LA TRASLAZIONE DELLE SPOGLIE DI SIAHNOUK (DI LUCIANO TROISIO) – prima parte


Venerdì primo febbraio si è svolta la traslazione delle spoglie di Norodom Sihanouk, dal palazzo reale al ground (sbrigativamente definito da alcune Tv: crematorium. Non credo che sia mai stata vista una tale affluenza di popolo, una tale organizzazione. Le varie televisioni straniere hanno valutato in molte centinaia di migliaia le persone presenti, sia nella processione vera e propria, sia assiepate lungo il percorso.  Sono rimasto assai stupito non tanto dall’ordine, quanto dalla serietà e compostezza del popolo cambogiano, al 99% vestito di bianco, o con pantaloni/gonna neri e camicia bianca, che ha marciato in modo impeccabile, recando infiniti doni, oppure accoccolato con le gambe ripiegate all’indietro, le mani giunte, spesso recanti incenso, loti, ritratti del defunto, e il tutto per molte ore. Uscita a piedi, a piccolissimi e lentissimi passi dal palazzo reale fino al prospiciente lungofiume, ha visto caricare il sarcofago su di una piattaforma e da questa, attraverso uno scivolo, su un gigantesco carro dorato, in forma di grande uccello. Lì erano pronte schierate fanfare, truppe in uniforme bianca, altri gruppi vestiti all’europea in completo nero, migliaia e migliaia di scolari e studenti, scouts, orchestre di strumenti tradizionali, centinaia di ghirlande, alcune tribù di primitivi seminudi, numerose rappresentanze del popolo cambogiano. Tutti avevano in mano un mazzo di fiori bianchi. Oppure oggetti, vasi, cassette, involucri. Nel corteo si sono inseriti subito una decina di carri dorati, quasi tutti grandissimi: uno, quello in forma di uccello recava il sarcofago, scortato da molte guardie d’onore, circondato da molte persone vestite di un costume bianco orlato d’oro, da altre che recavano i famosi ombrelli cerimoniali rossi o bianchi, molte decine, a vari piani sovrapposti. Erano riconoscibili almeno due figli del defunto, identici al padre, a testa rasata, altri con costumi antichi che si possono vedere soltanto nelle rare illustrazioni dei libri del passato sull’Indocina, oppure negli ancora più rari filmati degli anni venti del secolo scorso, probabilmente girati da europei: veste bianca fino a terra, copricapo bianco simile a un imbuto rovesciato.
[L’inventario di questi costumi e accessori si può ammirare visitando i mitici bassorilievi di Angkor Vat, la cui matrice culturale -è bene ricordarlo ogni tanto- viene da Giava. Lì le splendide reliquie culturali dell’Impero induista Majapahit sono state distrutte dall’iconoclasta stupidità islamica all’epoca del nostro Rinascimento, ma qualcosa è rimasto nell’isola di Bali. Lo dico a beneficio degli interessati: se a Bali visitate Semarapura, che tra le altre cose è gemellata con Firenze (!), nei soffitti dei due padiglioni dove si amministrava la giustizia, detti Kerta Gosa, potrete ammirare un campionario di quanto realmente usato in questi giorni nella processione per il re Sihanouk.]
Un altro grande carro in forma di Naga, trasportava sei uomini politici del governo, un altro ancora molte alte cariche, anche donne, tra le quali spiccava la massiccia first lady (è solo una mia impressione; mi sono convinto dei ruoli di ciascuno a furia si vedere il loro artificiale comportamento…): una cinquantenne dalle spalle importanti e una capigliatura nerissima gigantesca. E poi ancora un altro, carico di persone, e due carri grandissimi, di cui uno addirittura articolato. Rappresentavano verdi montagnole popolate fittamente da grandi animali colorati, di tutte le specie: elefanti, bufali, tigri, maiali, galli ecc. Non mi è chiaro il significato di questi due carri (forse degli Spiriti Protettori?). Tutti questi mezzi erano provvisti di un pilota al volante, invece i rimanenti erano molto più piccoli, trasportavano edicole contenenti degli oggetti, erano spinti a mano. La mia è una descrizione insufficiente, troppo spiccia, dovrei descrivere le affascinanti fanciulle in complicato e magnifico costume antico, i portatori di vessilli, di ventagli, di alabarde cerimoniali, le  centinaia e centinaia di comparse in vivacissimi camici ed elmi simili a quelli da cantiere. Questi erano molto indaffarati a tenere da ambo i lati della processione un grosso cordone rosso e anche un’asta con vessillo. Spesso dovevano fermarsi perché il cordone o si tirava troppo o si allentava e dovevano avvolgerlo momentaneamente a seconda del passo della sfilata.


