LA CREMAZIONE DI SIHANOUK (di LUCIANO TROISIO) -seconda parte


101633126-f7e677dd-38a0-435f-89a7-d2f4d6220dc8Lunedì 4 febbraio 2013. Il giorno del grande evento. L’ho dedicato interamente a lui. Sul solito canale ufficiale 3 da Pnon Penh (ma io mi trovavo a Vientiane), invece delle solite cerimonie cupe e lentissime, invece delle solite presentazioni di condoglianze tutte uguali, abbiamo visto molti filmati interessanti sulla vita del re. Oltre che essere (stato) un noto attore cinematografico, era anche un buon cantante, e non solo da giovane: ha cantato tutta la vita. Una canzone dedicata all’amore della Cambogia per la Cina l’ha cantata pochi mesi fa e ci è stata riproposta. Un’altra intitolata Good bye Cambodia, ci è stata riproposta in una decina di occasioni. Accompagnava molte fotografie e filmati riguardanti tutta la sua vita, e più di una volta sono stati sostituiti con altri, dove lo si vedeva giovane e forte, con cappellacci, uniformi di varie generazioni, guidare trattori, mietere il riso (!), costruire case, festeggiato dal popolo. Il tratto saliente che ho dedotto da questa full immersion, è che non era un grande oratore, ma un grandissimo comunicatore (certo gli è giovata l’esperienza artisica). Che il suo felice tratto umano era caratterizzato da grandissima sensibilità e intelligenza, uguale con i biechi potenti (che abbracciava per primo e baciava tre volte sorridendo, probabilmente conquistandoli alle sue posizioni) anche quelli troppo cupi, pieni di sé; e con le persone umilissime prostrate davanti a lui, sorridente con tutti, rispettoso fino alla moina, generoso nel donare montagne di sacchi di riso ed altro, educato e signore nell’etichetta diplomatica, ufficiale e religiosa (in Indocina si ha la sensazione che non vi sia un vero discrimine tra gli ambiti ed esiste un vero culto delle persone di sangue reale, con molte statue, veri e propri altari, dove si va a pregare, ad offrire loti, ceri e incensi). La regina Monique, di origine europea, sempre perfetta, media, vestita nel modo adatto, disponibile, affabile con le signore illustri, anche dove l’uso non prevede o vieta contatto fisico, e tenendo sempre presente che i regnanti non devono mai essere toccati; e ancora: affettuosa con i bambini, sempre pronta a far loro piccoli regali. Insomma, per il canale 3, tutto perfetto, nemmeno una stonatura.A un certo punto della giornata, nel primo pomeriggio, il segnale è saltato e una scritta in cinese avvertiva che la CC(China Central)TV avrebbe trasmesso sul satellite. Ma il mio piccolo apparecchio non riceveva la CCTV. Allora sono sceso nella hall a quell’ora deserta, e ho chiesto se era possibile accendere il vetusto apparecchio lì presente che infatti riceveva la CCTV, non il canale in mandarino, bensì quello, devo ammettere altrettanto moderno e ben fatto, delle News24. Una bella signora in giacca bianca che parlava un buon inglese ci ha spiegato che avrebbero trasmesso vari programmi su Sihanouk. Abbiamo rivisto alcuni vecchi filmati, poi una lunga conversazione con un professore politologo cinese sull’importanza politica di Norodom Sihanouk nel contesto asiatico. Poi però la trasmissione parlava d’altro, specie dell’Africa. Passavano le ore e della cremazione nulla. Mi è venuto il sospetto che il canale 3 avesse ripreso a funzionare e infatti era così. Sono risalito nella mia camera, anche per evitare le chiacchiere della hall, ormai affollata.Ora i filmati trasmessi erano freschi di giornata: abbiamo assistito al ricevimento di stato delle personalità che venivano a presenziare alla cremazione. Per ognuno un corteo di macchine che si fermava lontano, lasciava scendere solo chi di dovere e poi svoltava sparendo.Tutto ufficiale, urla di comandi, picchetti d’onore ecc. Le personalità, accompagnate dalla delegazione, si avvicinavano all’ingresso del palazzo dove il re e la regina vedova erano ad attenderli a mani giunte, poi mutavano gli usi e si scambiavano normali strette di mano occidentali. Quindi si passava all’interno, breve conversazione, il re Sihamoni presentava i grossi libri sul padre, che sono sati pubblicati in questi giorni. Dopo pochi minuti, perché ce n’erano molti da ricevere, il congedo. Inoltre gli ospiti stranieri dovevano precipitarsi all’altro palazzo, a ripetere la scena con i capi del governo e ancora poi a rendere omaggio al defunto, depositando davanti all’urna un rametto simbolico.Il personaggio più importante che si è scomodato a venire da Pechino a Phnon Penh è stato il nuovo leader cinese. Il Giappone ha mandato un principe, la Francia vecchia padrona, un ministro, la Tailandia il primo ministro, che per chi eventualmente non lo sapesse, è un giovane pezzo di ragazza di grande bellezza, la quale si è presentata vestita di nero come tutti gli altri stranieri, con un abito fulminante lungo fino ai piedi che la slanciava ancor più (assolutamente la più bella del reame, se confrontata con le mezze calzette di consorti di grigi funzionari, scialbe, d’una banale insignificanza internazionale e, per scelta, non competitive). Ha tenuto un comportamento neutro e piuttosto freddo.

C’erano anche molti altri personaggi assolutamente anonimi, forse capi dei loro partiti comunisti, almeno dei confinanti Laos e Vietnam, della Korea del Nord, e ho notato, riconoscendoli soltanto in base ai costumi, anche alcuni malesi e indonesiani con signore in ciador. Tutto sommato poca gente.Ma la vera notizia clamorosa è che i vicini thai, l’unica altra monarchia indocinese, non si è degnata di mandare nessun membro della famiglia reale. Qui si possono fare gossip e anche trarre deduzioni politico-diplomatiche. Escludendo i malandati sovrani, l’unico maschio valido della famiglia è il principe ereditario. Si deduce che non era opportuno inviare lui. Gli altri componenti sono tutte donne e un bambino. Poteva benissimo andare la principessa Sirindhorn, (e ricordo di aver assistito alla visita fatta da lei a Sihamoni, a Phnon Penh qualche anno fa). O mandare una delle sorelle, oppure una delle nipoti. Ce ne sono almeno una mezza dozzina sui 30 anni e alcune piuttosto belle. A dir la verità non so se siano sposate o fidanzate. Certo ottimi partiti. Poco opportuno mandare una bella donna da un re non interessato al talamo? E ancora: di tutti i quattordici figli di Sihanouk, nessuno ha mai pensato di sposare una principessa siamese? Come mai?In effetti la Tailandia non ha buoni rapporti coi vicini: considera il Laos come una colonia economico-culturale; ha quotidiani scontri armati ai confini col Myanmar; è recente la scaramuccia con la Cambogia per via dell’accesso a un tempio collocato sulla linea di confine. Entrando via terra in Cambogia dalla Tailandia, è evidente  la mancanza di garbo (per usare un eufemismo), di quest’ultima anche solo notando i rotoli di filo spinato, ma soprattutto la ghiaia e le buche sull’asfalto negli ultimi 50 metri, fino al solito punto dove il colore dell’asfalto muta e come in tutto il mondo, inizia la zona di competenza stradale del vicino. Non è certamente un caso. Probabilmente ci saranno altri motivi a me ignoti. D’altra parte i tre principati storici: Siam, Burma e Khmer, sono sempre stati nei secoli nemici.Il re Sihamoni in questi giorni si è presentato indossando sempre il costume antico, di lontana origine indiana, bianco, e così la regina e tutta la corte. È un personaggio assai formale, tiene rispettosamente le mani giunte, si muove lentamente, risponde alle persone tenendo la testa leggermente piegata, ha un’aria molto sofferta, come si può vedere negli affreschi antichi, già nel mito, o in una sacra rappresentazione (Stabat Mater: mi permetto una piccola ironia. Ma  non mi permetto di giudicarlo, avendolo visto soltanto in occasioni dolorose e credo anche assai faticose, e quasi mai nella normalità). È figlio di un attore, attore lui stesso, e di una europea, inoltre ha studiato profondamente la danza (a Praga). Non è interessato alle donne, credo che abbia un temperamento molto ascetico. [Mi ricorda un famoso principe balinese realmente esistito e anche protagonista di un romanzo della scrittrice tedesca Vicky Baum: Amore e morte a Bali, tradotto in italiano e pubblicato da Mondadori nel 1939. È quello che circondato da fanciulle bellissime, alla fine decide di offrirsi in sacrificio, testimoniando contro gli invasori olandesi assieme a loro, nel famoso Puputan (suicidio rituale collettivo) di Denpasar, nel 1907.]Ormai calava la sera, si intravedeva il popolo assiepato, silenzioso all’esterno del recinto, ma di cremazione nulla. Conclusi che la CCTV trasmetteva la diretta in esclusiva e che non era possibile assistervi. Leggermente disappointed, mi sono messo a dormire.Il giorno seguente vennero ritrasmessi molti filmati, e finalmente anche la parte della cremazione: cerimonie lunghissime e noiosissime (io le ho seguite tutte come un lavoro e anche essendo sicuro che non si rivedranno facilmente in questa redazione solenne, forse imposta dal re Sihamoni; doni ai monaci; regina provata dalla fatica, ma era l’unica persona disinvolta, che chiedeva ad alta voce alle serventi del tè, un fazzoletto, si detergeva il sudore; re trasfigurato, consunto ed etereo; ospiti stranieri seduti nell’apposito padiglione, si sventolavano affranti dalla calura; la telecamera li inquadrava da lontano (grave errore) e nello spazio dello zoom si addensavano sovrapposti nugoli di insetti ingranditi, polverosi, ravvicinati. Un’altra camera fissa ci ha deliziato per ore sui particolari di una gigantesca ragnatela trasversale in primo piano, cui si era affidato un delicato pappo asfodelico fisso.Ancora cerimonie, poi un fatto nuovo: gli ospiti stranieri si erano improvvisamente destati/alzati, messi in fila, si sono recati al padiglione reale, hanno salutato il re e la regina e se la sono svignata verso le loro incombenti grane. La bellona tailandese sarà rientrata subito a Bangkok, neanche un’ora di volo. Sappiamo che il giorno dopo l’aspettava la firma di vari accordi con occidentali. Altro errore grossolano: la telecamera ci avvicinava i personaggi stranieri che si congedavano dai sovrani, e contemporaneamente -non poteva evitarlo- li ritraeva per tutto il percorso d’uscita mentre lesti se la battevano a passo celere, proprio in campo nella esatta direzione dell’obbiettivo sempre più giganteschi, ora più tranquilli, con espressioni che significavano: è finita; le donne rimestavano nelle borse, e intanto, ingigantiti dalla vicinanza, coprivano, innoxia corpora, nascondevano i reali e i dignitari che si congedavano. Abbiamo dedotto che non era necessario fermarsi fino alla fine della cremazione, e che essa era in atto, senza farci vedere nulla (essendo una cerimonia privatissima questa parte non viene mai diffusa in Indocina).D’un tratto grandissimi sbuffi di vapore hanno annebbiato il recinto e grandi fuochi pirotecnici illuminavano il cielo di colori. Infine, per aumentare i dubbi di chi nulla sapeva, dal tetto del tempio si è visto uscire del fumo, come dalle capanne dei primitivi senza camino. Così si è conclusa  la giornata.Il giorno dopo: qui i dubbi e le (mie) imprecisioni aumentano: tra le prime cerimonie ci è apparso un quadrato nero di circa 2 metri e forse più, di lato: dove eravamo? Dentro il tempio? E a che piano? E come avevano fatto a trasportare il feretro? Ebbene, anticipo le conclusioni: il caro Sihanouk è stato woodfired a carbonella. Tutto avrei creduto, ma non questo. Pensavo che succedesse ancora a Bali, a Varanasi, a Katmandu, e che qui fossero in uso i forni moderni come in Tailandia. Invece no: tutto è stato fatto seguendo le antiche tradizioni: il corpo è stato bruciato su una base di pochi metri quadri, collocata in un piano superiore del tempio, sovrastata da un tetto, interamente circondata da fiori, bordata di oro che pensavo metallico, ma quando l’hanno più volte toccato si è rivelato un tessuto acrilico. (Evito congetture sui particolari tecnici). Tutto intatto, nulla danneggiato dal fuoco, nemmeno i fasci di fiori. L’hanno lasciato bruciare tutta la notte, assistito da molti controllori, presumo, e da decine di monaci salmodianti. Ma di questo non si è visto nulla.Il carbone fumava ancora e a un tratto la regina per prima è salita sulla pedana di pochi gradini con in mano un’anfora d’oro. (Da qui in avanti non lo ripeterò più: tutti i contenitori usati sono d’oro). Ha versato l’acqua sui carboni, seguita dal re, e da molte molte altre persone per almeno un’ora. Preghiere, genuflessioni, poi a cominciare dal re, è iniziata con una pinzetta la raccolta delle schegge ossee non completamente combuste. Questo si fa anche a Bali dove il pedanda (sacerdote) avvolge i pezzetti in foglie di banano assieme a petali e poi ne fa dei pacchettini che vengono religiosamente conservati nel tempio di casa. (Perché a Bali ogni casa ha un tempio.) Questa operazione è durata moltissimo e le reliquie sono state poste prima su alcune alzate. Il re, sorretto da un famiglio, ha salito faticosamente la scala poggiata al catafalco, abbracciando un’alzata; uno dei suoi fratelli ha fatto altrettanto e le hanno poste alla sommità, naturalmente con infiniti inchini e abbracci. Anche i governanti a cominciare dal premier, si sono prostrati infinite volte (mia sensazione di scarsa sincerità…)Poi è stata organizzata una breve solennissima processione, riservata alla corte. Fanfare, guardie d’onore, costumi antichi, ecc. Re e regina su un carro in forma d’uccello scortavano alcuni sacri contenitori. Sono andati al lungofiume dove attendeva un grande solenne battello travestito da dragone. Gran parte del corteo ha sceso gli argini del fiume, è salito sul battello. Una scena davvero suggestiva, faraonica, degna di un grande regista, sembrava spostata nella massima solennità fuori dal tempo. I contenitori celavano sacchi che sono stati posti al centro del battello sopra un alto catafalco. Il re e la regina non sono saliti. Il battello, partendo, ha fatto la manovra tipica di tutto il Mekong: si è spostato contro corrente e poi ha girato verso la foce. Scendeva la sera, complice lo sdilinquimento del tramonto, il colpo d’occhio era formidabile, hollywoodiano, o newyorkese nell’accezione più raffinata. (Voto dieci più).I sacchi contenevano i resti del carbone della cremazione e sono stati gettati uno alla volta nel fiume.Non è finita qui: il giorno dopo, in diretta, abbiamo assistito alla scena finale: sempre molto lenta, fino all’esasperazione (che però per gli asiatici non esiste): il re ha prelevato le alzate e ha trasferito i venerati resti in due urne d’oro. Qui specifico perché ce n’era una terza di bronzo. Dopo mille cerimonie e manifestazioni di grande pietà compassionevole (ne avessimo noi solo un decimo…) le ceneri sono state poste sul carro d’oro e traslate nella reggia, nella sala del trono, con una breve solennissima imponente processione di tutti quei personaggi vestiti di bianco, eleganti, ben pagati, cortigiani, pappatori, lestofanti di stato, falsi lacrimanti, fino al limitrofo palazzo. Quale magnificenza! Re Sihanouk è finalmente tornato a casa sua.Con la sua morte la Cambogia ha perso l’artefice dell’indipendenza e un padre insostituibile, prezioso difensore della patria; il Sudest asiatico un sottile abile mediatore e un influente politico; il mondo intero è orfano del più grande spupazzatore e baciatore di politici.

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