STORIA DI UNA SEDIA (LA SEDIA NEL TEATRO DI RICERCA) DI SABATINO CIOCCA


Da una cronaca del giornale locale “Il Centro Medio”: “E’ stata trafugata da ignoti la sedia di scena, vanto dell’ultimo spettacolo Prego, s’accomodi proposto allo SPAZIO D’ARIA, teatro che da decenni ospita le migliori Compagnie d’avanguardia. Il furto ha gettato nello sconforto attori, tecnici e maestranze, aggravando la precaria situazione di quei lavoratori dello spettacolo già in gravi difficoltà a causa dei tagli operati alla cultura”.

 

 

 

 

 

La sedia era “l’unico ma efficace elemento scenografico della pièce Prego, s’accomodi rappresentando  queste le note di regia – l’etica inamovibile, la stabilità dei sani valori, il simbolo dell’arte oppressa, il contraltare critico alle volgarità di tutti i posteriori dei potenti, incarnati dal posteriore dell’attore che, sulle tavole del palcoscenico, sedendovi, esprime la ferma condanna all’arroganza del potere che tutto si concede“.

 

 

 

Oscure rimangono alle forze dell’ordine, accorse sul posto, le motivazioni per il furto d’una sedia; probabilmente un furto su commissione.

 

 

 

– Quella sedia  così il direttore artistico dello SPAZIO D’ARIA ai militari – riveste un’importanza fondamentale negli allestimenti della storia del nostro teatro di ricerca. Non c’è produzione che non l’ha vista protagonista principe, interlocutrice unica con l’attore a cui presta la sua preziosa poggiata. –

 

 

 

Ma non potete sostituirla con un’altra sedia? – s’azzardò a proporre uno dei due militari, appuntato di pubblica sicurezza e ancor prima padre di famiglia, colpito dalla prostrazione di quella Compagnia, lì riunita al gran completo. Il direttore artistico alzò il capo, lo guardò fisso negli occhi con commiserazione mista a malcelato disprezzo, e non profferì parola.

 

 

 

– La sedia trafugata era una delle 35 sedie adoprate nel primo allestimento de “Les Chaises”. Ben comprenderete quale tragedia è questa! –

 

 

 

L’aria interrogativa dei due militi, che non comprendevano affatto la tragedia di cui si parlava, suggerì a Gian Renzo Rovello, critico teatrale per la rivista TEATRANDO & DINTORNI, che s’era precipitato sul luogo del misfatto dopo essere stato avvertito dall’amico regista stabile e primo e unico attore del prestigioso spazio, s’affrettò a tradurre.

 

 

 

  Stiamo parlando della sedia de LE SEDIE, la farsa tragica in un atto, scritta da Eugène Ionesco e andata in scena  il 22 aprile 1952 al Theatre du Noiveau-Lancry di Parigi. –

 

– Già – rispose lapidario il collega dell’appuntato, che pur continuando a non comprendere la gravità del furto, né la prostrazione degli astanti, si finse sinceramente compartecipe del lutto, ma solo per salvare l’onorabilità culturale dell’arma che lì rappresentava.

 

 

 

– Siamo certi che la sedia in questione sia proprio quella di cui parla il professore? –

 

sparò con aria di rivalsa e con tono per metà indagatore e per l’altra metà scettico, il primo militare, convinto che in quel luogo non poteva esserci roba di valore.

 

 

 

La domanda, meglio sarebbe definirla osservazione sul campo, gli era venuta spontanea  dopo aver indagato a lungo, con gli occhi, ogni angolo di quello spazio teatrale che gli pareva più squallido del circolo ricreativo militari in pensione, con l’aggiunta di un odore di muffetta da luogo poco areato.

 

 

 

– Ha motivi per dubitarne? – rispose  permaloso il direttore artistico, con voce mal impostata da sempre e ora, infine, rotta da uno sbruffo di stizza pura.

 

 

 

– Stia calmo, giovanotto. Qua le domande le facciamo noi! – intervenne, fermo, l’altro milite a cui pareva più che pertinente la domanda del collega. In effetti, da subito, il luogo del furto e quel puzzo di stantio, avevano riportato alla sua memoria un altro luogo, visitato nell’ultima gita organizzata dall’Arma: il museo delle cere, a San Marino.

 

 

 

– Senz’ombra di dubbio! – s’affrettò a ribadire il critico teatrale – La sedia è magistralmente ritratta sul manifesto di GUERRA E PACE, pièce-evento del “Teatro all’osso” gruppo georgiano tra i più vitali nel panorama teatrale di sperimentazione. – e aggiunse – Ebbi modo di vedere lo spettacolo a Sarajevo, al “Festival della nonviolenza multietnica”. Rimasi folgorato dalla perizia con la quale gli attori dettero vita  alle tante vicende narrate nel romanzo di Tolstoj. Per le intere otto ore della durata della pièce, ebbi largamente modo di osservare, in tutti i suoi particolari, quell’unica sedia sempre in scena. E questa è la prova inconfutabile della sua autenticità. –

 

 

 

– Già – sillabarono all’unisono i due militi, arresisi all’evidenza del dotto argomentare, e pur  dubbiosi sul come una sedia ritenuta di valore poteva essere finita tra le cianfrusaglie di quel posto, piombato in un imbarazzante silenzio.

 

 

 

– C’è tua madre al telefono –

 

 

 

Con questa battuta, allungando un cellulare al direttore artistico e primo e unico attore, fece il suo provvidenziale ingresso in scena la segretaria di Compagnia.

 

 

 

– Che c’è, mamma? –

 

 

 

– Ho saputo della sedia. Sta’ tranquillo. L’ho riportata a casa. La prossima volta, quando prendi una cosa, abbi almeno la compiacenza di dirmelo. Sai quanto tuo padre tiene alle sedie del tinello. –

 

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