LA NOTTE DI SAN GIOVANNI AL MUSEO DELLA LETTERA D’AMORE – IL FUOCO DI LUIGI ARGENTIERI


LUNEDI’ 23 GIUGNO dalle 19,30 in poi a Torrevecchia Teatina (Chieti) presso il Museo della Lettera d’Amore nel Palazzo Valignani
e nel Parco dei giovani “Giovanni Paolo II” si svolgerà la prima edizione della “Festa dell’Amore” – in occasione della notte di San Giovanni.
Il programma prevede:
– Visita guidata al Museo della Lettera d’Amore a cura del Direttore artistico Massimo Pamio;
– “Simbologia del solstizio d’estate e meraviglie di Madre Terra”, dott.ssa Roberta Medoro, terapeuta secondo natura;
– Cena dell’Amore;
– “Ritualità di San Giovanni: magia dell’Acqua, del Fuoco e dell’Amore”, rito per trovare l’anima gemella e cerchio magico, a cura di Katia Granata e Roberta Medoro;
– Interventi musicali tra il sacro ed il profano di Andrea Diletti, musicista e cantautore, voceterapeuta ed esperto di canto sacro;
– Danze e balli per cerebrale la gioia di vivere;
– Lancio delle lanterne cinesi.
Ci saranno numerosi stand di libri, oggettistica varia e altro sul tema dell’amore.
L’iniziativa è curata dalle Associazioni – Alveare – Avventure Culturali e dall’Associazione Culturale Abruzziamoci, con il patrocinio del Comune di Torrevecchia Teatina guidato dal Sindaco Avvocato Katja Baboro.
PER L’OCCASIONE, PUBBLICHIAMO UN BREVE SAGGIO SULLA NOTTE DI SAN GIOVANNI DEL PROFESSORE INGEGNER LUIGI ARGENTIERI.
LA VIA DEL FUOCO
DI LUIGI ARGENTIERI
Tutti conoscono i tradizionali fuochi rituali che si accendono a giugno, o nei mesi invernali, ma quale ne fu l’origine o il senso? Gli antropologi citano notizie storiche che riportano a ritualità dionisiache, ma certamente anche quelle facevano riferimento ai due solstizi: quello d’estate (che il cristianesimo celebra con S. Giovanni Battista), e quello d’inverno (S. Giovanni Evangelista). Risaliamo, dunque, a tempi assai anteriori a Dioniso, quanto meno a ritualità e conoscenze risalenti al tempo delle Ziggurrat sumeriche, o delle Mastabe egizie. Siamo a circa 5000 anni fa, ed alcune di esse mostrano di aver avuto, oltre che funzioni religiose, anche fini astronomici. Stonehenge, la costruzione tra le più misteriose e possenti di questo genere, rappresenta un vero osservatorio solare che permetteva lo studio dell’orbita apparente del Sole, verificando il momento dei solstizi: un vero orologio cosmico che funziona ancora e che ha permesso di misurare e cadenzare gli anni con grande precisione: siamo all’ivenzione del calendario! Già da allora, dunque, si era compresa la valenza cosmica della vita terrena, valenza di cui i nostri lontanissimi antenati presero coscienza agli albori della civiltà. E’ da allora che si ebbe contezza, non solo dell’esistenza di leggi cosmiche scandite dagli astri, ma dell’essere indissolubilmente soggetti a quelle leggi. Sole, Luna e pianeti furono certamente studiati per primi, sia per la scansione del tempo (il Sole, per i giorni; la Luna per i mesi), sia per il loro rapporto con la stessa esistenza (calore, luce … ).
Certamente l’homo sapiens sapiens ha seguitato, per decine di millenni, a porsi il problema della misteriosità del la fiamma che emana calore. Cos’è il fuoco? E quello cosmico è diverso dal fuoco del fiammifero? Serve solo a scaldare e a dare vita?

Ebbene, soltanto da pochi decenni cominciamo a capire cos’è il “fuoco”, e che il primo fu “acceso” quando il Grande Architetto “soffiò” tutta la immane energia necessaria a far nascere l’universo …. Era il “tempo zero” del Big-Bang. Era un “fuoco complesso”, di centinaia di milioni di gradi, ed oggi sappiamo che la storia dell’Universo nel suo insieme risulta come quella della progressiva espansione, e raffreddamento, della iniziale sfera di fuoco .
