IL CONCERTONE DEL PRIMO MAGGIO di Sabatino Ciocca


Pagina amara di Sabatino Ciocca sul primo maggio della canzone. Che forse non sa che un concertone si terrà a Taranto, e forse l’anno prossimo, nel Vercellese. Tra le risaie ricolme di mondine si intoneranno vere canzoni popolari, risparmiando su microfoni e casse acustiche. Perché andando avanti con questa musica, il nostro futuro, si sa, non è nel rap, ma è nella coltura.

 

Primo maggio 2013

 

Oggi, primo maggio, il calendario dei cattolici festeggia S. Giuseppe lavoratore. Il santo carpentiere oggi è intento a costruire inginocchiatoi per il neonato governo bol-Letta junior, ad espiazione dei peccati commessi contro i poveri cristi; e, già che è all’opera, pialla palanche per il palco dove, di pomeriggio, i laici renderanno onore a questa festa del lavoro che più non c’è, e dei lavoratori che più non sono tali. Giuseppe le pialla a dovere quelle palanche affinché, almeno in questo giorno, non ci siano morti di serie A sul lavoro. Su quel palco laico si celebra la messa in culo all’esodato, al cassintegrato, al disoccupato, all’occupando che intanto ha occupato la platea di una piazza trasformata a strapaesana Woodstock, a luogo di scampagnata fuori porta. I più portano, in quella piazza a S. Giovanni dedicata, la loro voglia di sentirsi uniti nella disgrazia, la loro rabbia, le loro illusioni di una giornata; molti, cavano dallo zaino panino e foglietto con scritto “Mamma ti voglio bene”. E li, questa folla plaudente a cui si concede il privilegio dello spettacolo gratuito, attende che la triplice sindacale li benedica ma senza dir loro come da tempo hanno rinominato la via di Damasco in via dei Ministeri, terminando il cammino della più parte di questi difensori dei lavoratori a Palazzo Madama, a Montecitorio, loro deputati, senatori, sottosegretari, con o senza portafoglio purché ben retribuiti da quella chiesa padronale a chiacchiere combattuta in nome dei diritti lesi dei loro poveri cristi tesserati. Su quel palco, nell’attesa dei sermoni oratoriali, officianti e chierichetti s’agitano a dir messa cantata per la festa del lavoro. E chi s’accompagna con il Coro dei Cassintegrati della fu Siderurgica Sud, in una variazione a tema di “Bella ciao”, chi presenta con orgoglio l’Orchestra di Fiati degli  Esodati, chi quella dei Violoncellisti Disoccupati, chi ospita la voce di un minatore sardo risalito a forza dalla miniera, chi ripropone il suo personale Complesso del primo maggio, chi presenta il suo show da portare poi in tour, chi legge le “Lettere di un condonato a sorte”, tutti offrono la faccia indignata, provata e riprovata dietro le quinte. E’ un rito orgiastico in cui anche la baccante onesta, è posseduta dal Dioniso Impegnato. Così trascorre la sera, la notte si fa fonda, i celebranti tornano alle proprie parrocchie, i sacrestani spengono quel che rimane dei ceri sacrificali, e i poveri cristi s’attardano per l’ultima chiacchiera, consumando l’ultima birra, l’ultima sigaretta, mentre il cielo biancheggia rischiarando le bollette di luce e gas, rate da pagare, multe (ora rateizzate) dell’Equitalia, per un giorno dimenticate al buio del cassetto di casa.

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