NULLA ANDRA’ PERDUTO – MONS. GIOVANNI D’ERCOLE di Massimo Pamio


Alice, una giovane ragazza, scrive un’e mail a Mons. Giovanni D’Ercole in questi termini: “Mi chiamo Alice e ho diciannove anni. Ti scrivo solo due righe. Sono stanca di vivere e non ho più niente da chiedere a questa vita di merda!”

Mons. D’Ercole sente dal messaggio risuonare le note di un appello corale, un collettivo grido di dolore che si alza nel nostro Paese da più parti, di giovani. Di là, dall’altra parte della casa, vicino a noi qualcuno grida. Vicino a noi, una soglia, un limite cui ci si deve protendere come verso un abisso.

La voce di una giovanissima donna – non è la sola – non può rimanere inascoltata, anche se il mondo è sordo.

In una notte egli risponde. E come può rispondere un uomo di fede? Gesù diceva: “Io sono la verità e la vita”.

La via è quella, la verità. La verità è la vita.

Mons. D’Ercole in una notte decide di intraprendere e di portare a compimento un’opera quantomai impegnativa, straordinaria, una fatica d’Ercole!

Si appresta a raccontare la sua vita. 

Impresa rischiosa, irta di spine. Egli avverte – davanti a quella soglia, di fronte a quell’abisso – di dover mettere in campo tutte le sue forze, tutto se stesso: sceglie allora di porre sul piatto del gioco la propria vita, di rischiare tutto per riuscire a comunicare con Alice.

Pone in gioco se stesso, e tutta la sua verità: salvare una persona significa mettere in pericolo la propria vita per riuscire a trarla fuori dal gorgo del fiume in cui si dibatte.

Nel leggere questo libro, siamo chiamati come testimoni oculari ma anche come giudici, nella vita di Mons. Giovanni.

Siamo coinvolti e assistiamo al suo sacrificio: egli mette a nudo la verità, la sua vita, la sua persona.

Se il libro ci piacerà, significa che ci sarà piaciuta la sua vita, ovvero il senso della sua vita, la via verso la quale si è incamminato e ha proseguito, sempre, nella certezza di aver impegnato un’esistenza affinché nulla si perdesse, di intentato. Protagonista della sua vita, spogliato di tutti i fronzoli, riuscirà con l’essenziale a coinvolgerci?

Se il libro parlerà al nostro cuore, sarà perché la vita di Mons. D’Ercole ci avrà coinvolto e ci avrà, in parte, salvati.

Devo confessare che il libro mi ha affascinato, mi ha trascinato, ha tratto anche me dal gorgo.

Il racconto è semplice, umile, ma appassionato e vibrante. La vita che si snoda e si svela davanti a noi lettori è quella di un uomo teso alla conquista del cuore delle cose, in un susseguirsi di vicende che coinvolgono direttamente il lettore, chiamato a dire la sua. Nelle battaglie che si ingaggiano e si conducono la vittoria si conquista solamente con l’amore, con l’amore di Gesù.

La vita è uno schiudersi di altre vite, è il luogo in cui si scambiano vite, affinché tutti possano essere parti degli altri, sodali dell’avventura terrena.

Come Giovanni, l’apostolo dell’Amore, Mons. D’Ercole ha trovato dentro di sé, nella sua vita, la forza dell’amore per comunicare con il prossimo, ed è riuscito a farlo in un modo che coinvolge, appassiona, commuove: che muove insieme con lui, con il suo sentire, con il suo rispetto creaturale, con il suo amore, con l’amore di Colui che vuole stringere tutti per mano.

Il libro di Mons. D’Ercole risponde al grido di aiuto con “un grido di speranza”, con un presentare la propria vita come una finestra da dove poter osservare quanto sia straordinaria e inimitabile l’esistenza di ciascuno di noi: del più piccolo, del minimo, come del più grande, dell’uomo importante, poi che quel che li assimila e li rende l’uno simile all’altro, l’uno fratello dell’altro, l’uno dipendente dall’altro è la vita, dono gratuito che non possiamo non accogliere e non sostenere se non con la gioia più profonda, con la volontà di esprimere il nostro esserci, con la volontà di nutrire fiducia e rispetto in se stessi e negli altri, nel più alto riconoscimento per chi l’ha elargita beneficamente, avendo capito che il proprio fine è l’amore.

La vita di Mons. Giovanni è un contenitore di vite, di testimonianze: perché la nostra vita è testimonianza, ed è un porto meraviglioso, dove si incontrano viaggiatori provenienti da mondi diversi, dai mondi che ciascuno reca con sé.

Forse oggi la tecnologia sembra incantare, offrire con i propri mezzi tutti gli universi di cui si ha bisogno. Invece, ciascun uomo è portatore (sano) di un patrimonio che bisogna scoprire, che tiene magari ben nascosto, ma è molto più ricco di verità e di conoscenze di ogni enciclopedia virtuale o cartacea.

Ogni uomo è un’isola, e basta raggiungerla, con mezzi forse molto più difficili di quelli di una semplice pressione esercitata da un dito su di un tasto mediante cui è possibile accedere a film o libri o videogiochi. Bisogna riuscire a raggiungere quell’isola: quale sorpresa quanti misteri e quante esperienze derivano dal dialogo con un’altra persona, quanti insegnamenti molto più coinvolgenti di quel che ci può offrire la moderna tecnologia!

Oggi la comunicazione passa attraverso i computer, afferma Mons. Giovanni. Se non si comprendono le possibilità offerte dalla comunicazione, si resta isolati.

Eppure, la comunicazione è un mezzo, e non un fine: il fine è sempre raggiungere l’altro uomo, il fine è sempre scoprire tramite l’amore la verità dell’altro.

Questo libro di Mons. D’Ercole ci invita a conoscere con impegno rinnovato il desiderio di conoscere, di comprendere, di amare.

Di aver speranza in noi stessi, prima che in quello di cui il mondo ci circonda, forse insufficiente per la nostra umanità, per la crescita dell’individuo e della sua personalità.

Il mio incontro con il libro è stato preparato da un incontro ben più importante, l’incontro che posso definire della mia vita. Ho conosciuto Mons. Giovanni D’Ercole, proprio nel corso del giorno della presentazione di “Nulla andrà perduto” presso il Museo della “Lettera d’Amore” a Torrevecchia Teatina. Una persona pacata, serena, che ascolta l’altro. Che vuole sentire l’altro, che desidera che l’altro si apra, e sia capace di dire la propria verità.

Mons. Giovanni accoglie l’altro. Già dal suo sguardo profondo e sereno, egli ti invita a parlare, ad aprirti. Ad avere il coraggio di non celarti dietro le maschere che la società e l’esperienza ti hanno imposto.

Una persona che è testimone, il Testimone dell’Amore di Gesù.

Che cosa succede ad Alice, si chiedono tutti.

Alice apprezza il libro, forse con altri ragazzi scriveranno tutti insieme un libro, con Mons. Giovanni. Alice torna a sperare, in questo paese delle meraviglie che è la vita.

E’ inutile dire che consiglio la lettura di questo libro a tutti, il mio augurio è che sia diffuso nelle scuole come negli ambienti di lavoro, per ridare non solo una speranza ma un senso alla nostra quotidianità, che costituisca un impegno radicale, non una sequenza da riempire sempre più spesso da schermate multicolori per sfuggire alla noia. Chi ama il prossimo non si annoia mai, non si ferma mai, sorretto dalla serenità, dalla gioia.

Perché nulla andrà perduto.

Perché nessun evento negativo deve farci rassegnare o disperare.

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