L’uomo è nato sulla Terra quando essa si era già raffreddata alla temperatura attuale, e non poteva sapere né delle particelle che lo costituiscono, né – tanto meno – poteva sapere che, per formare la Terra, sarebbe stato necessario l’ulteriore esplosione di una stella pesante almeno quattro volte il nostro astro luminoso. Solo così, ancora con il Fuoco, ma questa volta di una supernova, a milioni di gradi e con un vampata pari a quella di miliardi di Soli, si sarebbe potuta formare la materia necessaria per far nascere, prima il nostro sistema planetario, e poi, dopo ulteriori miliardi di anni, la vita, e l’uomo. Siamo figli, dunque, di una supernova, e, anzi, dobbiamo la vita al suo sacrificio, alla sua morte!
Ma che poteva sapere, l’uomo antico, delle supernovae e di quella sua nascita? Né poteva pensare che l’avrebbe saputo grazie al fuoco. Eppure … è così: la strada verso la “grande conoscenza” gliel’avrebbe indicata, pian piano, nel corso di diecine e diecine di millenni, proprio il fuoco, facendolo risalire lungo le strade della sua energia. In fondo, ora lo capiamo, l’uomo è fatto di quel fuoco, … visto che è fatto proprio di quei “mattoni” elementari della materia originata dal Grande Soffio. E, se è “fatto” di quel fuoco … è naturale pensare che egli l’abbia sempre “sentito” nel profondo. Insomma, anche se inconsciamente, abbiamo sempre percepito questa energia vitale e pensata la sua provenienza, altrimenti come spiegare la costante, ostinata volontà di ricerca delle nostre radici? Inutili gli infiniti tentativi di proporci altre Verità: l’ostinazione a capire, ad andare avanti, (che altro non è che una manifestazione della evolutività dell’Essere) ci ha permesso di ri-percorrerle all’inverso seguendo la via del fuoco, come si trattasse di seguire un filone d’oro in una miniera. Così siamo giunti al Big-Bang, all’Inizio. Lì affondano le nostre radici. Divine, dunque, e l’uomo l’ha scoperto, sia intuitivamente, sia seguendo quel misterioso richiamo, sia risalendo le vie della scienza con macchine sempre più potenti, inventate da lui, ma costruite grazie all’energia resa disponibile dal “fuoco”.

Attenzione, però: l’uomo, una volta creato (e non è poco), non ha fatto tutto da sé: la scienza ci dice che, nell’universo, Tutto è interconnesso con Tutto; niente, nemmeno la più piccola particella – di energia o di materia (che, poi, è sempre energia) – è isolata. E tutto è informazione compresa e immersa in un unico, immenso e complesso campo energetico. Noi ne percepiamo le sue manifestazioni, come luce, materia, spazio, emanazioni di energia elettromagnetica e gravitazionale, per limitarci a quelle sensibili. Ebbene … è stata proprio l’informazione inviataci dal cosmo a farci alzare la testa, a farci pensare, ad insegnarci, a farci da Maestro. Così, è lecito pensare …
… tornando agli albori della nostra vita primitiva, che due fenomeni luminosi in funzione simbolica stupirono gradualmente l’uomo: il fuoco degli astri e delle saette, che gli suggerivano di alzare lo sguardo attonito per ammirare il Creato, ispirandogli la curiosità spirituale; e il fuoco terreno, dei vulcani e dei combustibili, che gli permettevano di vivere meglio e di ricercare, sperimentare. Grazie al primo, scoprì la via del sacro e costruì la sua religiosità; grazie al secondo, a partire da quella della pietra, costruì, nel tempo di più o meno un milione di anni, le varie civiltà: del rame, dell’oro , del bronzo, del ferro, del vapore, dell’elettromagnetismo, del termo-nucleare … Questo è il percorso della sua ricerca, tutto sulla grande strada dell’energia vibrante.
E’ il percorso dell’ homo faber nel desiderio di rispondere alle domande esistenziali provocate, dunque, essenzialmente dalla presenza, più o meno celata, dell’energia del fuoco in particolare. Esso, infatti, in tutte le sue forme, dal Sole al focolare domestico, è sempre stato ritenuto sacro, tanto da essere considerato un elemento fondamentale della vita, assieme alla terra, all’aria ed all’acqua. E’ evidente l’implicito riferimento alle sensazioni fisiche e fisiologiche ed alla tendenza a sublimare, ma è anche da osservare che, tra i quattro elementi ritenuti fondamentali dai primi filosofi-scienziati, il fuoco è quello che, per valenze simboliche, è il più capace di sollecitare le corde dell’inconscio.
L’aria è fondamentale per la vita degli esseri … ed è anche il regno degli uccelli, che volano in alto, verso il divino … E’ parte del cielo … ma è poco più di un mezzo per la sopravvivenza, e non colpisce nel profondo per particolari proprietà … La terra è l’elemento dal quale sboccia la vita e che garantisce la sussistenza sia animale che vegetale. Appare dunque di misteriosa importanza primaria, tanto da essere stata considerata una divinità, La Grande Madre cui erano dedicati i primitivi culti … L’acqua ha qualche proprietà in più: non solo è fondamentale per la vita degli esseri … ma viene anche dal cielo e lava, purifica … A volte il cielo la usa come strumento punitivo: la fa mancare o la invia in sovrabbondanza apportando quel castigo che una giustizia superiore ha certamente deciso. E’, insomma, anche uno strumento divino … per cui, infatti, le furono dedicati i primi culti, come quelli dendroforici.
Il fuoco, invece, alla misteriosità delle altre tre sostanze aggiunge quelle insite nei più diversi aspetti che lo rendono denso di significati vitali: è calore, luce, energia, mezzo di offesa nelle battaglie, spietato mezzo di purificazione … Tendendo ad innalzarsi, appartiene al dio cui tenta di ricongiungersi, e dal quale può essere rinviato sulla Terra sotto forma di fulmine: nasconde, quindi, la sua potenza. Ha proprietà emanatrici che gli permettono di agire a distanza ed è certamente materia astrale e, come tale, ancora misteriosa. E’ evidente, quindi, che l’uomo ha sempre misteriosamente percepito tale essenza nascosta, e che, di fatto, questa ha costituito per lui una guida nel cammino verso la Conoscenza.
Attratto da questa misteriosa forza che “sentiva” aver rispondenze nel suo interiore, iniziò subito col considerarlo un prezioso dono degli dèi, dono che permette anche di comunicare con loro. Leggiamo ancora oggi di “lingue di fuoco”, di “roveti ardenti”, di “colonne di fuoco e di fumo”: una simbologia religiosa molto diffusa. Anche il fumo, che porta in alto l’odore di quanto si brucia in onore del dio (come l’incenso o l’arrosto), ha sempre avuto una funzione importantissima nelle ritualità in cui si sacrificavano cose in qualche modo preziose, pure, innocenti. Si andava da un pennuto all’agnello, dal vitello al primo nato maschio, fino alla fanciulla in fiore (le femmine, da piccole, erano meno gradite): quantità e qualità delle offerte erano proporzionate, ovviamente, alla grazia richiesta.
E, poi, come non pensare al Sole, come deità? Un dio forte: vivificante, ma anche terribile … , persino nell’assenza. Come l’amore, è grande e terribile: dà vita, ma la distrugge se infierisce o manca. E il richiamo all’amore conduce a scoprire il fuoco interiore, il sacro, … e dunque l’intuizione del religioso. Ecco allora il nascere delle antiche religioni a lui dedicate. In Egitto, nel periodo del Nuovo Regno, vi fu addirittura il tentativo di giungere ad una religione monoteista (il Mito di Osiride ne costituiva una premessa) da parte di Amenophis IV (1360 a.C.), ribattezzatosi Ekhn-Aton (= colui a cui piace Aton). Egli propose Aton, il disco solare, come unico dio universale, ecumenico, tentando – per la prima volta nella storia – di eliminare il politeismo. Quel faraone, per il suo dio sognato edificò persino una nuova città (Amarna), e compose un cantico che ancor oggi è una conferma non solo della capacità del tema di avvicinare al “divino”, ma anche dell’ immortalità della poesia. E’ un vero inno di lode ad un dio unico ed ha valenza universale ed eterna, restando al di fuori dello Spazio e del Tempo, e, se qualcosa è rimasto del culto di Aton, esso non è dovuto agli edifici monumentali che Ekhn-Aton fece innalzare anche in Siria e nella Nubia, ma alla capacità che quel cantico possiede di accomunare misteriosamen¬te le genti che lo recitano, capacità che contribuì ad ispirare persino il movimento monoteistico ebraico.
