciolanellatte Weblog

Navigare con attenzione, il blog si sbriciola facilmente

miglieruolo

La vita è sogno

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: