E’ UN PAESE PER VECCHI (DI LUCIANO TROISIO)


L’Hemingway italiano è lui, Luciano Troisio.

E queste pagine a mio avviso sono più di un lucido e spietato diario di viaggio.

Sono un messaggio in bottiglia, bottiglia sulla cui etichetta si può leggere il nome della marca: “Proust” (che marca! champagne francese), sono pagine letterariamente ineccepibili, soverchiate da una dose  preponderante di cinismo, di amarezza, di sarcasmo che avvicinano l’autore a un Balzac moderno preso dall’ultima avventura della commedia umana, ormai ridotta a vacanza turistica, mondo in scadenza ed omologato che assiste alla sua fine con la pura maschia indifferenza del passeggiatore che attraversa luoghi in cui si svela il suo esilio assoluto. L’uomo in esilio continuo, nel paradiso consumista, si spinge alla ricerca di altri paradisi paralleli, mentre si arrabatta ciondolante e stancamente ad andare avanti. Sono queste di Troisio le pagine più lucide tramite le quali giungere a comprendere il difficile caso dell’uomo contemporaneo.

Troisio come il penultimo Busi. Non a caso ritengo Busi uno dei più grandi “scrittori” italiani, che rifiuta la narrazione. D’altronde oggi è tutto narrazione, dunque la letteratura è costretta a far altro, per sopravvivere. Tempi duri per la letteratura.

Buona lettura.

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È UN PAESE PER VECCHI

Sakal di Sihanoukville (Cambogia occidentale) è un alberghetto modesto, pulito e amichevole, quasi sempre full, con annesso ristorante e abbeveratoio. Ho mandato un’e-mail a E. che era già lì; mi ha prenotato l’unica stanza libera. Grande, non luminosa, abbastanza silenziosa. Si vede il canale Rai. Le canne del cesso si sono rotte due volte, la prima volta nel cuor della notte, allagando tutto. Sulle prime credevo che fosse il solito scroscio tropicale. Quando mi sono reso conto che l’acqua sarebbe presto esondata dal bagno, ho messo le valige sul letto, sono uscito scalzo in bermuda, e sono corso al bar. C’erano i soliti bevitori insonni. Ho avvertito il vigilante della sicurezza, che non ha capito nulla. Allora mi sono rivolto al gestore che ha mandato un famiglio. È scattata subito la protezione civile. Alle 5.30 era tutto risolto e asciugato. Il Sakal può fornire anche aria condizionata, ma non acqua calda (come del resto tutte le guesthouses della zona nord, detta Victory hill). Si trova alla fine della piuttosto ripida discesa che, dalla sterrata strada dei ristoranti e bar con fanciulle -ce la mette tutta e però non riesce ancora ad essere malfamata- mena alla spiaggia omonima, dove troneggia un capannone-hangar faraonico, che protegge un grande aereo Iliùscin (immagino che l’avranno portato con una nave russa). Fuori è scritto aeroport. In realtà si tratta di un bar gestito da russi, e il logo della Aeroflot è stato non eliminato, ma ampiamente modificato nella grafica della falce e martello: quasi mutato in faccina (l’equivoco comincia da qui). Ci sono molti russi. Come sappiamo la Russia comprende una infinita parte asiatica, ha lunghissime coste siberiane a nord del pianeta, le peggiori, le più glaciali, sfortunate e disertate del mondo. Naturale quindi che abbia sempre teso verso sud, premendo su Afganistan e Iran, a uno sbocco verso i caldi oceani (senza mai ottenerlo). Navigando da Vladivostok, costeggiando i mediterranei nipponici prima di sbattere contro la penisola di Malacca, è normale giungere a risalire il golfo del Siam. Probabilmente sono stati anche favoriti dai vecchi legami di collaborazione con i regimi (fino a poco tempo fa, o tuttora) di tipo comunista.E infatti qui i neoricchi ora democratici hanno già comperato terreni e immobili nei dintorni, gestiscono alberghi e ristoranti. Uno si chiama Snake House, ha molte teche di serpenti e una sera, non potendo scegliere altro tavolo, abbiamo mangiato a fianco della piscina con aitante coccodrillo legato a una catena che a un certo punto, mentre gioivo dell’ottimo sashimi fuori budget, mi ha costretto a darmela a gambe, essendo improvvisamente rumorosamente uscito dall’acqua e venuto ad adagiarsi a un metro dalla mia sedia tra le risate dei clienti. (Poi mi sono fotografato con lui sullo sfondo, e la targa “pericolo coccodrilli, non nuotare”). Ci sono anche molti cartelli solo in cirillico. Incredibilmente hanno ottenuto dalle autorità cambogiane il permesso di costruire un sacrilego ponte da stretto di Messina (tuttora incompiuto. Speriamo che gliel’abbiano bloccato, ma ormai…) verso un’isoletta di loro proprietà dove c’è un albergo che si mormora costi 3.000 dollari a notte. Si vedono in giro alcune eleganti tardone russe biondo platino assai sussiegose, sugli antanove, ancor appetibili dai gerontofili, con resti di una bellezza passata ma non trascorsa, e con cattivante sicumera da padrone del vapore; forse ex-granduchesse del soviet. (In spiaggia mi accade talvolta, ma raramente, di essere distratto da giovani callipige dai lunghi capelli biondissimi vaporosi ventosi botticelliani. Non sono australiane né tedesche, ma russe. D’altronde a loro sono ormai abituato anche in patria: accanto alle mature stoppose slave sformate slavate volgari, ci sono belle vellutate ragazze moldave ukraine antipatiche, che parlano uno scadente italiano senza articoli, e quindi senza preposizioni articolate; le clandestine che preferisco, anche come badanti, nonostante la loro tendenza a evirare).La zona della spiaggia Victory, la nostra (ma io ci vado raramente: preferisco scrivere in camera), è semideserta, ha vari ristorantini tutti contigui con sdraio sulla spiaggia smangiata e, più indietro, tavolini coperti da un vasto padiglione, con poltrone e divani in rattan, corredati di comodissimi e signorili cuscinoni. È frequentata soprattutto da pensionati, da vecchie desolanti bianche in audaci bikini. Anche da qualche tribù di cinesi brambilla in vacanza, impegnati a sfoggiare la loro idiota ricchezza. Si portano tutto da casa, anche il fornello di terra refrattaria, i tremendi panini al vapore; dal ristorante comprano le bibite per le bambine e le birre; le matrone fanno boccuccia e trattano i camerieri come subumani. Parlano come rane a voce altissima una lingua-dialetto che non è il mandarino. Mentre mangiano a un metro da noi si fanno lavare i piedi, ecc. C’è anche uno scrittore francese rosso di capelli, sui 70 ben portati. Ha preso (purtroppo) in simpatia E. e viene a chiacchierare spesso con lui, che parla un disinvolto francese maccheronico. Forse lo scrittore intende poi descriverci come macchiette italiane e si documenta. Ha abbandonato Parigi e ora, in attesa del successo mai giunto, si è ritirato nella Camargue. Scrive a penna su un quaderno, spesso lo lascia aperto e va a bagnarsi. C’è un’altra disgrazia: si tratta di due rimpresciuttite francesi in bikini, che con astuta manovra avvolgente sono riuscite in un paio di giorni ad avvicinarsi per gradi e tavolini, al loro connazionale, che ora risulta assediato e deve sopportare la mitraglia Blekedeker delle due pinzochere urlanti per ore, senza soluzione di continuità. Tanto che a volte se ne va. Il termine al primo posto nel loro lessico di frequenza è enfants. Passano belle adolescenti aborigene con panieri di frutta sulla testa, passano mendicanti con bastoni, passano venditori di occhiali, bambini delle lattine vuote. Noi attendiamo la signora dei calamaretti. Ce li cuoce al momento: 5 un dollaro. Prem significa 5. E’ l’unica parola khmer che ho imparato, ma so che grazie è quasi identico al thai Kapkumàkh. Un’altra donna passa con le canocchie cotte, di un bel colore aragosta invitante: 5 costano due dollari. Ambedue le signore ci fanno una delicata salsina al limone.E. ci beve sopra alcune birre. Poi si stende sul divano e dorme russando fortissimo, tanto che, se qualche tavolino è libero, mi allontano. Sta benissimo, sembra felice, un vero dandy malgré lui, che si configura come il mio opposto simmetrico. Mi indispettisce la sua tranquillità, invidio il suo apparire appagato. Saranno le birre? Se ne va in giro da solo per sei mesi l’anno, non è mai stanco, è comunicativo, paciocca, sorridente. C’è anche qualcuna (prezzolata) che lo punta.  Il ristorantino ha una conduzione familiare. La padrona è una sveglia, ancora giovane e snella; la figlia adolescente è molto carina, ma capisce pochino. Avrà preso dal papà. Forse pensa ad altro. Meglio sposarla al più presto e liberarsene, per il bene dell’azienda.      Le donne sembrano avere una preponderante parte attiva in tutta la Cambogia. Si danno da fare in spiaggia, dirigono, corrono in moto di qua di là, i mercati sono al 95% femminili, gestiscono alberghi e ristoranti. Parecchi uomini si vedono spesso in amache, stravaccati e riflessivo-contemplativi. Il popolo cambogiano ha in genere la fama di pigro. Ha esaurito le grandi energie durante l’impero Khmer.Il Sakal è vicinissimo al mare, e al punto dove da un molo partono piratesche barche per turisti. È un posto full di bianchi. Pochi giovani. Moltissimi anziani in prevalenza anglofoni, ma anche tedeschi. [A Bratislava le studentesse mestamente chiamavano la loro città: il Capolinea. C’è un nesso:] il Sakal potrebbe essere per molti il Terminal, o come si dice a Venezia: Fondamenta degli Incurabili. Più affettuosamente: il Reparto Lungodegenti. Alcuni sono qui da anni. Ormai con la loro pensioncina si sono sistemati. Il bar coi trespoli è aperto no stop anche tutta la notte, ci sono parecchi restless nottambuli, si beve a tutte le ore; in prevalenza birra locale alla spina di marca Angkor, non eccezionale, ma anche superalcolici di bassa qualità, mediocri imitazioni delle solite grandi marche, anche italiane (Martini, Campari, Cinzano, Liquore Galliano).Sihanoukville è l’unico vero porto della Cambogia: tutto è sempre passato di qua, traffici, armi, merci, auto proibite con guida a destra importate di contrabbando dalla Tailandia; l’alcol non costa nulla: al tavolo una birra mezzo dollaro, un superalcolico un dollaro. Per i bevitori è un economico paradiso. Molti sono alticci già alle nove di mattina, ma è raro vedere veri ubriachi. E comunque si rifugerebbero a dormire nelle loro camere. E. ci torna da anni; beve una decina di birre al giorno, oltre a tre quattro rum (più quelli che si scola dalle private bottiglie nel segreto della sua cameretta). Non posso affermare di averlo mai visto ubriaco e nemmeno brillo. Sessantanne che ricorda perfettamente cosa si può combinare con una ragazza, lucido e abbronzatissimo, massiccio brevilineo muscoloso, con rosee guance alla culo di bimbo senza una ruga, si limita spesso a staccare qualche bestemmia come rancorosa chiosa al mondo boja: ha studiato dai preti quindi è diventato comunista. Ha una lunga esperienza di gestore Arci sezione braciole, e ha pure diretto una fonderia. Si trova talmente bene che è al Sakal da due mesi, servito e riverito come uno dei migliori e più giovani clienti; sa rendersi simpatico. Ha problemi di visto (ma abbiamo incontrato due pensionati triestini che ci hanno assicurato che si può ottenere quello da business che vale sei mesi). Ora va a Kuala Lumpur, poi in Tailandia e quindi torna in marzo ancora qui. I voli costano pochissimo. In questo modo evita l’inverno padano, i suoi acciacchi. Essendo pensionato se ne sta a lungo in giro al caldo, vede molte cose perché ha ancora la voglia di affrontare lunghe trasferte e disagi. In più risparmia rispetto alla Lombardia. Nonostante il buon clima ha un costante doloretto alla scapola destra. (Io invece, che a casa avevo continui mal di schiena, per il momento sto benissimo anche senza panciera).[Sul fatto che molti turisti tornino frequentemente nei paesi del Sudest Asiatico, le sottili inviate condominiali di RadioSherva (che si vantano di tenere tutto l’anno una vetusta roulotte scassatina a Bramasole di Sotto), hanno giudiziosamente aperto una meticolosa sacrosanta inchiesta: perché questa sospetta perseveranza? In sinergica combutta con le laureate in pedagogia, con le fernet-dipendenti casalinghe disperate mie acutissime lettrici, dopo aver letto Eva Quattromila sospettano che ci sia sotto qualcosa di innominabile, pruriginoso, vizioso-sfizioso e depravatissimo. Se comprano il mio libro sarebbe inutile e dannoso deluderle. Quindi fingiamo che sia vero e diamo corda al loro invidioso prurito. D’altronde nemmeno io sono immune da gossip-rumors di pianerottolo e banco salumi. Io e Silvio, più tentiamo di negare e più siamo vittime di inqualificabile fumus persecutionis. Naturalmente non ho i mezzi per gareggiare assieme a tale compagno di merendine, e nemmeno me lo sono mai sognato. Quindi ho deciso di ignorare e anzi parzialmente accontentare l’orizzonte d’attesa delle sillogistiche colf.] Sihanoukville è una sicura location di traffici illeciti. Tralasciando alcol e droga, limitandoci al sesso, il più banale è la prostituzione. D’altronde: si è mai visto un porto senza prostitute? La città è la seconda della Cambogia (la guida Routard afferma che è la terza, dopo Phnon Penh e Battambang), negli ultimi anni è molto migliorata, sono stati costruiti molti begli edifici, case e ville di lusso, futuristici ottimistici alberghi (vuoti), ci sono almeno 4 eleganti casinò pieni di neon policromi; mi dicono che le discoteche sono molto aumentate di numero. La capitale è lontana 3-4 ore di auto, le strade sono in buono stato, com’è strategicamente logico che sia tra la capitale e l’unico porto, corredato da una delle poche belle spiagge del paese. Il decollo economico è legato alla finora dilazionata realizzazione di un aeroporto internazionale che dovrebbe, nelle intenzioni, portare finalmente turisti danarosi, invece di poveri pensionati terminali e ragazzi squattrinati. (Ci penseranno i lestofanti russi?). Nel frattempo, nelle more, ogni fine-settimana arrivano pullman stracarichi, le spiagge sono affollate di borghesucci della capitale. Il paesaggio è collinare, e anche le strade, verso il centro lontano alcuni chilometri dalla costa, si snodano in ampi continui dolci avvallamenti (che ricordo di aver visto in TV negli anni Settanta, in zumate riprendenti motorini guidati da ragazze). Si vedono qua e là erratici massi scuri. Le spiagge sono spezzate in varie baie da piccoli promontori. Ce ne sono almeno quattro-cinque. La più famosa e frequentata si trova verso sud e si chiama Ochheuteal.A un centinaio di metri dal Sakal c’è il monumento al Vietnam (che è intervenuto per sconfiggere i khmer rossi). Ora l’hanno restaurato e il giardino tutt’intorno non è più la giungla di prima. Un lato del nostro bar dà sulla strada. È diretto da un inglese, marito della donna che rifà le camere. Hanno un bambinetto di 5 anni. Alle sei di mattina se ne va a letto. Poi nel primo pomeriggio viene in spiaggia da noi col bimbo. Davanti al bar ci sono quasi ininterrottamente moto e tuk tuk in attesa. Pare che sia una copertura: in realtà sono spacciatori che guadagnano benino. Soprattutto erba anche forte. Tra i clienti ci sono italiani ultracinquantenni, grandi intenditori. Gigi si è appena comperato per cinque dollari una scatolina di legno tonda. Non è facile trovarla. All’interno è provvista di file circolari di chiodini: si mette l’erba dentro, la si richiude e si gira; l’erba si sfilaccia ed è pronta da mettere sulla cartina. Qualche volta passa la canna a E. che non fuma, ma non disdegna un tiro.I bevitori che sono anche fumatori si distinguono facilmente per l’espressione spesso addormentata rincretinita. Gigi invece appare quasi sempre disteso, lucido e stupefatto-ridente. Parla poco. Non abita da noi, ma più a monte. Spende di meno per la stanza, però tiene costantemente a disposizione una moto con cui gira di continuo, anche di notte. A volte va a dormire alle cinque.  Invece Daniele addirittura potrebbe ricordare un maestro dell’involontariato, avvolto in nebbiolina un guru non privo di fascino, nonostante abbia fatto il muratore. Parla spesso con gli altri due in dialetto lombardo-gallo-padano, fiorito di frequenti U e di E, cosiddette turbate (che noi veneti non abbiamo, dato che siamo sempre stati acerrimi nemici dei galli e alleati dei romani da Brenno a Bossi). Aveva una famiglia, una moglie, una figlia. Ora ha venduto la casa. Quindi quando torna deve farsi ospitare da amici, ma non è affatto insistente o una piattola, anzi ha una certa ritrosia a chiedere. Temo che a lungo termine sia candidato a dormire sulle panchine. Tenderebbe a dare consigli filosofici non peregrini (che alludono a ciò che, secondo me, si può risolvere senza difficoltà comportandosi all’opposto). Deve tirare avanti fino a maggio, quando gli si liberano 40.000 euro; poi ne avrà a sufficienza per qualche anno. In seguito si vedrà. Non è affatto uno che risparmia, che ha un cosiddetto prestabilito budget (come dovrebbe necessariamente programmare un globetrotter homeless jobless restless, alias: clochard barbone, viaggiatore perpetuo), anzi tende a spendere. Chi non la misura non la dura, come succederà anche a molti altri fessi scialacquatori alla grande, cicale che poi non credo potranno invocare la legge Bacchelli, perché in tutta la loro insulsa vita hanno fatto pochino per sé e per gli altri. Ma sospendo il giudizio). È appena rientrato dall’Italia, dove pare sia andato per sbrigare alcuni affari burocratici. Ha portato vari regali (ho intravisto una stupenda mezza salama oltre-Po) al suo amico Bruno, che da qualche anno gestisce sulla hill una guesthouse con annesso notevole ristorante italiano (il Green Mood), di buon livello e a prezzi modici. Carbonara, Matriciana (sic): 3,5 dollari. Bruno gli tiene anche i soldi, insomma è un riferimento affidabile. Daniele vaga senza nessuna meta da un locale all’altro, anche in moto. È imprevedibile ma non antipatico. Anzi ha un suo freak riservato codice di comportamento quasi aristocratico. L’ho casualmente incrociato spesso perché viene come tutti all’abbeveratoio del Sakal. È solo. Mi saluta e io vado a parlare con lui. La conversazione è subito intensa, ed è altrettanto rapida nella sua conclusione. In fascia oraria appare rimbecillito, ha gli occhi gonfi quasi chiusi, è ancora un bell’uomo. L’età apparente è sui 50 anni, non è affatto uno stupido, somiglia un po’ a Paolo Conte. Quando è più sobrio dà giudizi cauti e positivi, l’ho visto preoccupato di restituire piccoli prestiti, 30, 20 dollari, a italiani che gli rispondono che non c’è nessuna fretta, che per il momento non ne hanno bisogno. Gode quindi di un suo “credito sulla parola” (lo si studia anche in economia).Mi soffermo a parlare di Daniele perché sono molto colpito dalla sua enorme probabilmente irreversibile destrudo. Mettendo su una scelta equipe di specialisti e psichiatri a tempo pieno, penso che con un (lungo e difficile) lavoro di squadra, in capo a un paio d’anni forse lo si potrebbe ancora parzialmente recuperare, redimere, riportarlo alla sua sana italica vita di senzatetto muratore in cassa integrazione, magari iscriverlo al PD, dargli insomma un formidabile appoggio e un nobile o decoroso scopo nella vita (di m.).Consiglio disinteressato ai tutti i cassintegrati con almeno 700 euro al mese: venite a vivere a Sihanoukville; mangiate e bevete da papi e il clima, nella stagione secca, è ottimo, tra i 25 e 29 gradi. Probabilmente riuscirete anche a risparmiare qualcosa.Viaggiando non è affatto raro incontrare persone di infinite nazionalità, non solo quindi obesi occidentali, che si dimostrano assai interessanti per giornalisti, fotografi, cameraman, scrittori, rubagalline, sciacalli e predatori di ubriachi-fumati, che poi venderanno a peso d’oro le loro intuizioni e realizzazioni, seguendo, fotografando, sfruttando, offrendo birre, cicchetti. Ma i soggetti sono scontrosi, difficilissimi da avvicinare. Daniele è il più interessante ma non l’unico: tutto il Sakal è un ospizio geriatrico. C’è il solenne barbuto, c’è il calvo che si annuncia con un raro pastorale da solenne archimandrita, privo anche di età (tra i 70 e i 40), forse con seri problemi a una gamba; ci sono gli accaniti giocatori di biliardo, gli allegri conversatori. In genere hanno un loro comportamento insulso-decoroso da insignificanti. Non si potrebbero definire dei falliti, perché per fallire bisogna prima avere qualcosa. Le giovani cameriere brevilinee, non brutte, sono affettuosissime con tutti: salutano calorosamente tutte le volte che ci incontrano (come anche in Myanmar, meno in Tailandia), ci danno pacche sulla schiena, ci massaggiano le spalle chiamandoci papà. Ho parlato con alcune di loro: prendono un discreto stipendio di 60 dollari al mese più vitto e alloggio. La sera alle 19 arriva un pulmino e ne porta parecchie alla lezione di inglese. Il corso costa 8 dollari al mese. Riservano 15-20 dollari per le spese personali. Quindi riescono a risparmiare circa il 40% dello stipendio. Direi che nel gramo panorama non se la passano male, nonostante non abbiano nessun giorno libero. Anche il padrone, per metà cinese, è molto cerimonioso con E. e con me (che godiamo di grande considerazione). La figlia meno: è consapevole del suo alto status, sebbene sia molto più bruttina delle cameriere.Nota sulla cuoca giovane: proprio bella, sempre sorridente, fuori orario si presenta vestita con molto gusto. Un po’ matta. Se avessi 50 anni di meno mi darei da fare.   Spesso arrivano anche coppiette di ragazzi, con tutta la vita davanti. Si fermano poco, direi che si spaventano e se la battono (pensando: ecco come finiremo!). I veri clienti sono tutti canuti solitari, ben lavorati dalla vita. Dozzinali magliette e casual bermuda azzerano le eventuali classi. Ognuno avrebbe una saga interessante. Chissà se accetterebbe una certa condivisione! Di cedere il suo diario personale. Me lo chiedo da circa 20 giorni. Finora ho sempre pigramente dilazionato e non ho scritto una riga, anche perché non è affatto facile farsi raccontare, in periferico inglese slang, le storie private.Pare evidente che moltissimi, non sapendo più che fare, hanno un bel giorno “deciso di morire”, e in attesa, attraversando i territori (ancor dell’avventura, ma soprattutto) della definitiva perdita, si lasciano vivere. Parlando con loro, soprattutto ascoltando le preziose confidenze di (loro) conoscenti, si potrebbero conoscere calvari tradimenti reati fughe. Qualcuno avanza l’ipotesi che parecchi abbiano conti in sospeso a casa, con la giustizia, con la moglie, che siano fuggiti con la cassa, che siano in incognito, che abbiano uno dei famosi timbri sul passaporto, che impediscono di entrare in Asia (molto più probabilmente si tratta dei soli paesi dell’ASEAN. Io personalmente ne ho sentito parlare spesso, ma non ne ho mai visto nessuno). Ci sono anche altri europei che hanno affittato un appartamentino con cucina, e vanno a fare la spesa, comperano le verdure, i peperoni. Nei supermercati c’è la pasta Barilla, l’olio, i pelati, il Parmesan, l’aceto balsamico, i sottaceti, le acciughe, i savoiardi Vincenzi, il latte a lunga conservazione, il caffè. Nel pomeriggio di domenica vanno a trovare R. un toscano avviato supersettanta che tiene in centro una libreria di seconda mano; ti vende i libri e poi te li ricompera a metà prezzo. Ha una bellissima compagna aborigena non ancora quarantenne, cattolica praticante. Quindi la domenica non viene in libreria. Da lei ho comperato un libro sull’Istria e uno di Domenico Starnone di 20 anni fa. Parlare con questi vecchioni strampalati, scoppiati, rassegnati, inconcludenti, che raccontano a persone sempre diverse la stessa storia in varie lingue, con inserti in cinese, in indi, in khmer (personalizzandola all’infinito con piccole occasionali differenze, adattamenti umorali, salti di episodi, bestemmie toscane, omissioni diplomatiche, accomodandola al last-minute sinotticamente in continuo aggiornamento e modifica di giudizio, fatti saldi i fondamenti immodificabili), che risultano interessati a nulla, nemmeno a farsi intervistare, ad avere foto in rete, che dichiarano di non usare il computer; discorrere con questi testimoni del tempo è davvero arricchente e non può accrescere la nostra già robusta desolazione. Tra loro parlano per iperboli, spesso di cucina, descrivono ricette minuziose di pastasciutte deliranti, ma non invitano mai nessuno nella loro allucinata cucinetta.A parte la bella compagna di R., la donna mi pare, più che lontana, assente. La vecchiaia, i molti medicinali fanno perdere desiderio e memoria. Per quanto riguarda il cosiddetto turismo sessuale non si viene a sapere granché. Le normali mignotte sono frequenti e irrilevanti. Poiché io vado a letto al più tardi alle nove (mi diverto molto di più con le esilaranti trasmissioni politiche di Rai International) non posso dire di conoscere cosa succede di notte. Da quanto mi raccontano non credo che ci sia nulla di esaltante. I giovani al solito sono irruenti, bombardati da tempeste ormonali riflettono poco e sono ottimi clienti per le povere prostitute (che hanno in media un marito magnaccia nullafacente, due figlioletti da mantenere, una mamma malatissima ancor giovane e bisognosa di mille trapianti). Non escludo che ci siano casi di pedofilia e sfruttamento infantile, d’altra parte chiaramente denunciati da vari organismi internazionali e locali, e nemmeno di omosessualità. Sulla hill e al mercato si vedono anche alcuni travestiti giovani più belli delle colleghe femmine. Li vediamo entrare nella toilette delle donne. Probabilmente si tratta di prostituti, ma non solo. Forse vengono a fare la stagione dalla Tailandia dove sono più frequenti. [Il fatto che un adolescente si vesta da femmina, è costume thai assai antico e spesso non ha nulla a che vedere con la prostituzione: è solamente un modo di essere, da sempre riconosciuto socialmente. Se ne vedono molti di serissimi che lavorano e anche dirigono efficientemente le agenzie viaggio, specie nelle isole]. Giovani alla ricerca di rapporti mercenari? Non solo. Molti aspirano a trovare la bianca anima gemella. Nel terzo mondo però (e ormai anche nel primo e nel secondo) la preda non deve mai dimenticare che anche le più coinvolgenti storie d’amore possono avere il fine esclusivo di fuggire verso il ricco occidente. Deve quindi valutare se sia accettabile (conveniente, opportuno, compatibile) sovrapporre la sua fuga a quella della/del partner. (Nella Cina degli anni Novanta si usava dire: amore a primo visto). Purtroppo in Europa affiorano molti casi di famiglie miste, afflitte da gravi problemi.Ci sono anche parecchi vecchi bianchi che al Sakal si accompagnano a prostitute locali, in genere sotto i trenta, di piccola statura, brevilinee e bassicule, di fascino assai scadente. E. mi ha fatto notare che il lunedì se ne vedono di più da sole. Secondo lui significa che sono state scaricate e cercano nuovi amori. Le trovo repellenti. Essendo anziano, l’unico sentimento che provo per loro è un’infinita pena per la loro sfortunata e misera condizione, che tutto ricorda fuorché l’eros.E. ed io noleggiamo spesso una moto. Siamo stati fermati varie volte dalla polizia. Il casco è obbligatorio solo per chi guida. Ci vuole un permis internazionale che E. possiede in fotocopia. Andiamo nel centro della città al mattino alle 9 circa, al grande mercato coperto. Parcheggio a pagamento e via al suo ristorantino del cuore, tavoli in alluminio, pavimento coperto di cartacce e peggio. Su ogni tavolo una scatola chiusa con bacchette, solito rotolo di carta (igienica) chiuso in un dispensatore di plastica, magnifica grande teiera bianca-avorio con coperchio autentico legato con breve spago, manici assenti e sostituiti con dozzinali fili di ferro. Decorazioni non coperte da smalto, ormai consunte. Se non fossero così ingombranti sarebbe da comperarle tanto sono belle e coccole (forse mi ricordano giorni cinesi). Ne ho fotografate diverse.[Il fatto che abbiano coperchio autentico è una raffinatezza su cui volentieri mi soffermo rivolgendomi a un pubblico sceltissimo, cioè a uno sparuto target di (miei lettori) ceramisti sinologi. I quali capiranno e certo apprezzeranno: infatti in Cina, ma anche da queste parti, le porcellane, le ceramiche, i vasi, le teiere, le stesse tazzone da tè, tutti gli esemplari antichi e moderni, sono progettati corredati di coordinato coperchio (utile e necessario per proteggere il contenuto da insetti e brutture). Ma assai spesso, versando il tè, il coperchio cade e si rompe. Tanto è vero che in molti casi detto coperchio prevede un forellino per legarlo con breve catenella di sicurezza alla teiera. Il risultato di tale accortezza però è assai deludente, perché molto di rado si trovano dagli antiquari vasi antichi e teiere antiche con coperchio originale. Siete avvisati. In Cina poi succede che oggi le grandi fabbriche di ceramiche e tazze da tè in bianco e azzurro (ne occorrono miliardi), abbiano una sezione che fabbrica solo coperchi neutri di vario calibro, per rimpiazzare quelli rotti. Meno elegante ma infinitamente più funzionale, la produzione di coperchietti in alluminio, da vendere sciolti. Scrivendo queste superflue righe ho fatto dimenticare che spesso si rompono anche le tazze invece dei coperchi].Il tè è gratuito, buono, aromatico. E. mangia una zuppa con noodles, erbe e beef, qualche volta si dimentica di avvertire: senza coriandolo! e allora tira un paio di bestemmie; ma ce ne sono perfino con vonton. Io prima di arrivare al parcheggio mi compero un paio di ciambelle dolci e le intingo nel caffè (nero, perché la goccia di latte condensato dolce delle multinazionali è talmente schifosa che mi mette di malumore e quasi non mangerei nulla. Mi conforta il fatto che più tardi andremo da Ezio Martini, ristorante italico). I servizi di lavaggio stoviglie sono limitati a un’abominevole conca per terra, visibile dai tavoli. Dall’altro lato c’è una parrucchiera aperta sul pubblico. E. teme i capelli adespoti ancor più del lercio rassettare. Insomma un bell’ambientino. I globetrotter non possono certo essere schizzinosi, fatte salve le infezioni intestinali (ad es.: io non bevo mai, come fa lui, caffè freddo col bicchiere pieno di sospetto ghiaccio tritato!).Di solito facciamo anche una rapida visitina all’affollatissimo mercato. Abbiamo occasione di incontrare molti bianchi sopra i 55 che si siedono ai tavoli del nostro stesso sozzo ristorantino (il quale si trova in felice posizione strategica alla fine del capannone, a ridosso del palazzetto delle toilettes e soprattutto contiguo al parcheggio delle moto) e palleggiano uno o due figlioletti, mentre la moglie fa la spesa. Questo per dire che non ci sono soltanto vecchi bianchi autolesionisti disperati e bavosi, ma anche parecchie persone di una certa età, che forse non sono alla prima esperienza. È improbabile che siano vittime di fertili “incidenti di percorso”; tendo a pensare che credano ancora in un progetto. Di solito le loro banali donne sono cambogiane, molto più giovani dei mariti bianchi, che forse sono poveri diavoli, ma infinitamente più ricchi di una cambogiana. Quando le donne tornano ridenti, le loro borse della spesa sono gonfie di erbaggi frutta carne pesce e ogni altro bendiddio. I bambini sono tra zero e 4 anni, in generale sani e bellissimi. Sono certo che sacrifici e preoccupazioni siano ampiamente risarciti da soddisfazioni.Ci sono molti baracchini che cambiano valute. Attualmente per 100 euro si hanno circa 135 dollari. Tutti accettano in pagamento il dollaro, che vale, in rapporto fisso da anni, 4.000 rial, la moneta locale. Il resto viene dato liberamente in rial o dollari. Non esistono spiccioli metallici. Si è ininterrottamente circondati da molti esponenti dell’anonima mendicanti, ognuno autorizzato in una certa ristretta area dal capomafia (a cui forse pagheranno il pizzo). Sono quasi