“La cultura, Google, l’Italia centro del mondo, l’università e l’abolizione dell’art. 9 della Costituzione” di Andrea Carandini


Proponiamo un’altra splendida intervista di Alain Elkann a uno dei profeti della cultura italiana, l’archeologo Andrea Carandini. Un altro contributo altissimo che chiude il cerchio della nostra inchiesta sulla cultura italiana.

L’intervista è tratta da La Stampa. Buona lettura a tutti.

http://www.lastampa.it/2012/11/04/cultura/archeologo-M9KuJg1ONtuuj88Zb847hJ/pagina.html

Intervista all’archeologo di Alain Elkann

Il professor Andrea Carandini terrà (…)  una lectio magistralis che ha per titolo «La cultura»: che cosa dirà nell’occasione? 

«Mi sono occupato tutta la vita di cultura ma, come diceva l’Avvocato Agnelli, “parlo con le donne ma non di donne”. Allora vorrei non parlare di cultura ma guardare la cultura per capire di che cosa si tratta. I vertici istituzionali, quando elencano i loro programmi, non la menzionano mai. La cultura è stata sostituita dai vari dispositivi tecnologici, eppure richiede attenzione e approfondimento».

 Ma che cos’è la cultura?  

«È la mediazione tra presente e passato in vista del futuro, e non lo studio del passato o del presente. Oggi in Italia viviamo in un presente piatto e grigio senza visione né alle spalle né davanti a noi. Si ha quasi l’impressione dell’abbandono della scienza e dello spirito, e ciò mi rattrista molto. La cultura oggi è principalmente scienza e tecnologia. Nelle scienze naturali esiste il progresso, e una verità spodesta la precedente. Ma nelle scienze dello spirito nulla mai si supera».

 Ma la cultura umanistica va avanti?  

«Sì, soprattutto quella molto specialistica in cui si ricostruisce il passato senza dialogo con il presente».

 Ed esiste ancora l’arte contemporanea?  

«Ho molta difficoltà nel valutare l’arte contemporanea perché è qualcosa di troppo immediato. La distanza del tempo è un elemento molto utile per valutarla».

 Oggi si può quindi valutare l’opera di Picasso?  

«Sì, perchè sono passati tanti anni e quindi riusciamo a essere distaccati. Il dialogo risulta più efficace».

 Ma la cultura è un lusso?  

«Purtroppo viene ancora vista come un lusso e quindi in tempo di crisi vengono tagliati immediatamente i fondi. Eppure se i cinesi o gli indiani vogliono capire perché la storia dell’occidente è diversa da quella dell’oriente, devono venire in Italia».

 Perché in Italia?  

«Perché fin dall’inizio del ’600 è stata il centro dell’occidente. La verità classica e il mondo antico sono state riscoperte con il Rinascimento che è stato una liberazione dal Medio Evo».

 Anche gli occidentali devono conoscere l’arte orientale?  

«Solo imparando e appropriandoci delle cose e facendole nostre abbiamo la possibilità di diventare grandi come il mondo».

 La televisione, google e il telefonino aiutano a capire meglio?  

«No, distruggono. Secondo me sono un’infinita perdita di tempo. Per conoscere il mondo i modi sono infiniti».

 Quindi la vera ricchezza non è il denaro ma la conoscenza?  

«Direi di più: tra essere e conoscere c’è un rapporto costitutivo originario. E la base della cultura è il gioco».

 Perché la cultura è gioco?  

«Perché il gioco è quello spazio intermedio che si crea tra il bambino e la madre, pensiamo all’orsacchiotto o al ciuccio. Quest’ultimo è il simbolo del seno, quindi tra noi e il mondo esterno si crea uno spazio terzo che è quello che si chiama appunto spazio culturale».

 Tutti possono accedere alla cultura?  

«Sì, perchè abbiamo bisogno di sospendere una vita ordinaria per accedere a una vita straordinaria: basta sostituire il tempo che dedichiamo alla distrazione a un divertimento più evoluto che dia maggiore felicità».

 E come si può fare?  

«Ci vuole più silenzio, solitudine, amore per lo sforzo, per la lettura. Del resto anche i campioni olimpionici si allenano e la cultura ha bisogno di allenamento celebrale».

 A che cosa serve nella vita ordinaria l’allenamento cerebrale?  

«La creatività che curiamo nel settore culturale si riverbera nel settore produttivo. Il fondatore di Eataly non ha inventato il prosciutto o l’insalata, ha fatto del prosciutto e dell’insalata un fatto culturale e così ha impiegato 500 giovani. Adriano Olivetti ha messo la cultura e gli uomini di cultura al centro della sua industria».

 La Apple è cultura?  

«Certo che lo è. E Steve Jobs ha primeggiato perché ha saputo coniugare estetica e prodotto. Del resto lui da giovane studiava calligrafia».

 E le università?  

«Sono alla frutta in quanto drammaticamente decadute. Invece di dare un po’ di vino ai meritevoli, hanno distribuito indiscriminatamente acqua colorata e il sapore si è perso dappertutto salvo che in Gran Bretagna, Stati Uniti, Francia e Germania dove esistono centri di eccellenza e la dimensione verticale del merito ha saputo armonicamente combinarsi con la dimensione orizzontale dell’uguaglianza».

 Parlare del turismo culturale è importante?  

«Parlarne no, e del resto se ne parla troppo senza fare nulla. Avevamo la vecchia guida Touring e l’abbiamo sostituita con il nulla».

 Esistono siti sulle città italiane e i loro territori di buona qualità culturale?  

«Non c’è nulla. Ma non sarebbe una grande impresa da varare, anzi servirebbe a far assumere giovani in modo che chiunque possa capire cosa c’è, cosa vedere, dove mangiare e dove dormire ad esempio a Ferrara».

 E i siti archeologici?  

«Stanno andando in rovina».

 Chi li mantiene?  

«Abbiamo a disposizione 86 milioni: la metà di quel che serve per costruire la nuova Brera».

 E allora?  

«Tra 15 anni l’Italia sarà in rovina per i terremoti, le frane e l’usura del tempo. E l’usura del suolo è sempre peggio perché l’agricoltura è ridotta al minimo. Un tempo c’erano i mezzi per la manutenzione ordinaria dei beni culturali. Ma a forza di tagli tanto vorrebbe eliminare il ministero e abolire l’articolo 9 della Costituzione che dice che la Repubblica tutela il paesaggio e il patrimonio storico artistico».

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