L’ENTROPIA DEL CUORE DI MENOTTI LERRO


Continuiamo la pubblicazione di testi della nuova generazione poetica italiana offrendo al lettore sei liriche di Menotti Lerro,  personalità tra le più complesse e interessanti, ricercatore, saggista, prosatore, poeta, traduttore di indubbio valore.

Menotti Lerro. Sei poesie da

Entropia del cuore, Zona editrice 2015

I

[…] così vicino che la tua mano sul mio petto è mia,

così vicino che si chiudono i tuoi occhi col mio sonno. (P. Neruda)

Puro il mondo somiglierebbe a te.

Chi si inginocchierebbe

per raccomandarsi l’anima

trovandosi già in Paradiso?

Se mi avvicino mentre taci,

inquieto cherubino, sento i tuoi pensieri,

e vorrei avvincerli, farli miei,

purificare con essi quei residui

di tenebra dalle mie arterie.

Di notte, poi, tu dormiente,

sul bianco telone della stanza

gli oneiroi proiettano le immagini.

Così, leggiadro per non svegliarti,

ti vengo accanto, e appoggiata la tempia

alla tempia – spicchio di melagrana –

cerco d’ascoltare le voci.

A Maria Rosaria La Marca

II

Se tutti i timori del giorno

bruciassero nel mite tramonto

lasciandoci liberi di avere altre gemme

al mattino per guardare il mondo,

nessun uomo si eclisserebbe

negli angoli più reconditi della notte

tessendo ansiosamente i minuti

che lo separano dai coltelli

del sole impietoso alle carni.

Se tutte le fiaccole del cielo

ci scaldassero quando,

lacerati, ci mettiamo

in cammino su strade infinite

che mai conducono fuori di noi,

nessun uomo ripudierebbe

la dimora natìa scegliendo

d’ascoltare impotente

la nenia morente dei padri.

Tu che ora mi leggi in preda

all’ineluttabile speranza che in te

si riaccende come l’elegia

più struggente, ripensa all’incanto

dei torrenti, lascia che ti portino

nell’unico sobbalzo che conti,

ripensa al forziere seppellito

nella polverosa soffitta

dove, incredulo, riponesti

gli argentei sogni, e con un colpo

d’ascia lascia che, come i leoni

a cui viene aperta la gabbia, ritrovino

nella natura selvaggia la pace.

Rabac, 2 agosto 2014

III

Tremo

Tremo come il merletto del tuo petto

sul fieno madido che scoprimmo

increduli negli anni del battito irrequieto.

Tremo con i tuoi orecchini

diventando un solo corpo sui sedili

della nostra nave pronta a salpare

dalla riva sgranata degli occhi

al palpitante mare.

Tremo se dalla caligine del respiro

si eleva un’essenza di mirto e di fango,

se intravedo tracce d’ocra sulle mie pareti

o le cicatrici indelebili del collo.

Tremo se nel gorgo del tuo pensiero anneghi

ancora in quel singulto di baci, mentre taci

d’un tratto preannunciando l’eruzione

folle e simultanea.

Tremo riplasmando quei grappoli vermigli e

le tue mammelle, caramelle di fragola e miele.

IV

Tutto è ambrosia quando la stanza

è colma e i pensieri sono rondini

nella più mite estate.

Le strade s’inebriano d’oro,

si vestono da sposa, aulente rosa.

Allora vorremmo correre, gridare

quanto la vita sia bella

e che il mondo è madreperla

dove si vuole restare,

e in una ridda cantare

ciò che non smuore, il tremito

che chiamammo amore.

V

La tavolozza è delle lucerne dimora.

Ricordi? Ladra la pioggia

nella via dell’oro e l’Arno

mostrò i lividi prima che la rondine

azzurra ci istigasse ai pizzicotti.

“Hanno simili colori i sogni

e i baci lo stesso tepore!”

Abbarbagliato da un verde precipizio

mi aggrappo alla tesa

del cappello. Nella pace

del tuo seno sta nascendo

un vento irrequieto e caldo.

Se la pelle è un prato ben curato,

il sorriso è un effluvio profumato

di pomi selvatici e un taglio

profondo per l’innesto,

calamite indomabili dei corpi.

VI

Imbruna la sera.

La grandine brucia il vigneto,

spegne le imposte consunte al contadino.

Nella stanza nera

sradicato stelo

in mezzo alla bufera.

La voce che erompe di Tifeo è quella

di un randagio innamorato.

È notte!

Menotti Lerro

E’ nato a Omignano nel 1980. Laureato in Lingue e Letterature Straniere (Università degli Studi di Salerno), ha conseguito un Master of Arts sul ruolo del corpo in letteratura (Reading University), e un dottorato di ricerca sulla poesia contemporanea inglese e spagnola (Università degli Studi di Salerno). Insegna Lingua e letteratura inglese e spagnola in istituti superiori e ha insegnato Letteratura inglese in corsi post-lauream presso l’Università di Reading, Uk. Nel 2013-2014 è stato Visiting Fellow presso l’Università di Warwick, Uk. Ha lavorato come interprete presso ONU di Ginevra. Per la casa editrice Genesi di Torino dirige la collana di poesia Poeti Senza Cielo.

Tra i suoi libri di poesia: Ceppi incerti (Giubbe Rosse, 2003), Senza cielo (Guida, 2006-Introduzione di Augusto Orrel), Primavera (il Filo, 2008-Prefazione di Roberto Carifi), Gli occhi sul tempo (Manni, 2009-Prefazioni di Giorgio Bàrberi Squarotti e Walter Mauro), I Dieci Comandamenti (Lietocolle, 2009-Prefazioni di Giuliano Ladolfi e Vincenzo Guarracino), Profumi d’Estate (Zona, 2010-Prefazione di Luigi Cannillo), Il mio bambino (Genesi, 2011-Prefazoni di Roberto Carifi, Giuseppe Lupo, Francesco D’Episcopo e postfazione di Sandro Gros-Pietro), Nel nome del Padre (ibid., 2012-Postfazione di Giuseppe Gentile), Gli anni di Cristo (Zona 2013).

In prosa: Augusto Orrel. Memorie d’orrore e poesia (Joker, 2007-Nota di Erminia Passannanti), Il diario di Mary e altri racconti (Zona, 2008-Introduzione di E. Passannanti), Fuga da Orrel (ibid., 2012-Traduzione e analisi di Maria Brunner), 2084. Il potere dell’immortalità nelle città del dolore (ibid., 2013).

Tra le opere di critica letteraria: Raccontarsi in versi. La poesia autobiografica in Inghilterra e in Spagna, 1950-80 (Carocci, 2012).  

Le sue opere sono state tradotte in varie lingue.

Nel 2011 Andrew Mangham, dell’Università di Reading, gli ha dedicato il volume The Poetry of Menotti Lerro (Cambridge Scholars Publishing) con note di Giorgio Bàrberi Squarotti, Carla Perugini, Roberto Carifi, Francesco D’Episcopo, Giuseppe Lupo, Giancarlo Pontiggia e Alessandro Serpieri.

MENOTTI LERRO

MENOTTI LERRO

 

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