La preghiera universale è vera poesia. Come quella di Ekhn-Aton, di cui si trascrivono alcuni passi di grande suggestione, che riportano al Cantico Francescano.
“……………………
Tu sorgi splendidamente sull’orizzonte o Aton che crei la vita!
La Terra intera si mette al lavoro. Ogni animale gode del tuo pascolo.
Alberi e cespugli verdeggiano. Gli uccelli volano dal loro nido.
Le barche salgono e scendono le correnti perché ogni via si apre al tuo sorgere.
……………….
Tu, Dio unico al di fuori del quale nessuno esiste,
tu hai creato la terra a tuo desiderio.
…………………
Tu fai milioni di forme da te, tu unico:
città, villaggi, campi, vie, fiumi .
Se tu splendi, essi vivono. Se tu tramonti, essi muoiono.
Tu sei la durata stessa della vita.
E si vive di te.”

LA VIA DEL FUOCO IN ABRUZZO
Anche tra i fuochi c’è da distinguere: c’è un fuoco dell’amore e uno dell’odio; c’è quello sacro, dello spirito, e quello profano, della materia. Forse la teologia hindu è quella che ne fa l’ uso più articolato: Agni, Hindra e Surya sono gli déi del fuoco, rispettivamente terrestre (il comune fuoco), intermedio (il fulmine), e celeste (il Sole); poi, ci sono Vaishvanara (il fuoco di penetrazione) e un altro aspetto di Agni, il fuoco di distruzione (un po’ come quello del nostro infernale Belzebù).
Le differenze tra i tipi di fuoco rituale sono determinate dai riti di consacrazione. Così, stando in adorazione davanti al fuoco considerato Dio, i Zoroastriani (gli attuali Parsi) sono certi di avere la sua presenza, e perciò un fuoco è sempre presente in tutti i loro riti. Perciò il fuoco dev’essere custodito e venerato in appositi templi, osservando rituali che ne garantiscano la preservazione da qualsiasi inquinamento, e ravvivandolo con legno odoroso in cinque particolari momenti della giornata (ricordiamo le simili scadenze temporali degli Ebrei e degli Islamici). Alla morte, sarà sempre il fuoco, ma quello dell’Inferno, a purificare le anime che verranno giudicate peccatrici . E’ l’ispirata ”invenzione” della “piccola” religione del grande Zoroastro, che non solo ha ancora molti seguaci, ma che ha influenzato anche le teologie dell’Ebraismo, del Cristianesimo e dell’Islam.
La istintiva pulsione a divinizzare il Sole è stata sempre presente, e lo resta anche in età moderna, in paesi industrializzati. Non meravigliamoci: in Giappone, fino al 1946, il culto dell’Imperatore era dovuto alla sua “certa” discendenza dalla Dea Sole Amaterasu, e ancora oggi la bandiera nazionale riporta il Sole con i suoi raggi … .
Nella storia recente, si comincia a dare qualche significato più concreto al fuoco, quando nasce l’Umanesimo e si sviluppa l’alchimia già importata dagli Arabi. Il fuoco alchemico è metaforico, e compare nella fase di una sognata crescita spirituale, ma è anche scientifico, evidenziando trasformazioni che apparivano simili, analoghe alle trasmutazioni dei metalli da “vili” (piombo) in “nobili” (oro). Intuizione, questa, apparentemente ingenua, tutt’altro che peregrina. Si sarebbe potuta realizzare la “sostanza sottile”, quell’elisir di lunga vita che si prospettava agli occhi di chi iniziava a sperimentare con gli alambicchi? Questo no, se non metaforicamente, ma si comprende come solo apparentemente, l’operazione poteva definirsi simbolica: nel fuoco era stata individuata la potenza capace di intervenire nella trasformazione della materia, dal carbone all’anidride carbonica, dal mercurio al cinabro … . Qui si intravede un implicito tentativo di riunire le due strade del divino e del terrestre, dimostrando come la via delle Conoscenza sia unica. Questa verità, della unicità della vita fisica e spirituale, intuita da Eraclito da ben due millenni e mezzo, avrebbe trovato conferma solo nel XX secolo quando si sarebbe capito che la vera metafisica, lungi dall’esserne “al di là”, è proprio “nella” materia ultima che, secondo la fisica quantistica, … scompare come a noi appare, … quasi non c’è, se non come ipotesi ed intuizioni puramente matematiche, astratte, riferibili, quindi, più al mondo dello spirito che a quello fisico. Secondo J. Guitton, si tratta di un discorso nuovo da inserire in una nuova logica, la metalogica, visto che bisognerà partire da un altrettanto nuo¬vo concetto di agnosticismo, in ossequio alla considerazione che la realtà stessa è inconoscibile poiché, ineludibilmente, si copre di un velo che la rende ancora più misteriosa ed inquietante .. .
