ROMA AMOR – LA GRANDE BELLEZZA DI MATTEO VERONESI


Un esemplare scorcio poetico di Roma composto da un Poeta che questo nostro logoro rumoroso indegno paese di corrotti mercati di osceni affaccendamenti accoglie: Matteo Veronesi, Poeta che come nessun altro riesce a offrirci il sentimento per una Città che definirei Sacra –ne mette in luce la prospettiva agonica, conflittuale, nostalgica e perfino sconcia di spazio decadente e decaduto ancora vibrante di gloria– Città già peraltro mirabilmente e similmente descritta nel libro in prosa di Filippo La Porta, “Roma è una bugia”, edito da Laterza, “Roma assomiglia a un lungo crepuscolo artico che si tinge di infiammati colori barocchi, al chiarore artificiale di una interminabile e dolcissima agonia recitata”. Veronesi esprime un tono elegiaco degno della migliore tradizione poetica europea. Siamo orgogliosi e onorati di presentare questi versi preziosi, cesellati, commoventi.

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ROMA AMOR
   In vero, Roma, un mondo sei tu; ma per me senza l’amore

Non sarìa mondo il mondo, e nemmen Roma, Roma

Goethe, Elegie romane

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Dove è sepolta, Roma, la tua voce

che si levò per i secoli dagli altari e dagli archi

dalle rovine irte di tenebre, nel chiuso

immobile alfabeto delle pietre

Muta mi sei come questa compagna

che si volge remota

e da cui fugge il mio sguardo –

un’uguale infinita lontananza

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A queste sponde venne un giorno l’eroe

e discese nell’umido ventre

dell’antica madre

Esplose

dal passato il futuro, dalla morte

la vita, dall’enigma la trama

di mille canti –

fiorirono

da quel germe, inesauste

le vicissitudini della gloria

e del sangue, si fece

carne il Verbo dell’odio

e dell’amore

Ora non è la storia

che il nostro tempo breve, il fato la danza

delle nostre inutili sorti –

quale mano invisibile ha fermato

l’alto moto dei millenni, chi l’ha chiuso e dissolto

in quest’ora velata di pianto

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Sulle scale

del Vittoriano ci invade il gelido abbraccio

del marmo

Sacrario

di vittorie defunte, profumo disperso

di consunti stendardi, sepolcro

di sacrifici insensati –

com’è simile

al nostro gelido amore, alle nostre

parole informi di vuoto e silenzio

il tuo immoto travaglio, il gesto fermo

e disperato delle forme

prigioniere in eterno

nella tua pietra di ghiaccio

(Potesse qui dormire il mio cuore

con i tuoi secoli morti di speranza e d’amore

con le tue mute corone

di sensi estinti)

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Dalle colonne atterrate, dai fori

folti di sterpi, dagli emicicli mutati in fondi golfi

di chiarore e di tenebra non si leva alla luna

che un lamento disperso di randagi

Dal buio dei secoli o dal vuoto

delle nostre ore, dagli abissi della storia o dallo iato

del nostro esistere una sola è la voce –

ci parla di vento, di abbandono

di una sola infinita solitudine

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Come suona, in San Pietro, lacerato dal gemito

del microfono ciò che rimane

del Verbo antico di sacrificio e d’amore, confuso

con il vento che piove

dagli intercolunni nel vuoto

della piazza e si torce, e mulina, e risale

le colonne ritorte, le volte incurvate

oltre se stesse, nel buio, e modella

il gesto involuto del profeta e dell’angelo –

e come torna, riflesso, fatto lacrime e luce, nel marmo

della Pietà chiusa in sé, che se stessa rispecchia

nel gelido cerchio delle membra

il volto della Madre

senza dolore e voce

(così fra noi la trama spezzata

del dialogo infranto, baleno

di fiamma lontana, arido sole

di mare antico –

amore, parola che logorano

chiuse labbra remote)

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Termini infine ci ingoia

con il suo vuoto immenso di vetrine

e di vento, con l’ebbrezza inerte

del moto e delle merci

E tuoni il rapido, frantumi

il breve sogno di secoli e pietra

e amore e pace e memoria –

trascorrano

alti i filari di fumo

e acciaio e cemento, ci riprenda in sé il gorgo

dei giorni uguali

******************************************************************

Matteo Veronesi, nato nel 1975, ha conseguito il dottorato di ricerca all’Università di Bologna. Ha pubblicato vari saggi sulla letteratura italiana e comparata in riviste e miscellanee. È autore delle monografie Il critico come artista dall’estetismo agli ermetici (Bologna 2006) e Pirandello (Napoli 2007). Ha tradotto dal latino (Seneca, Persio) e dal francese (Jammes, Le dit du sourd et muet di D’Annunzio). La sua raccolta di poesie Il cordone d’argento (Bologna 2003) si può ora leggere qui: https://archive.org/details/IlCordoneDargento-FrammentiPerLaSorella. Suoi versi sono stati incluso nell’antologia Il miele del silenzio (Novara 2009).

MATTEO VERONESI

MATTEO VERONESI

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