LA POESIA DEL FUTURO. Sullo stile di BARBARA GIULIANI (note di MASSIMO PAMIO)


Che lo vogliate o no, QUESTA è la poesia del futuro. Tra venti o trent’anni tutti scriveranno così. Barbara Giuliani è stata la prima a imprimere alla scrittura questa particolare curvatura retorico-stilistica: a lei dunque la palma della più interessante voce della rassegna di poesia che il blog Noubs ha promosso da quasi un anno a questa parte, coinvolgendo alcune dei più autentici autori giovani della poesia italiana. Profetessa della forma calata in uno stile fintamente vintage, antesignana del Nuovo Movimento di Scrittura Poetica Futurfumistica o Futurandroids, la Giuliani pensa in modo veloce, realizza nello stesso istante, propone una versione angolare (fin troppo angolata) della frase, contribuisce a cambiare le carte in tavola del gioco, affronta le regole e le sbugiarda, in una guerra (un blitzkrieg) che si risolve quasi sempre a favore del linguaggio, l’unico gioco che ci è dato di spendere. Scrive: “Sotto alcool o droga, sotto qualsiasi percezione di luna curva stanotte, so che ho almeno 50 parole per te”. Lettore, linguaggio e referenza stessa sono avvisati: c’è una possibilità che la scrittrice sfrutta ponendosi al limite, nell’abisso dove si stringe tutto in un collo mozzafiato contraddistratto dall’inedito accostamento, dall’encausto significato, dove il linguaggio aumenta e produce qualche curva logica in più, una protuberanza, un arrossamento dell’imbuto, un rutto piroettante, azioni linguistiche che arricchiscono il linguaggio e la logica, perché mente e linguaggio ormai crescono insieme verso il futuro (Massimo Pamio).

 

CRUDA

 

Barbara Giuliani; dicono sia maggio.

Non cercare le P: ti troveranno.

Posso raccontarti piccole storie quadrate, perché non sono abbastanza grande da reggere con una mano un bicchiere di vetro e con l’altra fumare.

A mio padre.

-Finisce anche l’acqua tonica-

Le donne non attendono mai gli strucchi di mani prima che la notte venga a prenderle in sonni sprofondi.

Teorie di cieli torti e retti, di geometrie piane e cappuccini senza schiuma. Parole, di sciolina e neve, disciolta e raccolta.

E’ il 1995 e Sarah Jane Morris canta sfatta sul palco Blue Valentine e ruba le ciglia di plastica di Queen Save senza God.

Sono fretta e non taglio.

Le anime indossano scarpe di donna di un numero più piccolo.

Tu; fai una pausa che sia lunga.

Semplicemente.

Compilare a piacimento.

Non forniamo penne. La cartoleria rimane aperta dal lunedì al venerdì dalle 8.30 alle 12.30 e dalle 16.00 alle 20.00.

Non si effettuano contestazioni sulle fotocopie richieste al personale addetto.

Stropicciando quieti quieti. L’odore di sonno.

Svegliamente vivi, sotto le insegne di polaroid datate.

Chiamando a una a una le pecorelle di steccati aperti.

Carica il tuo fucile Barrett M82 a 3000 di gittata.

Non lo saprebbe scrivere nemmeno Marilyn. La parola del giorno è cocaine nights, solo per il chiasso che produce in bocca. Sotto alcool o droga, sotto qualsiasi percezione di luna curva stanotte, so che ho almeno 50 parole per te. Tutte quelle che mancano sono mancia. Il souvenir è un crampo d’addio: dammi il giorno copertina. Parlo d’amore ad averne amato, parlo come parto di dolore, di Caino figlio unico, come Madonna senza doglie. Racconto di sconti dal 10 gennaio al 28 febbraio, di cassiere troppo grasse con orecchini a sonagli, di carrelli della spesa a sposarsi in file da 1 euro. A coppia. Racconto impressioni, solo notturne, perché il giorno è un’interrogazione di storia dell’arte in una classe di mutilati. Descrivo a 10 a 10 fotografie, di scorci accorti a non avere troppa luce per arrossire.