Ma il discorso ci porta lontano. Tornando agli alchimisti, ricordiamo che, nella sua crescita culturale, l’uomo antico ha sempre trovato ostacoli nella classe sacerdotale che, una volta insediatasi, si è sempre eretta a giudice detentore dell’unica e statica Verità, con la presunzione di possedere il diritto di condanna del disobbediente che osa mangiare la mela della Conoscenza … . Così fu per l’alchimia: pur nella fase di risveglio umanistico dopo i tempi bui del Medioevo, l’alchimia veniva condannata dai sacerdoti che usavano, sì, la sacralità del fuoco, ma per prevalere sulla libera ricerca della Verità. La credenza nell’inferno zoroastriano aveva contagiato Cristiani e Musulmani, e così, per combattere Belzebù, gli Inquisitori si servirono del fuoco purificatore, per … salvare (!?) le anime degli eretici, qualificandolo come “sacro” . Gli alchimisti erano sognatori? Forse si, ma certamente assai meno pericolosi di coloro che parlavano di un “fuoco divino” col quale volevano arrostirli. E pensare che, col loro fuoco metaforico, avevano aperto la strada alla chimica …!
Dopo questa digressione, come non vedere la particolare rilevanza del fuoco in quelle prime, sia pur grossolane ricerche? Non è stato un fatto casuale, quello di porsi su questa strada di osservazioni, e la storia l’ha evidenziato: è stato l’inizio della chimica moderna e dello sviluppo della scienza che s’innesta sull’età del ferro, su quella della grandi civiltà, e che va verso la termodinamica, l’elettromagnetismo, la fisica delle grandi energie. E’ la Via del Fuoco, ed è come se Qualcuno avesse già tracciato, fin dagli inizi, un percorso verso la Conoscenza del mistero della Nascita. Un percorso che va verso il futuro, ma che riporta al passato, all’Inizio! Con quali fini? Prometeo ne era forse l’eone?
Il fuoco, insomma, è simbolo della vita ma anche guida misteriosa, e in questo pensiero c’è un chiaro richiamo al concetto odierno sulla nascita dell’universo. Il “fuoco” – e tutto ciò che ne è costituito, alle alte come alle basse frequenze – ha una misteriosa origine e sostanza fatta di energia elettromagnetica. La percepiscono Tutti gli esseri dell’universo: le rocce, che si scaldano e dilatano; le piante, che crescono grazie ad essa; la percepiamo noi, con le nostre antenne quali gli occhi, l’epidermide, e anche chimicamente quando ne sentiamo i danni o i benefici, al mare o in montagna. Ma, in certi particolari momenti, la “sentiamo” addirittura nel profondo. Per questo credo non sia azzardato sostenere che questo “fuoco interiore” abbia spinto e guidato l’uomo nelle sue ricerche. E’ l’energia vibrante di cui tutti siamo fatti, immersi in uno sterminato campo gravitazionale, che ci mantiene collegati, anche per questa via, a tutte le stelle e le galassie, all’universo intero …
Questa è la visione offerta, oggi, dalla scienza, ma i nostri antenati l’avevano già intuita, “sentita dentro” e coltivata, non nella scuola della grammatica, ma in quella della natura che oggi, purtroppo, non frequentiamo più.
