LUCIANO TROISIO su Francesco Piselli


Ho conosciuto Francesco Piselli nel 1960, dall’editore Rebellato. Allora abitavo a Cittadella. Rebellato organizzava il prestigioso “Premio Cittadella” di poesia. Ero, felice coincidenza, suo vicino di casa e amico. Ora il Premio non c’è più (crisi di energie intellettuali? In compenso Cittadella ha congruamente diversificato in direzione pedestre/calcistica: ha una vivace squadra in serie B, rivale del Padova).

Piselli veniva da Bergamo per seguire i suoi lavori rebellatiani. Ricordo ancora una sua lussuosa brillante traduzione del Coup de Dés di Mallarmé. Nel ’60 avevamo ambedue pubblicato un librettino di poesie nella verde collana “Zecchini d’oro”, allora piuttosto famosa. Eravamo ragazzi, lui con qualche anno in più, già sposato e padre.

Restammo sempre amici. Io lo consideravo e tuttora lo considero tra i pochi miei consiglieri. Lombardo di adozione, sardo di origine, era stato costretto a laurearsi in chimica, ma la poesia e le lettere erano il suo ideale. Credo che in seguito si sia laureato più volte. Infatti lo troviamo docente in varie università e presto professore ordinario di Storia delle Scienze. Scienziato, saggista e poeta, uomo assai colto, sensibile e religioso, incline al dissenso, poliedrico dotto conoscitore di Elementi e Sostanze.

Ora l’editore Sardini pubblica la sua silloge:Testi poetici. Una veste grafica di elegante semplicità quasi bodoniana, profondi contenuti assai interessanti che certo meritano di essere letti, non fosse altro per le caratteristiche singolari dell’Autore, oltre che per la loro singolare intrinseca ricchezza.

Egli si muove con assoluta sovrana indifferenza, direi con giusta assenza di timore reverenziale. Se volesse potrebbe in ogni caso (visto il panorama) tener testa a chiunque, sarcastico senza essere beffardo, dominando da grande altezza, ignorando o fingendo di ignorare la potenza delle (miserrime) cosche della poesia per bande che imperversa. Cautamente eviterò di dire dove, evitando così le rappresaglie degli onnipresenti demiurghi, che magari potrebbero anche elargirmi un secondo/terzo premietto di consolazione (hai visto mai).

Piselli dichiara di non scrivere poesia da molto. Non ne scriverà più? Sarà vero? La scrittura è l’arte della Finzione e della Menzogna (Eco ci prega quindi di allearci sempre con l’autore). Queste pagine appartengono ad annate diverse. Sia recenti che lontane. In effetti ricordo di averne letto un paio decenni fa. Ci sono molte cose da dire, ma quello che interessa su tutto è l’aspetto dello scanzonato e cultissimo Sperimentalismo, in cui il nostro risulta quasi inattaccabile, felice, superbamente sempre diverso da sé (quindi senza idioletto?).

Quindi uno dei pochi virtuosi di cui si può dire a buon diritto che il suo stile consiste nel non aver stile? Invito alla lettura e non dico di più: per chi vuol capire ce n’è per tutti, dai versi costrittori di varia metratura, raffinato gioco di cesello stilistico. Sappiamo che certi versi nella nostra lingua si prestano a un ritmo particolare, a volte gioioso/giocoso (potremmo ricordare, nella loro estrema contraddizione, sia La Partenza del Crociato che gli Inni Sacri Manzoniani; stessi metri, con effetto e significato diverso, nel greco classico, alcuni cori e Threnoi). Il nostro Autore spazia nel tempo, non spreca sintagmi, tutto è pesato, passa dall’ottonario sottovalutato  all’endecasillabo del miglior impiego novecentista, tanto per citare solo alcune delle molte  prove, dotte e naives. Un’attenzione speciale ovviamente riguarda il Secondo Novecento, spaziando dal singulto dello “sconquasso sintattico” (vedi per es. la pagina 22), tallonando l’orda d’oro del Gruppo 63, ma senza ignorare le deliziose vecchiette neopostermetiche colme d’amore e compassione (condivisa).

Mutano spesso le quinte, allestite con eccezionale abilità. Un étalage plurilinguistico, una straordinaria esuberanza lessicale, scioltezza e cambio di registri. Ho trovato delizioso l’uso delle sdrucciole a pag. 63, (che non può non rinviare a certo barbaro Carducci, o al  Malaparte cantastorie). Ammirevole la diversità stilistica dei sonetti, artifizi piazzabili in vari secoli, impertinenti certe strofe, senza essere urtanti.

Lo Sperimentalismo (resistente, unico refrattario alle mode, o sarebbe più esatto: NeoSperimentalismo?)  può permettersi sontuosi omaggi anche ad allofoni, alla maniera di…, d’après…

Sotto le Apparenze affiorano, gravi, i problemi, ma “sulle gote ride Gȫteborg… merletta mille trine di merluzzo in merluzzo…”

Tutto questo, e certamente molto di più, sebbene resti verticale/apicale l’affascinante Ipersonetto a pag. 28, di eccellente punzone petrarchesco.

 

 

 

Francesco PISELLI: Testi poetici, Sardini, Bornato in Franciacorta, 2013, pp.72, s.i.p.

 

 

Se i sensi sono mortali,

per le cose spiritali

 

non valgono proprio nulla.

Sbaglia dunque chi si culla,

 

volendo una vita mistica,

nella sensazione artistica.

 

 

Morte morte a me non venire

per togliermi alla mia bella,

se non esiste una stella

lontano dalla tua lama

dove non sia da morire

per le anime di chi si ama.                                        

 

Old Francis bianco nero 

 

 

 

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