SERATA SINESTETICA AL MEDIAMUSEUM MARTEDI 11 MARZO ALLE 17 E 30


 Martedi 11 marzo 2014, ore 17.30, al Mediamuseum di Pescara   
a cura dell’Associazione Culturale “Lo spazio di Sophia” e delle Edizioni Noubs      
serata sinestetica 

               Il Tutto in un frammento a cura di Grazia Di Lisio

 

Immagini – Ivano Pardi, Vassily Kandinsky

Musiche  John Cage, Keith Jarrett, Erik Satie

Interpretazione – Grazia Di Lisio, Un asciugar di tempo (Noubs 2014)

Pinuccio Sciola, Oltre la pietra, video di Franco Fais

Registrazione – Martina Corongiu

Montaggio Video – Fabrizio Ranalli.

Partecipano:

Anna Colaiacovo,  Giovanni D’Alessandro, Silva Fallavollita,  Massimo Pamio

DI LISIO COVER

 

     Frammenti, tecnica mista su tavola 100 x120 – 2008

 

 

 

Ivano Pardi, erede spirituale del padre Romeo – pittore molto noto a Castelli – , è un artista poliedrico, impegnato sia nel recupero di frammenti di storia della tradizione classica (sulla scia dei più noti vasai del suo borgo), sia nell’affinamento di nuove tecniche pittoriche. Dopo la maturità artistica e la laurea all’Accademia delle Belle Arti di L’Aquila, insegna presso la Scuola di Ceramica di Castelli, ma all’impegno didattico preferisce l’attività artistica coltivata nel silenzio dell’antica bottega cinquecentesca, opus di Orazio Pompei e banco di prova per i suoi molteplici interessi: jazz, poesia, fotografia. Dal vasellame e l’eleganza delle maioliche all’implosione delle tele materiche, Ivano Pardi è tra i più audaci interpreti del fluire magmatico dell’esistenza, esempio significativo i “Frammenti” esposti nel 2009 al “MuMi” di Francavilla e nel 2010 al Caffè Letterario “P. Barberini” di Pescara, una sorta di diario dipinto che valorizza un segno colto d’ispirazione trecentesca e un’osservazione profonda del reale. Socio del Museo della Permanente di Milano, è vincitore ex aequo del “Premio Ambiente”, Roma 2010. Sue opere sono presso collezioni private, in Musei in Italia e all’estero.    

 

Immagini: Cavallino bianco – Il mio borgo – Recuperi – Ultimo fuoco – Frammenti – Recuperi –

 

   Frammenti – Frammenti – Cosmogonia – Metamorfosi – Cosmogonia.

 

 

 

 

 

                                                         Dialogo in Frammenti

 

Con “Frammenti si disvela la favola pittorica di un artista solitario che sogna cavallini a dondolo dell’età perduta e gioca con i recuperi memoriali del borgo natio. Il canto nuovo di Ivano Pardi, un figurativo di mutevolezza espressiva, di sacralità per Castelli. Un canto che si culla di recuperi di un borgo dove i Pompei e i Pardi hanno fatto la storia. “Un paese è non essere soli” – pur tra puntelli delle viuzze silenti: quel borgo dai lembi slabbrati, quel ventaglio di casette addossate, Pardi incornicia con dignità e fierezza, lasciando trapelare un filo d’emozione nella terrosità dei colori. Sui “Frammenti” di tele e tavole, affiorano grumi materici, graffi di colore, lembi di case sghembe da una tavolozza che germoglia sorrisi e riluce di ingubbiate e graffite, di vecchi ritratti e decori di Orsini-Colonna. Pennellate fluttuanti di archetipi, in flash back, su incisioni e graffiti di giraffe e figurine rupestri, incisioni di piccoli soli soffocati nella corteccia materica che esplode da piccole bolle-cratere: dilemmatico gioco di luci e ombre, di frammenti umani dilacerati con cui Pardi ricompone la complessità dell’io. E sorride all’arte dei padri nel canto di superfici materiche, in volumetrie di pensieri, di forme e colori, nei guizzi graffiati d’argento, nel verde dei sogni. Materia che si fa colore, frammento di vita, il muthos legei delle favole antiche. Una favola che insegna a cullare il tempo, a unire la magia del passato al presente, a rivivere il mito di prorompente vitalismo.

 

                                                                                                                       g.d.l.                                                                                                

 

 

 

PINUCCIO SCIOLA

 

 

 

Nato a S. Sperate (CA) nel 1942. Compie gli studi artistici a Cagliari, Firenze e all’Accademia Internazionale di Salisburgo. Conosce Kohoschka, Minguzzi, Kirchner, Vedova, Moore. Viaggia  e conosce tutte le città più importanti d’Europa. Dal 1967 al ’68 frequenta in Spagna l’Università della Moncloa. Visita tutti i centri dell’arte romanica e studia le opere della grotta rupestre D’Altamira. Nel maggio del ’68 è a Parigi. A S. Sperate inizia con il muralismo. Nel ’73 lavora con Siqueiros a Città del Messico. Dal ’68 all’86 insegna modellato presso il Liceo Artistico di Cagliari. Lavora alle pietre di grandi dimensioni. Partecipa ad una mostra itinerante in sette città tedesche. Dal ’90 al ’96 insegna scultura presso l’Accademia delle Belle Arti di Sassari. Contemporaneamente viaggia ancora in Africa, Perù, Cile, Isola di Pasqua. Fa parte dell’Associazione Internazionale Arte e Natura e partecipa a molte attività internazionali di Scultura a San Sperate, dove vive e lavora.