Si vuole valutare quanto perdiamo non frequentandola? Ebbene, si vada ad attendere l’alba, nella notte di S. Giovanni, nei giardini della Abbazia di S. Giovanni in Venere, l’abbazia costruita su un antico tempio di Venere, e che sembra dominare l’Adriatico dall’alto di un promontorio nell’Abruzzo chietino …. Da quel promontorio quasi a strapiombo sul golfo, alle prime luci, l’atmosfera si fa magica. Nel chiarore dell’aurora, si vedrà spuntare, sempre più fulgida, la Venere luciferina (portatrice di luce), la mattutina degli agricoltori. Nel suo salire, avanza sicura e sembra far strada al Carro del Sole che, seguendola, e innalzandosi sempre più e sempre più infuocato … si erge sull’Abbazia di S. Giovanni in nome del quale, nella notte, erano stati accesi gli omonimi fuochi (ma, per le antichissime tradizioni, in onore dell’Astro …!).
E’ una impressionante visione: quella di un dio che, fendendo le brume, si eleva maestoso lanciando i suoi dardi infuocati e obbligando a socchiudere gli occhi, a chinare la testa. Il bagliore, sempre più intenso, percorre tutti i toni di colore, dal rosa al bianco fulgido, riflesso e diffuso nelle mille scaglie di luce dai più lontani confini di un mare di cera …, mentre la Terra sembra svegliarsi dal torpore, offrendo i più intensi profumi delle sue erbe, e le più belle livree dei suoi fiori.
Nel frattempo, Venere, in dissolvenza, compiuto il suo rito introduttivo e sacrificale, va sempre più eclissandosi tra i fulgori del grande astro. … Resta nel cielo? Certamente, un tempo, i suoi sacerdoti festeggiavano il ritorno della dea nel suo tempio, preparando anche, a fine giornata, i cerimoniali per la sua ri-uscita quando, da vespertina, avrebbe accompagnato il grande Carro verso la notte ….
E’ un’esperienza da fare. Avvolti dal mistero, si resta sorpresi e attoniti. E’ una visione quasi teurgica … in cui scienza e fede non hanno parte alcuna. Da prima di Giovanni, … da prima dell’Uomo, … da SEMPRE! quel promontorio d’Abruzzo offre il grandioso spettacolo del Fuoco Divino! E’ uno spettacolo cosmico, e non si può non restare scossi da questa particolare emozione che dà il senso della profonda partecipazione all’universo intero, al Tutto. E l’emozione conduce alla poesia, che è preghiera, al di là della forma e delle parole con cui si riesce a manifestarla.
E’ questa, dunque, la religiosità scritta nel Grande Libro, quella che si nasconde nella circolarità del tempo? E non evidenzia, forse, la scala gerarchica di Potenza, la Via che va dal Grande Architetto alla stella, all’uomo? E la risposta a queste domande spetta all’istinto o alla ragione? Non siamo, forse, alla base delle immagini primordiali di Plotino, o all’immaginazione di Marsilio Ficino, o agli universali fantastici di G. B. Vico, o agli archetipi di Jung?
Comunque, al di la di questi interrogativi, si tratta certamente della Via del Fuoco che attraversa l’Abruzzo lasciando il suo vitale marchio negli animi e nella natura . Per cui, nei mesi che seguono, quando Venere annuncia l’alba sempre più tardi ed il tramonto sempre più anticipatamente, si è presi dal timore di poter godere sempre meno dei raggi vivificanti. Si teme il tempo lineare, che condurrebbe alle tenebre e alla morte, ed ecco perché, giunti all’autunno brumoso, si inizia ad accendere, qua e là, fuochi propiziatori, sperando che, al tempo solstiziale dell’altro Giovanni (l’Evangelista), l’Astro ri-assicuri sul suo eterno ritorno, ri-iniziando con l’anticipare sempre più la sua apparizione. Nascono così i tradizionali fuochi degli ultimi mesi dell’anno, che, a differenza di quelli di giugno, percepiti come quelli degli dèi e del loro trionfo, sono comprensibilmente avvertiti come quelli dell’uomo e delle sue speranze … …
Si riportano, qui di seguito, le Impressioni di quella esperienza in S. Giovanni in Venere.
Notte di S. Giovanni Battista (il Decollato)

Notte fonda sul golfo.

Qui il Battista, tra pini e ginestre,
soverchia sicuro il simbol pagano
che già lo tradì.

Fiamme, guizzanti faville,
ricordi di riti lontani,
l’ eterno bisogno di Luce
le accende!
Ma ora …
Silenzio e timori non sono d’attorno
né streghe,
sopite dal nostro parlare profondo.

