SOME KIND OF MONSTER DI CHIARA DAINO


UNA NUOVA ANTOLOGIA DELLA POESIA E’ POSSIBILE

Il testo che presentiamo di Chiara Daino è di valore straordinario, documento poetico, e, come quello di Ambra Simeone, “manifesto” di una generazione, dunque un’opera che potrebbe essere degna di un’antologia che volesse delineare un tracciato all’interno delle nuove tendenze della poesia in Italia, e non sarebbe ardito tentare di comporne i sentieri, visto che i nomi fin qui accolti nel nostro blog – Simeone, Cunjal, Bardotti, Gazzoldi, Barbieri, Curi, Bertolotti rappresentano i porti, gli asili di un viaggio (di un esilio poetico) significativo, letterariamente memorabile: la loro testualità è già matura, poggia su basi solide, considerevoli (molti sono laureati in filologia classica) e i risultati sono pregevoli, in alcuni casi impeccabili. Non resta altro che imbarcarci nelle loro pagine, facendoci guidare dalle onde ritmiche e melodiche sprigionate dai versi: come accade per questo’opera –breve poema – di Chiara Daino, dalla cui bibliografia apprendiamo i trascorsi di cantante heavy metal, non a caso il testo è ritmicamente scandito, musicale, concepito come una lunga canzone che delinea le fattezze del mostro moderno, ovvero della donna che si esibisce su un palco di fronte al teatro del potere su cui si erge l’uomo, il maschio, amico, capo, marito, pontefice: “cambia solo il nome del carnefice / ma tu sei libero – di non guardare / quando il mostro si sega le ali / per essere: la capace latrina, / il tuo lurido vaso, pronta all’uso”, destinata alla sottomissione sessuale e sociale, all’abominio: “Questo mostro sono io / condannata all’abominio / perché conosco l’uomo”. Forse la poesia è il mezzo per dire l’abominio, per guardare in faccia il mostro o l’angelo della salvezza (di quale salvezza? forse quella dell’esprimere semplicemente, perché dire l’abominio è già essere nell’idea della salvezza).

CHIARA DAINO

Some kind of Monster

Sono io quel Mostro candido e fosco

e questo è il mio corpo bastardo,

uno scarto di placenta e metallo,

un ossame dalle borchie di vetro:

questi sono gli occhi dell’assurdo!

Iridi a spire, pupilla difforme,

piango pietre; perciò: non dirmi fragile

se ti eccita castigarmi per bene

se ti sborra facendomi male

erutta nel mostruoso femminile

che queste spalle larghe sono curve

dove spiovere – tutte le sevizie

dove snebbiare – le tue effusioni.
Queste ustioni sono le mie mani

questi tagli sono le mie gengive

queste grotte sono le mie tre bocche

per dirti – da questa ridda di rughe:

«sono tutte le mie messe in scena»

Questo è il problema: non sono io

quella problematica né labella

d’asilo (domicilio manicomio)

perché sono un mostro compiaciuto

– del mio ruolo destinato all’applauso –

che dirti? Sia geniale, sia ridicolo

questo mio corpo è piombo è tossico;

sono un lessico pericoloso,

ma sei sordo nel regno del più furbo.

Questo è il verso del mio disprezzo:

rùgghio in nome del vomito santo

quando sputo tutto – lo sperma rancido.
Un morso classico senza filetto,

non trovo orgasmo che mi sia freno:

fallo creativo, fallo meccanico,

fallo ginnico o fallo poetico…

Non trovi posto – nel cranio del mostro

che ricovera un ragno nel petto…

Amico, capo, marito, pontefice,

cambia solo il nome del carnefice

ma tu sei libero – di non guardare

quando il mostro si sega le ali

per essere: la capace latrina,

il tuo lurido vaso, pronta all’uso.

Io sono proprio quel tipo di mostro:

trasparente, non mi credo speciale

(è una «materia prima» l’orrore!)

ma questo mostro vive – nonostante.

Queste mie gambe non contano rotule:

per suggere menelik del potere,

preferisco pregare piano piano

l’angelo custode d’ogni strabismo.

Questa è la maschera di Magonio
questo è lo sgrano del mio rosario

questa è la fine che ho finito

quando ti sorrido – e ti saluto

senza sforzo, io ti strappo dall’incubo

godendo a gran sorsi il silenzio,

ritorno nel mio loculo etilico

Viva la metà e sbronza il doppio
Questo mostro sono io

condannata all’abominio

perché conosco l’uomo

[Bastarde senza gloria, Sartoria Utopia Ed.; 2013]

Chiara Daino, nata a Genova il 5 marzo 1981, alterna produzione autoriale e attività attoriale. La sua natura poliedrica è segnata dalla musica e dai suoi trascorsi di cantante Heavy Metal. Tra le pubblicazioni: Siamo Soli [Morirò a Parigi], (Zona Editrice, 2013, romanzo); l’Eretista (Sigismundus Editrice, 2011, romanzo); Metalli Commedia (Thauma Edizioni, 2010, poesia); Virus 71 (Aìsara Edizioni, 2010, poesia); La Merca (Fara, 2006, romanzo). Tra le raccolte antologiche: Bastarde senza gloria (Sartoria Utopia Ed., 2013, poesia); Storie di cibo, racconti di vita (coautrice di milAnoressica con Lello Voce, Skira Editore, 2012, drammaturgia). Ha performato suoi testi in diversi Festival Nazionali/Internazionali e partecipato a diversi poetry slam nazionali, vincendo il Monza Poetry Slam 2010 (Apocalissi quotidiane). Dopo una breve parentesi come EmCee (Expoetryslam abrigliasciolta) ha collaborato con l’attore Edoardo Nevola e, attualmente, indaga altre forme artistiche.

CHIARA DAINO

CHIARA DAINO

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