 

Video “Oltre la pietra” di Franco Fais

 

                                                          I segreti della materia

 

  

 

Lapides in corpore terrae / ossa reor dici corpo…, sono le pietre le ossa della terra, la grande Madre da cui si rigenera il mondo. Del pensiero ovidiano si fa erede Pinuccio Sciola, cantore delle pietra e fratello dei primordia che scandaglia l’aggregarsi e il disgregarsi materico, il suo metamorfico fluire, perché nella materia è la segreta armonia del tempo, prima dei grandi sconvolgimenti naturali, prima del giudizio universale e delle “Opere e i Giorni” esiodei. Un tempo senza tempo nel caos del Cosmo primordiale. Sciola sa ascoltare il respiro della pietra e risvegliarne il canto. Un canto di tempo e materia, sospeso tra terra e cielo, un canto d’acqua rappreso nella roccia grumosa come la vita. – “Io sono nato cinquemila anni fa” – dalla memoria del tempo, dice lo scultore dell’anima, l’uomo che con stupore infantile disvela l’essenza di pietra e di terra, accordando sinestesie di natura. La pietra in cui l’artista si identifica è il soffio vitale che si solleva oltre la morte, per risvegliare dal grembo della Terra il suo singulto. Con cuore di farfalla, Sciola scivola sulla densità del basalto e la leggerezza del calcare e intona alla pietra un ditirambo d’amore, perdendosi nel mistero pre-nuragico della sua terra, nella profondità dei pozzi sacri in cerca di luce, nei luoghi aborigeni dove la pietra è sacra. Sfiorando e pizzicando, orchestra le emozioni timbriche della vita come una spola che corre veloce sulla tela del tempo per tessere l’invida aetas di attimi vibranti e fuggevoli. Un artista che scavalca tempo e materia e si fa voce del Cosmo nel cosmo, spodestando le categorie terrene fino ad esprimere nella mutevolezza plastica delle sue opere il fascino misterioso del divino, un Dio nell’IO. Pinuccio scruta il simbolismo e interiorizza il suono facendo percepire agli umani un brivido di energia ancestrale. Acqua, aria,  fuoco, cristallizzati nell’anima della pietra, riprendono vita al suo ciak sonoro, dopo secoli e secoli di silenzi. Un’arte che incontra le arti, in sintonia con la musica infinita di John Cage, con le forme armoniose di Renzo Piano e la turbolenza espressiva della poetica di Rimbaud in cerca di “terra… e di aria”.                                                                                                                                                                                                     

 

                                                                                                                             g.d.l.                                                                                                

 

 

 

Un asciugar di tempo

 

        (Noubs 2014)                                                                

 

                                                                                                            l’andare – rauco peregrinare –  

 

                                                                                                                        avrà colore d’eriche e viole

 

                                                                                                                                                                  

 

                                                                                               

 

Giovanni D’Alessandro

 

Domina nella poesia di Grazia Di Lisio una silenziosa evocazione ctonia della natura e delle sue forze invisibili, produttrici di vitale bellezza. Ad essa gli umani – sperduti nel loro “rauco peregrinare”, nel loro “errabondo andare” – sono richiamati con severo monito dalla poetessa per riconoscersene parte, per ritrovare se stessi, pur nella coscienza della finitudine del tempo, che presenta ad ognuno il suo pedaggio, rendendo abusivo ogni andare, vietando ogni ulteriore procedere, trasformando in “oltraggio” lo stesso “essere”. Grazia leva l’indice verso un punto altissimo: solo all’uomo è dato cogliere il “dialogo con l’azzurro” del falco pellegrino lassù, mentre vola e sotto di sé osserva, con sguardo acutissimo, una terra dal “colore d’eriche e viole”. A thing of beauty is a joy for ever, la bellezza è gioia perenne, insegnano i poeti come Keats. Così fa l’autrice indicando quanto perentoria sia la fascinazione della bellezza. Quanto “prenda gli occhi”. Quanto “ordini di seguirla”. Quanto “asciughi il tempo”.

 

 

 

 

 

 

 

Grazia Di Lisio è nata a Cabras, paesino della Sardegna occidentale; vive e lavora tra Teramo e Pescara; è iscritta a molte Associazioni di Pescara (Archeoclub, As.sca, Flaiano, Italia Nostra, Spazio di Sophia) di cui condivide finalità e interessi. “Il tutto in un frammento”, progetto sgorgato dall’amicizia e stima per Anna Colaiacovo, sua compagna di Liceo, mira ad approfondire le armonie dissonanti e i condizionamenti che assillano l’uomo contemporaneo, attraverso un excursus dialettico con parole e immagini. L’interesse per i linguaggi espressivi è esigenza ineludibile per Grazia Di Lisio, linfa per l’attività di docente. Ma il tentativo di esprimere la bellezza dell’attimo in un “istante di luce” è affidato alla brevitas e alla semplicità della poesia Haiku. I ‘frammenti’ Haiku fanno parte della sua ultima silloge “Un asciugar di tempo” (Noubs 2014).  

 

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