Ed ecco che ancora…
ancora Venere annuncia l’Aurora;
ancora è il Sole la grande magia,
il Dio che mai muore
e pur sempre risorge.

Atteso con ansia ancor oggi,
ancor oggi rinnova speranze di vita
e forte risplende nei nostri pensieri:
in quelli di oggi, come in quelli
… di ieri.

NOTE
1) Alle estreme ed indicibili temperature del Big-Bang nasce il seme dell’universo che, dopo essersi raffreddato agli attuali pochi gradi sopra lo zero assoluto, si mostra espanso come lo vediamo. E’ in questo firmamento che, ad un certo momento, una stella, una diecina volte più grande del Sole, scoppia emettendo luce come miliardi di soli. Ed è dai suoi frammenti che nascono altre stelle minori, e tanti sistemi solari, tra i quali il nostro …. Così, quando dopo qualche miliardo di anni dall’evento, sulla crosta della Terra si raggiunge la temperatura attuale, nasce anche la nostra vita, al calduccio dei nostri 37 °C . …
2) “Fuoco”, nella comune accezione, è il fenomeno che, a seguito di reazioni chimiche (generalmente di ossidazione), si manifesta nel campo delle radiazioni elettromagnetiche, percepite dai sensi sotto forma di luce, o di calore. Ma l’energia calorifica interessa una maggiore parte dello spettro elettromagnetico, per cui, in senso scientifico (anche se grossolanamente approssimativo), non il termine “luce”, ma “fuoco” sta meglio ad indicare i fenomeni che si manifestano in tutto lo spettro. Parafrasando il Testo biblico, quindi, si dovrebbe dire: “E il fuoco fu”. “Fuoco”, dunque, è, in questa trattazione, quello del fiammifero, ma anche quello del Sole, o del Big-Bang …
3) E’ recente la scoperta, in Africa, di insediamenti in cui si producevano fuochi mirati a manipolazioni di materiali, risalenti ad oltre un milione di anni fa.
4) Il Giudizio post mortem è pressoché automatico: dopo aver lasciato il corpo, le anime vengono guidate da una vergine sul Ponte Cinvat (o “Ponte Capello”). Le anime buone, trovandolo largo, lo supereranno e ascenderanno al Cielo su scale a sette gradini; ma quelle malvagie, trovandolo stretto e perdendo l’equilibrio, cadranno nel baratro infernale a testa in giù.
5) Gli eretici – secondo il pensiero di Tommaso D’ Aquino, cui i Tribunali inquisitori si adeguavano – peccando contro Dio, andavano messi a morte. Ricordiamo che erano considerati tali anche i mistici che ricercavano un rapporto individuale, profondo, con Cristo. Nulla di simile avveniva nel mondo cristiano ortodosso. i “ribelli” di origine mani-chea, ma anche Valdès, i traduttori non auto¬riz¬zati dei Van¬geli, i veggenti, gli stessi Templari (divenuti troppo poten¬ti e poco sottomessi), i mistici “sospetti” come coloro che seguivano percorsi individuali di ricerca della Verità (ricordiamo Gioac¬chino da Fiore – XII sec. – e Giorda¬no Bruno – XVI sec.). Così, anche – aiutata dalla Francia e dai vassalli che si prestarono, volenti o nolenti, come suoi bracci secolari – eliminò ferocemente Catari, Albigesi, Templari, e tutti gli altri dis-graziati che, dichiarati colpevoli di eresia, pur tor¬turati, non abiuravano. La inoppugnabile giustificazione teologica era che, nel nome di Dio, quelle anime andavano salvate eliminando i loro corpi peccatori con le fiamme purificatrici dei roghi, dopo averli castigati a sufficienza con le più atroci torture in uso a quei tempi. Tecniche utili anche per preservare gli altri dal contagio …!!
6) L’Abruzzo ha subìto il processo di industrializzazione solo negli ultimi decenni, per cui conserva ancora oggi, quasi intatte, reminiscenze di antichi riti e tradizioni pastorali e contadine risalenti ai primi popoli italici. Cocullo, Anversa, Pollutri, Ortona, Francavilla, S. Salvo, Agnone, …. sono moltissimi i paesi che, nelle sere dell’inverno abruzzese, ravvivano coi fuochi, le ataviche tradizioni.
festa di s giovanni
in_Venere

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