Tocca a te.

Non avevo nemmeno 1 euro per il carrello della spesa, sono rimasto nel parcheggio seduto sul disegno dei portatori di handicap, tutto il pomeriggio. Passano alla radio uno speciale sui Beatles. Lennon non muore nemmeno in pubblicità. Ho scoperto che le persone hanno gli occhiali da sole. Mi sono tolto le scarpe e ho giocato per una buon’ora con i calzini. Ho pianto tutta la mezz’ora che mi sono accorto di aver perso la lista della spesa, non me ne volere. C’era il miglior volantino d’offerta di tutto l’anno. Torno quando tutti i carrelli avranno trovato pace per la mia a senza. C’è una signorina grassa e con orecchini a sonagli che mi sta chiedendo che ore sono. Ma non lo vede che sono impegnato in una mano a scarabeo? La Q vale 10 punti. Ad averla una Z.

Pausa megafono.

La malattia di un amore vestito da cura.

Il cuore non è mai vergine.

Insisto con Tommy Hunt e bolle d’acqua di colla, passando con una Vespa 125px sotto lampioni antidroga.

I silenzi sono grammi, te lo scrivo, come camomilla e caffè, no foto engaged.

Sai fotografare le ruote? Vuoi essere mio fratello? Ho un albero tutto per te.

R-esiste. È una molla bimolla a tracolla.

Gli aggettivi non sono mai giustificativi.

T’attendo quando l’ombra è in pena.

‘Assente per indisposizione d’anima’.

Squillami. Squillami. Squilla. Spilla. Nel culo. A forza di ripetere diventi concavo.

Luci rotte e giraviti di vene. Non vuol dire niente.

Credi.

Credi male.

Te lo dimostro.

Un segno qui, uno lì, un punto su, un asterisco giù, sotto un segno, sopra uno zigomo.

Fatto.

Così.

Capito.

Capito che sono le 21.00 spacca, spacca: spaccate.

Gioco rima in notturno.

Spaccate

Arcate- stuttura precipitatoria

Evacuate

Rincuorate

Dimenticate

Sono bravi tutti a fottere. Non è un verbo; ribolle.

Non ho i soldi per la trasferta in deltaplano. No passengers. No kasko.

Il mio Hip Hop fa acqua da tutte le parti.

Sommalo.

Non tollero:

la polvere nel sacchetto dell’aspirapolvere,

la buccia di mela nella torta di mele,

l’acquolina nella bocca di fame.

Il tramonto è una scogliosi del sole. S’ammalano anche i sogni. Sappilo.

Gloria a Dio che ne ha, giocando con le biglie.

Indian Tonic Water (1783) non so nemmeno pronunciarla questa data.

Seppellendo arsure di no luogo.

Stucchevoli dolciumi marmellatosi di prugne.

Sinceramente affetta da comune paura di ingrassare.

L’amore è dieta. La dieta dei sentimenti.

Manchi a me. Quando non fa buio.

Manara disegna mattonelle di un bagno pubblico per uomini. Non so il giorno.

Ho due certezze:

le ali di sudore

e

le ballerine hanno piedi bellissimi solo quando indossano le scarpe.

Ho un debito:

il verbo accelerare, accelera con una sola elle. E’ una vita di l che devo rendere,

oltre ai dieci grammi di coca colombiana che ho già sniffato.

Zivot je cudo.

Senza miracolo.

 

Barbara Giuliani classe 79, pescarese, 40 di scarpe, ama i semafori rossi in pieno traffico, la polvere sullo schermo del televisore, le sigarette delle 10 di mattina, l’odore dei pennarelli a spirito e la connessione lenta del PC. Quello che leggi puoi toccarlo. Questa vita è troppo veloce, modalità slow emotion attivata.

BARBARA GIULIANI

BARBARA GIULIANI

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