tutti astuti professionisti, commoventi vecchiette a mani giunte, prepotenti furbacchioni che si rivolgono e infastidiscono solo i bianchi. Ci sono anche molti mutilati senza mani o gambe, presumibilmente da mine antiuomo, e strazianti casi di esibite nude deformità. Certo non si può dare retta a tutti. Poi andiamo a vedere le carabattole degli orafi analfabeti che non sanno nemmeno il nome dei minerali e cominciano da un miliardo di dollari. Ci sono molte pietre semipreziose, spesso sintetiche, ma quelle che non hanno valore non vengono falsificate, e sono bellissime. I venditori sono in generale persone disoneste, che quando vedono un bianco perdono il controllo e si mutano in rapaci. È assai  difficile non essere imbrogliati. D’altronde il paese è talmente povero che ci sono poche tentazioni, e quelle poche in mano a lestofanti. Quando abbiamo finito riprendiamo la moto, visitiamo un paio di supermercati per acquistare arachidi e bottiglie di liquori, nonché acqua. Quindi ci precipitiamo al locale italiano Martini, sulla spiaggia elegante di Ochheuteal. È piuttosto lunga, almeno un paio di chilometri fitti di padiglioni, aperti su tre lati, verso il mare, rigidamente coordinati in legno e paglia. Nel 2002, quando la Cambogia ha aperto le frontiere, sono venuto qui la prima volta, trascinato da una coppietta di religiosi italiani, appartenenti alla setta dei Fessacchiotti del Bramaputra. Non c’era nulla. Ricordo solo che c’erano dei ruderi e qualche ragazza francese in bikini. Ora sembra di essere a Jesolo o Sottomarina in agosto. Nel frattempo il mare ha mangiato una parte della spiaggia e ciò ha permesso al Comune di spostare più indietro le costruzioni, razionalizzando e corredando di una comoda e quasi bella passeggiata a piastrelle, l’intera spiaggia. Stando comodamente seduti all’ombra su poltrone di rattan, si può assistere allo struscio-passaggio di migliaia di persone. Questa è la spiaggia preferita dai giovani turisti stranieri, passano molte australiane vaccare commesse impiegate gambalunga tutte uguali, seriali profili vittoriani, tracagnotte immigrate da poco, dorate giovani belle banali, vestite o in bikini, le varie categorie di mignotte (già culturalmente classificate da Ugo Tognazzi in una sua basilare fondamentale lezione). Le indigene, piccoline, esili o robuste, curve scadenti che presuppongono cattiva alimentazione e secondo me pochissimo attraenti, fanno la loro lenta passerella, alcune passano più volte, esibiscono la merce spogliate, tornano rivestite con cura, cappelli da ippodromo, accessori falso Vuitton, falso-Moschino che alludono a una tariffa più sostanziosa del tipo: ecco con chi avrete a che fare. Penso che seducano solo marinai anglofoni, camionisti tedeschi, isolati neozelandesi che poi se le sorbiranno portandole in giro. Ma può darsi che loro si divertano così. Ci sono anche molti mendicanti e mutilati, ciechi con un lungo bastone accompagnati trainati da una o due bambine. Infastidiscono cantando-ragliando, come quasi tutti i cantanti asiatici, davvero insopportabili. Molte le ragazzette che passano a vendere braccialetti di fili colorati, una scusa per attaccare bottone. (Attenzione: questo luogo è incluso tra quelli accusati di prostituzione infantile!). Ma noi abbiamo le nostre tre bambine indigene del Martini, quasi figliocce di Ezio, il gestore senese; due fanno la quarta e una la seconda. La scuola elementare inizia alle 7 e termina alle 10-11. Poi vengono qui. Garantiscono una certa disciplina nel locale, tenendo lontane le altre invadenti bambine di passaggio. Sono bellissime, ben nutrite, parlano un discreto inglese, noi le abbiamo corredate di penne, di quaderni, di alfabeti (inglesi) figurati, specie la piccola, che si è dimostrata subito molto interessata alla scrittura, mi ha pronunciato l’intero alfabeto inglese e i numeri certo meglio di me. Poi hanno cominciato a sgorbiare-disegnare sui quaderni, hanno scritto happy new year Ezio I love you, in modo errato. Naturalmente sono intervenuto nel mio ruolo di maestro. Ezio (che ovviamente è occupatissimo) è stato molto contento. Quindi hanno strappato in modo disordinato zingaresco delle pagine da un quaderno (con mio silente disappunto).In Myanmar ho trovato un quaderno molto adatto ai bambini sui sei anni: le due copertine hanno l’alfabeto uguale a come ricordo il mio da bambino: ogni lettera collegata a una figura appesa al muro dell’aula. Ne ho comperato vari pacchi da dieci e certo non me li porterò in Italia. Anche E. ha comperato molte penne bic. Siamo assolutamente contrari a dare soldi ai bambini, a farne mendicanti. Io personalmente mi dedico soltanto a quelli scalzi che passano con un grande sacco di plastica nera a elemosinare bottiglie e lattine vuote. Ogni seicento raccolte (o forse ogni quattrocento, e cioè 10 rial a pezzo, che mi sembra più probabile) prendono un dollaro (4.000 rial). Questi bambini sono molto più sporchi e stracciati degli altri, e appaiono oltre che tristissimi, anche denutriti. Per questo noi li facciamo mangiare in nostra presenza un po’ di frutta, patatine, poi gli diamo una penna e un quaderno. Non parlano affatto, probabilmente non vanno a scuola e non sanno una parola di inglese, sono timidi, non sorridono, sono brutti, hanno il viso triangolare, mangiano