BAR BAR DI JULIAN ZHARA (SPRITZ ALL’ANAPESTO)


Tre poesie in prosa ritmica, che ruotano attorno allo spritz. Lo spritz è fatto di tre movimenti: vino, Aperol/Campari e Seltz. Il terzo movimento è quello più lungo. Così anche l’anapesto, figura retorica che fa da base a questo progetto è fatto di due sillabe brevi e una lunga. Da questo anche il titolo Bar Bar, un omaggio proprio alla teorizzazione del barbarismo carducciano. Mi piaceva vedermi un Pavese anaffettivo, in jeans strappati e trench che gira per i baracci di Venezia a osservare l’umida umanità ruotare attorno allo spritz. (Julien Zhara)

Bar Bar

                                                                                                        A Luigi Nacci

I.

Gigi s’incazza: lo spritz annacquato nemmeno le palle ci lavo e bestemmia, che un Dio sordomuto capita a tanti ma Gigi lo chiama al dovere e sputa sentenze sul banco, ora palco ora gruppo d’ascolto. Stai zitto un minuto, che sento che vuole, dice il barista, col bar oberato di carne assetata, che fuma dal naso, che tende le braccia, pretende lo spritz al campari e uscire a berlo in lisciata ma Gigi si gira, rovescia il bicchiere addosso al barista e puttana tua madre, vai in figa e restaci l’ultimo stronzo mi dice che fare, spinge la massa di gente, sull’uscio si ferma, si gira e un destro gli spacca il naso, il barista saltato il banco, lo riempie di botte, la gente si mette davanti, ci prova a fermarlo, da palco di lagne e un altro ti pago, in poco un ring e le nocche insanguate del barman martellano Gigi che piange e mo basta il barista si leva da terra, c’è solo silenzio intorno, un silenzio che pesa sull’ora felice più del finale ai mondiali rubato ai rigori. La mano che trema e fa spritz, l’occhio disperso nell’odio, nessuno scavalca la fila, nessuno si mette a urlare, c’è un uomo dietro a quel banco, c’è un uomo disteso per terra, nell’aria del bar si respira rispetto.

II.

Aspetta davanti al banco Mattia qualcuno che butti una bicchiere di spritz e così ogni giorno, dall’una alle quattro, poi cambia locale e aspetta davanti al banco magari la stessa persona che scola il bicchiere in un sorso parlando di quando la volta che il figlio di Gianni bucava le nubi, ruttando in faccia alla vita. La moglie ex novo l’ha fatto cornuto con mezzo paese, lasciandogli il figlio in custodia, ti offro qualcosa nel gergo del posto era uguale alle scuse, gli chiavi la moglie e ripari offrendo uno spritz: due euro il bidé per il senso di colpa. Racconta Mattia, la notte passata ha visto in tivù una storia tremenda ma vera: un killer seriale ammazza il tempo lasciando indizi sul vento, nessuno ha trovato il movente e gli cade il bicchiere e la vita percorre lo stesso binario di ieri, così ogni giorno dall’una alle quattro termometra al banco la sorte.
Aspetta davanti al banco Mattia il momento opportuno a sfondare le porte aperte coi corni.

IIII

Flavio, il vento sai soffia sull’ombra di rosso, tempesta nel fegato, spari dal cazzo pendente gocce di lava, nemmeno più tira, la roba raccolta nel pacco ti serve ormai solo a spargere il vino acetato potessi tagliarlo senza dolore faresti a meno, custode geloso del mosto diluito che paghi barando a carte; potessi un tzac del coltello che tieni nei jeans, il vino ritorna e circola ancora nel corpo, se pisci ne sprechi almeno metà. Poc’altro che povero stronzo tra stronzi locali i foresti in ste zone le tracce le lavi senza prodotti speciali. Amico di tutti ma un uomo si conta da quanti nemici ha vinto nell’arco del giorno, l’amore di notte riapre ferite che Dio in persona si lava le mani e gira a vedere chi ha più urgenze. E te ne vai. La scimmia fedele in spalla nessuno la vede e ti guida per spazi angusti e gratti i muri con spalle un tempo temute, gratti la notte, gorgheggi parole saltando piastrelle, cantando ti sfasci per terra, la pozza di acqua piovana ti ospita il muso ti mostra le stelle e fai bolle ridendo, zittisci la scimmia, mai visto un cielo più bello, un cielo ricchione si specchia sull’acqua per ore.

Julian Zhara nasce a Durazzo il 21 Maggio 1986. Trasferitosi in Italia all’età di 13 anni, ha all’attivo una pubblicazione, In apnea (Granviale, 2009) con la prefazione di Aldo Vianello. Presente tra i finalisti del Premio Dubito in L’epoca che scrivo, la rivolta che mordo (Agenzia X, 2013) . Oltre che poeta, performer è organizzatore culturale di eventi poetici e letterari a Venezia. Dal marzo 2012 ha iniziato una collaborazione col compositore Ilich Molin e il video-artist Enrico Sambenini per il progetto “Dune”. Scrive per la rivista Blare Out con cui cura anche Andata e Ritorno. Festival di poesia orale e musica digitale.

JULIAN ZHARA

JULIAN ZHARA

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