REMOTTI: QUANDO QUALCUNO CREDE NELL’UOMO di MASSIMO PAMIO


Remotti, io lo adoravo. Mi aveva eletto suo editore perché aveva capito che non sarei mai riuscito a vendere più di cento copie dei suoi libri, e a lui quel che interessava era imbarcarsi in un’avventura nuova ed esaltante, ma senza un secondo fine che non fosse quello appunto di realizzare un suo desiderio e, udite udite, il mio. Che incontro ragazzi! Quello di una vita: Remotti era un personaggio di culto, un talento indiscutibile, scappato da una Roma borghese per finire in un paese esotico che gli era risultato stretto (il Perù), dove aveva incontrato gruppi ispirati dal pensiero di Gurdjeff, quindi il ritorno a casa, le esperienze di vita, le donne e l’Amore che lo avevano portano a due ricoveri coatti, perché Remotti se amava era fino alla disperazione, fino alla nullificazione di se stesso, fino a precipitare nel buio più oscuro della mente e del cuore. Quando si è ripreso, ha dato sfogo a una vena creativa che gli è esplosa in mano, facendolo diventare sia un pittore e scultore d’avanguardia che (con Renato Mambor e altri) ha fatto scuola negli Anni Sessanta sia un mattatore da teatrini off, dove si esibiva in spettacoli in cui monologava con se stesso (“Remotti è matto”). In seguito, l’incontro con il cinema e con grandissimi registi che lo hanno diretto in piccole ma succose parti, da Francis Ford Coppola a Marco Bellocchio, da Nanni Moretti (indimenticabile nella parte di Freud in “Sogni d’oro”) a Ettore Scola, dai Fratelli Taviani a Werner Masten, da Peter Ustinov a Nanni Loy, da Carlo Mazzacurati a Salis, Verdone, Nichetti, ecc. In televisione, inanella alcune trasmissioni di culto, su una falce di luna legge l’oroscopo (Rai Due) oppure si spoglia leggendo poesie (nel Costanzo Show). Ha scritto 4 pezzi teatrali, pubblicato numerosi libri, diversi CD musicali, tra cui “Remotti in voga”, “Remo!”. I suoi libri: “Ho rubato la marmellata” (Le Parole Gelate/Sensibili alle foglie), “Poesie con spogliarello” (Tracce), “Memorie di un maniaco sessuale di sinistra” (Noubs), “Città, donne, segni zodiacali, Ferrovie dello Stato, monologhi, mostri …ed altro” (Noubs), “Sto per diventare quasi famoso” (Noubs), “Con Remotti alla ricerca di Dio” (Noubs), “Il meglio di Remotti” (Noubs) e un piccolo capolavoro: la sua vita a fumetti, “Remotti a fumetti” (Noubs).

Chi era Remo? Quale è stato il senso della sua vita esaltante, eroica, piena di furori e poi, alla fine, ispirata da una consapevolezza spirituale che ne ha fatto un vero e proprio maestro? Me lo chiedevo già nella quarta di copertina del libro “Il meglio di Remotti”: un attore, un pittore, uno scultore, uno scrittore, un musicista, un maestro spirituale, un astrologo, un mistico, un profeta, un parto della fantasia gemina di Charles Wilhelm Bukovski Reich, un energico personaggio dei fumetti, un interprete dei nostri tempi, il quarto mistero dei Maya? Solo chi lo ha seguito al cinema, al teatro, nelle gallerie d’arte, negli spettacoli televisivi, chi lo ha ascoltato nei suoi CD musicali, nelle sue performances tenute nei luoghi più disparati può farsene un’idea: sbagliata. Remotti è una leggenda, un mito, l’irreale proiezione delle nostre più scatenate fantasie. Potrebbe costituire una chiave della nostra realtà, se avessimo porte meno sgangherate. Il fenomeno Remotti è stato oggetto di tesi di laurea, di studi, di analisi mediche e sedute psicanalitiche. Le persone come Luisa e Federica e gli amici potrebbero dire qualcosa in più per restituire Remotti alla verità. Invece Remotti è stato un esempio vivente della verità: lui la verità la teneva dentro, la ostentava, la verità era lui stesso, con la sua vita, con la sua sincerità, la sua generosità. In una società come la nostra, dove codice unico è la menzogna, Remo è diventato un personaggio di culto perché era uno dei pochi che faceva coincidere la sua vita con la sincerità più assoluta. Remotti non ha mai detto menzogne, neanche per bontà, a costo di essere feroce. Remotti credeva nell’uomo e che la verità, solo quella, potesse redimerlo. Sono andato con un cantautore giovanissimo Paolo Fiorucci a trovarlo. Abbiamo pranzato insieme, ha raccontato la sua vita tenendoci col fiato sospeso, un vero magister vitae, uno di quelli che sanno vivere la vita perché la amano fino in fondo, senza mediazioni, senza inutili fronzoli. In modo eccessivo, forse, ma consapevole di dover pagare personalmente questa partecipazione esuberante: con due ricoveri e poi il ritorno nella terra dei viventi, dove Remo è tornato ma senza poter dire più menzogne: vivendo generosamente, per sé e per gli altri, donandoci in quel pranzo tutta la sua vita come un film, come il miglior regista che ho mai conosciuto. Remo amava la sua vita e le persone che la vita lo dividevano con lui, la sua Luisa, la sua Federica. Federica era un miracolo che la vita gli aveva donato, quello di una figlia in età avanzata. Forse Remo credeva come nessuno non solo nella vita ma perfino nell’uomo, conoscendo le sue miserie e i suoi splendori. Me ne vado da Remo con immenso dolore, ma con la certezza che egli adesso vola nel centro della terra: eh sì, perché chi amava così la vita non sarà nell’Alto del Cielo, ma nel centro della Terra, dove il fuoco della passione purifica lo Spirito dell’Angelo Remo della Passione più Vera e Sincera, per accendere sulla superficie del pianeta la nostra pallida energia di verità e di passione.

REMOTTI LUISA E FEDERICA

REMOTTI LUISA E FEDERICA

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