in silenzio, ringraziano a mani giunte e subito se ne vanno col loro sacco grande e leggero, tremenda bandiera nera. Tutto l’opposto delle tre ragazzine nostre, dai volti gentili, dagli occhi così profondi che sembrano truccati, ma non lo sono. Sicure, disinvolte, scherzano con quegli omaccioni stranieri in costume da bagno, pieni di tatuaggi. Sono fortunate a stare da Martini. Non ho mai visto la loro madre. Pensavo che fosse una giovane donna che lavora lì e le tratta come figlie, ma lei mi ha dichiarato di non avere figli. Vanno a fare il bagno semivestite, poi si cambiano nel retrobottega, hanno vestitini colorati puliti e piacevoli. Al tramonto vanno a casa. Invece noi che veniamo qualche volta da Martini dopo cena a bere un drink nell’happy hour, dopo le 21 vediamo il passaggio di tanta gente, di ragazze minorenni ambigue, alcune circi appiccicaticce vengono a proporsi simpaticamente e altrettanto simpaticamente vengono invitate in italiano poco standard (che loro capiscono benissimo) a togliersi dalle palle. Ma la cosa per me grave è vedere delle ragazze teenager che a quell’ora accompagnano in giro tre o quattro bambinette di 7-10 anni, su e giù per quella passeggiata. Che cosa si può pensare? Non c’è un controllo di polizia? O forse sono solo nostre fantasie, degne delle casalinghe di RadioSherva? Quando si parla con residenti, anche italiani, ci si accorge che sanno molto più di quel che dicono. Si esprimono molto cautamente. Ho fatto molte domande a Ezio: se tutti questi bambini vagabondi mangiano regolarmente, se vanno tutti a scuola, se sono obbligati al lavoro. Infatti vedo spesso verso le 11 tornare da scuola i figli dei ristoratori di Victory hill in uniforme scolastica, ma solo alcuni. E gli altri? Saranno gratuite almeno le elementari? Ezio ha risposto che spesso “sono i bambini che mantengono i genitori”. Frase sibillina e terribile. Una volta una delle tre è arrivata con una banconota da 100 dollari.-Chi te l’ha data?-Tu cambiamela.Non si sa che fare.Stare al Martini è molto gradevole. Gran parte della clientela è italiana doc. Tutti settentrionali, lombardi, romagnoli, toscani. Il più meridionale: un cinquantenne romano antipatico che esibisce orologio e braccialetti d’oro. In generale uomini soli, sui 45. Ci sono anche qui panciuti bevitori rispettati, quelli che tengono lezioni ad alta voce, quelli che vorrebbero ricostruire l’atmosfera del loro bar sport (Ezio, mi fai un Negroni con ghiaccio?), e tradiscono una malinconia, un principio di perdita d’identità (padana…). Ci sono quelli che ascoltano, cacciatori di notizie, dritte e informazioni, quelli che mostrano orecchini e chincaglieria d’argento a prezzi bassissimi, grandi affaristi, furbetti di tre cotte. Anche qui il bigliardo, ci giocano anche le bambine, bisogna stare lontani almeno due metri. Donne pochissime. Ogni tanto ne viene su qualcuna dalla spiaggia a bere qualcosa. Si sente osservata. Ci sono anche altri europei, con amichetta indigena. Passano venditrici, passa l’erbivendolo di ruolo. Arrivano anche gruppetti di ragazzi che hanno scoperto il Martini per caso. Si fermano a bere una birra, ad ascoltare le vecchie volpi affabulanti, che attingono agli infiniti serbatoi del fantastico altrove. Dovunque, ma non a lavorare. Ne esce una fetta d’Italia pochissimo conosciuta, di gente astuta che volentieri lascia il posto di lavoro agli altri.E., grande psicologo, mi dice che si tratta in prevalenza di separati, di gente che ne ha combinate di cotte e di crude, imbroglioni e truffatori che, se tornano, vengono costretti a fallire e messi in galera (per questo sono fuggiti all’estero). Hanno da qualche parte un congruo deposito da cui prelevare e se ne stanno in giro fino ad esaurimento della grana che hanno rubato ai clienti.Anche solamente stare seduti in silenzio, ascoltare, dopo mesi di astinenza dalla lingua materna, i discorsi dei connazionali di cultura modesta, tipici topici, è un grande divertimento. Gli argomenti sono i più banali e nazional-popolari possibile: calcio, sesso. Erano molti anni che non udivo un resoconto di Guinness genitali così articolato e dettagliato, corredato di tutte le figure dell’esagerazione al massimo vertice della gaussiana.        Insomma da Martini lo spettacolo è assicurato. Andateci. Il ritrovo è sofisticato, c’è la sua bella bandiera tricolore con accanto lo striscione Forza Cesena; gli imbonitori aborigeni sono mediocri e anche brutte facce, ma c’è un autentico gestore senese di nome Ezio, simpaticone aiutato da altro concittadino. Il menu è quasi sofisticato: va oltre la pizza e la pasta di vari tipi, offre lasagne, cacio e pepe, pasta e facioli alla toscana (fatta solo su prenotazione), vere bruschette e altri sfizi. Inoltre l’olio è extravergine (però scadentino), c’è il vero caffè da cialda, ogni volta ne bevo due, alcuni liquori sono autentici. Ho provato tutti i piatti più costosi: discreti. Quelli di pesce sono ottimi e a prezzi contenuti. Ci siamo tornati tutte le volte che abbiamo noleggiato la moto.L’ultima volta partendo per tornare, una ruota era a terra. E. è andato dal gommista. Ha dovuto cambiare la camera d’aria. Abbiamo speso 10 dollari e il fottuto noleggiatore cinese non ce l’ha rimborsati.

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