TRAPPOLA PER P(O)ETOFILI – DI DANIELE MENCARELLI


La giovane poesia di Daniele Mencarelli è data in pasto (nudo) alle bocche dei consumati critici. Astuto nel congegnare la sua macchina, nell’installare la sua trappola pronta a scattare, Mencarelli si rivela cacciatore di p(o)etofili. Forse proprio per questo è perdonato, e gli vogliamo bene: perché Mencarelli nel ricamare sopra la loro idea, li ingabbia in una bella seta di ragno, forgiando la parodia della gioventù più esibizionistica e crudele, emarginata e notturna: quella in cento anni cantata dalle malinconie di Leopardi, Pavese e Pasolini, dai furori di Ginsberg, di Corso, tutti parodisticamente ristretti nell’icona – caduti nella trappola – di James Dean.

TRE POESIE DI DANIELE MENCARELLI

Undici ottobre novantadue

sedici gli anni appena scoppiati

mille i cazzotti mille i baci

strappati dalle labbra di un paese

sgranato passo dopo passo,

senza mai soddisfarla veramente

questa fame infelice

questo desiderio cane di carne e vita

di voglie ubriache sempre in festa.

Non arriverà il sonno ma una perdita di sensi

un corpo sfinito che s’arrende

a qualcosa dentro di feroce.


Di lavoro vorrei fare il maledetto

delle mie poche candeline

farne un rogo più alto della notte,

gli amici di sempre attorno alle fiamme

intonerebbero una danza

canterebbero il mio nome mentre io

uno a uno guardandoli negli occhi

li abbraccerei prima di partire,

il mio amato branco di fratelli

che ha colpito in mia difesa

per cui avrei ucciso anche il mio sangue.

Guardaci volare sugli scooter

lungo il corso di questi anni

che finiranno un millennio intero.


Ogni sera un capodanno

il fuoco d’artificio esplode nelle vene

festeggiamenti da onorare in discoteche

dai nomi di templi venerati

dove in sacrificio si portano divieti.

Lampi di luce e tenebre

s’accoppiano soffiando sulla foia

appuntita su corpi ballerini,

“è la techno-music signorina”,

è il basso dritto della cassa

che raddoppia la velocità del cuore,

è la chimica mangiata a intervalli regolari

a darci questa gioia indurita alle mascelle

a fare di noi fratelli allo specchio

occhi sgranati e denti di coltello.

Daniele Mencarelli nasce a Roma, nel 1974. Vive ad Ariccia. Ha pubblicato cinque raccolte di poesie: I giorni condivisi, poeti di clanDestino, 2001, Bambino Gesù, Tipografie Vaticane, 2001, Guardia alta, Niebo-La vita felice, 2005, Bambino Gesù, edizioni Nottetempo, 2010 (vincitore del premio Città di Atri, finalista ai premi Luzi, Brancati, Montano, Frascati, Ceppo) e figlio, edizioni Nottetempo, 2013. Sue poesie sono apparse su diverse riviste letterarie, cartacee e on-line. È presente nelle antologie: L’Opera comune, Atelier; I cercatori d’oro, poeti di clanDestino, in Dieci poeti contemporanei, Pendragon e in “Nella borsa del viandante”, Fara editore.

DANIELE MENCARELLI

DANIELE MENCARELLI

 


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