IO E LUCIA di LUCIA MARILENA INGRANATA


La poetessa Lucia Marilena Ingranata si è lamentata con noi, per la scarsa promozione che siamo riusciti a fare del suo libro. L’Autrice non sa dell’aria che tira nel mondo culturale, mafioso molto di più degli altri settori. Perciò può succedere che un libro così intenso come il suo, che è fatto di emozioni vibranti, di un’intensità commovente, di dolci struggimenti e di una piena glorificazione del silenzio celato nella quotidianità che conferiscono alla tensione poetica una potenza evocativa straordinaria, ebbene può succedere che un testo memorabile passi inosservato nel nostro panorama culturale, che si interessa solo a piccole ripicche tra i detentori di un potere logoro e senza più pretese, senza più vita. Scrive Massimiliano Damaggio (un vero poeta come lei, un poeta di razza ma anche un critico sensibile e attento, che ci ha suggerito la pubblicazione dell’opera della Ingranata) nella prefazione: “Ho cominciato a scrivere questa nota diverse volte, e ogni volta ho cestinato tutto: quando ci si imbatte in una poesia che basta a se stessa ed è completa, in se stessa, qualsiasi scriverci sopra è grafomania. Nel caso di Ingranata, posso solo trascrivere alcune sensazioni che fin dalla prima volta che l’ho letta mi hanno convinto di quanto sia vera, e importante, la poesia di questa autrice. Scrive versi come si respira. Con la stessa naturalezza, la stessa importanza del respiro. E vedo in lei tutta una vita passata nell’esercizio della respirazione. Nei suoi testi c’è una sorta di gioco dell’equilibrio, ma come di fronte alla natura, dove l’abisso bestiale e la delicatezza sono alla base del suo proprio fascino. Ciò che ci appare crudele in realtà segue solo il proprio cammino. In questo senso, la sua poesia è rivelatrice della bellezza oscura del mondo.

So che è spaventata dal mondo esterno. Così, è Lucia a vivere la vita di tutti i giorni, Marilena a scriverne, sempre, o quasi, da una casa o surrogato di casa – qualunque spazio si fa ombra, luogo per un sonno docile – da cui possibilmente non uscire – ho avuto un dolore che mi teneva lontana dalla porta. Nelle rare escursioni fuori casa di Lucia, sono ancora luoghi chiusi che le attirano l’attenzione. La sua poesia è come uno stare in un rifugio in tempo di guerra, quando con maggiore intensità si sente e vive il sentimento del mondo, e la sua essenza: cioè il lavoro di uno che scrive poesie. C’è sempre uno scambio con l’esterno, anche se forse non desiderato, con tutto quel resto che entra ed esce dalle porte: oltre queste porte c’è la storia comune di ogni essere umano. C’è il tempo umano: morti, figli e partenze, amori. C’è il disincanto, di come nel tremendo equilibrio della natura siamo noi stessi uno degli ingredienti. E forse, più che disincanto, direi accettazione: il nostro stesso mostro convive pacificamente con il suo opposto.”
Ma ecco alcune poesie tratte dal libro:
Come si conviene

Qui, tra una nebbia e l’altra i ragni
presidiano gli angoli, pazientemente
senza nessuna astuzia

a tavola i pasti sono brevi, il piatto unico
e se faccio del pane è solo per sentito dire
ché la farina è una questione di fortuna

anche qui. Le domande hanno avuto
degna sepoltura, il rito è stato pagano
io ero in ginocchio ma senza santi in croce.

Dopo abbiamo bevuto, come si conviene
ai buoni funerali, con vino ottimo
d-annata.
A proposito di casa

Qualunque spazio si fa ombra, luogo
per un sonno docile. Vieni
troverai il mio nome sulla porta

l’inverno mi ha fatto crescere i capelli
l’andatura è controsole, similitudine
per un tramonto che si pre-annuncia breve

ho licenziato ogni perché, troppa passione
da svolgere. Questa è la casa con la panchina
per le solitudini o i racconti sottopelle

per i diari infantili tenuti in ostaggio.

Come spero di te

Ho avuto un dolore che mi teneva lontano dalla porta
le lettere ammucchiate hanno perso l’ordine di arrivo

– “io sto bene, come spero di te” –

io ho smesso l’amore, come un vestito stretto,
come un lutto dai termini scaduti, nel cuore
c’era un difetto di pronuncia e troppo blu di prussia

ora vernicio tutto d’amaranto massaggiandomi
il costato e invidio i cani, il loro tempo
malcontato.
Ipotesi di stagione

Sai fare ritorni così belli, un reduce
girato l’angolo il suono di fanfare.
Qui ci sono poche cose nuove, ci sono io
la fretta e il frigo pieno, la gonna viola

il tempo dei fiori scomposti, delle acque piovane
dei fuochi. Ipotesi di un’altra stagione
mi è stato detto. C’è margine d’errore
anche nella saggezza dei vecchi – quando dicono –

Io fingo un’unica stagione e fingo il passo
ché voglio ancora i tuoi aggettivi irriverenti
e le parole dure – a penetrare –
ancora un poco, ancora un po’, un poco, ancora.

Pensieri arrugginiti

Oggi nel cuore ho un ricordo di cane
un latrato mite che picchia contro i muri
rugginosi. E ti chiedo se mangi

se dormi, se va tutto bene, per assonanza
per quella volta in cui non rispondevi
e fuori morivano di fame anche le oche.

I gatti di gennaio

Si appoggia sulle spalle la stanchezza di gennaio,
le carcasse dei gatti non avranno esequie
– scoloriranno – e l’ultimo a passare
non se ne accorgerà di averle calpestate.

Hanno tagliato il bosco, quello prima del mare
Anna, dovremo cambiare le poesie
e posizione delle sedie. Ma sai, importa poco,
ho un figlio che sa piangere di gioia.
ingranata prima copertina

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2 thoughts on “IO E LUCIA di LUCIA MARILENA INGRANATA

  1. Salvatore Sblando ha detto:

    Come detto in altre occasioni sia a Marilena che all’editore, rimango sempre disponibile per una presentazione del libro in quel di Turin.

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