Il corteo ha seguito il lungofiume Sisowath, ha girato a sinistra nella via 184, ancora a sinistra nel Boulevard Norodom, che ha percorso fino al Monumento all’Indipendenza, gli ha girato intorno, poi ancora a sinistra nel Preah Sihanouk, e ancora a sinistra nel Boulevard Samdech Sothearos, che arriva alla parte meridionale del lungofiume e costeggia il palazzo reale, fino al ground. Prima sorpresa: il re alla processione non si è visto, e nemmeno la regina madre.
A questo punto devo aprire una parentesi riguardante le riprese televisive: piuttosto scadenti, piene di errori tecnici. Insufficienti le visioni di insieme, sempre le stesse, alcune sembravano foto, quasi nulli i primi piani, interruzioni e sviste frequenti (tanto che, per errore, abbiamo intravisto per un attimo i truci corpi speciali del tipo teste di cuoio, armati fino ai denti che dovevano stare nascosti all’obbiettivo. Mi piacerebbe verificare se nelle registrazioni hanno poi cancellato queste immagini; ma risulta chiaro che in questi giorni, in tutto lo stato sono in vigore misure di sicurezza speciali, specie ai confini).
Non è la prima volta che noto lo scadente livello di certe televisioni asiatiche, compresa la Tailandia e molto peggio il Myanmar. Ragiono come colui che non sa le lingue locali, e quindi non capisce nulla di quanto dice il commentatore, il quale ovviamente spiega bene quanto succede. Ma le immagini devono parlare da sole. In questo modo mi sono rappacificato con la Tv di casa nostra. Intanto noi abbiamo un pubblico molto esigente e pericoloso, che è quello del calcio. Due secondi dopo il goal si pretende di rivedere l’azione da cinque-sei angolature diverse, (per non dire di peggio); questo ha stimolato la gente della nostra Tv a raggiungere livelli ottimi. Un altro motivo è avere il Pontefice in casa, e anche qui gli impegni di comunicazione sono assillanti specie con l’estero.
Il re è riapparso a piedi, in prossimità del ground, ha assisito allo spostamento del feretro sulla piattaforma mobile; una volta entrata nel recinto sacro, la processione, o meglio quella piccola parte che poteva entrare, ha girato più volte intorno al tempio (anche a Bali ho visto la stessa cerimonia) accompagnata dal suono di una banda militare. Il modulo musicale durava 72 secondi ed è stato ripetuto troppe volte. Poi la manovra per issare il sarcofago, affettuosamente abbracciato dalle guardie d’onore, all’interno del tempio, sulla sommità di un altissimo piedestallo, rastremato in sette gradini. Perfettamente riuscita in un solo minuto. Il re e la regina, protetti da grandi ombrelli neri, sono saliti all’interno, si sono inginocchiati e hanno compiuto molti atti religiosi, con grandissima compassione. Alle 14 in punto il re è tornato in auto alla limitrofa reggia.
Questa magnifica e imponente processione è stata un grande successo per il re Sihamoni, che ha visto, dall’enorme partecipazione di popolo, confermato l’affettuoso sentimento di gratitudine verso il Padre dell’Indipendenza, e un definitivo consenso per il suo comportamento nelle difficilissime, tragiche circostanze del suo lungo regno.
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