SULL’ENCICLICA PAPALE (riflessioni di Tino Di Cicco)


Confesso che la risposta aerea di Papa Francesco al giornalista che sollecitava un giudizio sulla persona gay, è stata per me una delle più profonde lezioni di umiltà.

Dire: “Chi sono io per giudicare un gay?” è stato un po’ rinnovare il dolente amore di Gesù per gli uomini; per tutti gli uomini.

E non solo grazie a quella risposta cresce sempre più la fiducia che l’attuale Papa riscuote tra credenti e non credenti. Fino a diventare in Occidente uno dei pochissimi, se non l’unico, che possa permettersi parole come se fossero amore.

Sono stati molti i pensieri e i comportamenti di Bergoglio che sembrano testimoniare una sensibilità etica non sempre diffusa nei piani alti della Chiesa.

Le considerazioni critiche sull’enciclica “Laudato si’” del “Santo Padre Francesco” non sono perciò partorite da un pregiudizio, ma tendono a realizzare un dialogo onesto per rintracciare le origini di quella fabrilità dell’uomo che sta distruggendo le condizioni di vita sulla terra.

Si tratta di prendere sul serio le preoccupazioni che alimentano l’enciclica, evitando sia il pre-giudizio positivo che quello negativo.

Occorre tentare di capire chi e cosa ha fornito “copertura ideologica” a quella rapacità della razza umana che ha reso poi inevitabile una risposta “eco-logica”.

Ed è innegabile che il passo di Genesi 1,27 dove sta scritto

Dio creò l’uomo a sua immagine;

a sua immagine Dio lo creò;

maschio e femmina li creò.

Dio li benedisse e disse loro :

“siate fecondi e moltiplicatevi;

riempite la terra;

soggiogatela e dominate

sui pesci del mare

e sugli uccelli del cielo

e su ogni essere vivente

che striscia sulla terra

(Genesi 1,27)

tende a legittimare un rapporto con la natura totalmente diverso da quello vissuto dai greci.

Il buon Francesco 1° dice però che l’interpretazione di quel passo biblico è stata “distorta” (pag. 20); ed è comprensibile che dica così, perché anche lui non può non riconoscere che la lettura (“distorta”) di quel passo è l’origine di moltissimi problemi della modernità.

Ma è difficile parlare di “cattiva interpretazione”: il passaggio dell’egemonia “spirituale” dalla cultura greca alla religiosità ebraico-cristiana ha prodotto l’occultamento della divinità della Phisis, e l’adorazione del Dio creatore Onnipotente, da cui poi tutto il resto.

Qui è impossibile ridurre tutto a cattiva interpretazione!

Da una visione naturo-centrica (e quindi “tragica”), siamo passati ad una visione antropo-centrica (e quindi ottimistica).

Protetto dall’Onnipotenza del suo alleato creatore del cielo e della terra, l’uomo non ha più vissuto la consapevolezza tragica della sua precarietà, ed ha potuto liberare tempo ed energie per generare la tecnica, l’economia, la psicologia e tutta la modernità.

Quando perciò Papa Bergoglio invita a “riflettere… sul paradigma tecnocratico dominante” (pag. 31) è difficile non far derivare questo paradigma dalla perdita del sentimento “tragico” dei greci, sentimento a sua volta generato dalla consapevolezza di essere subordinati alla casualità della natura.

Questa casualità “naturale” è esattamente il contrario del posto che la religiosità ebraico-cristiana assegna all’uomo; riconoscendolo padrone della Terra e del suo destino grazie all’Alleanza con Jeowa.

((Il passo 1,27 del Genesi citato si inserisce perciò in un contesto “ideologico” che rende difficile parlare di “cattiva interpretazione”.))

C’è una falsificazione originaria alla base della religiosità ebraico-cristiana, e quella falsificazione ha guidato tutto il “progresso” fino ai giorni nostri. La menzogna sta nell’incapacità dell’uomo di guardare a viso aperto il nulla dell’uomo, e di nascondersi questa sua “tragica” condizione protetto dall’Alleanza con l’Onnipotenza di Dio.

Jeowa ha consegnato la Terra alle pretese dell’uomo; quando poi ci si è resi conto che queste pretese stavano distruggendo la Terra, allora si tenta una diversa interpretazione della parola biblica.

Alla luce dell’attualità, dei nuovi “valori”, si reinterpreta tutto il passato; e così non può non fare anche il Papa.

L’eco-logia della Chiesa sembra perciò più il tentativo di costruire ancora una volta cattedrali cristiane dove c’erano templi pagani, che un profondo ri-pensamento delle radici del nostro “mondo”.

Ma perché il tentativo si realizzi ancora una volta, occorre che gli uomini riescano a chiudere gli occhi sullo strettissimo legame che esiste tra l’Onnipotenza del Dio e l’arroganza dell’uomo. Onnipotenza che il mondo ebraico-cristiano non si è mai stancato di ripetere (tranne quei “maledetti” eretici chiamati mistici), e che il pensiero greco non ha conosciuto.

Quando il coro del “Prometeo incatenato” di Eschilo chiede a Prometeo” chi regge il timone del destino?”, la risposta di Prometeo è: “le Moire triplici, le Erinni memori”. “Dunque Zeus è più debole di loro?” Chiede preoccupato il coro. “Non potrà mai sfuggire al Fato; mai”, sarà la parola definitiva di Eschilo-Prometeo.

Questa è la differenza fondamentale tra il mondo greco e quello ebraico-cristiano, e non c’entra niente l’eventuale “cattiva interpretazione” del passo 1,27 del libro della Genesi.

Zeus non era Onnipotente; Jeowa sì, è questa la differenza fondamentale tra il mondo greco e quello ebraico-cristiano. E l’”Onnipotenza” del Dio era ed è l’Onnipotenza dell’uomo.

Il passo biblico è perciò coerente con la visione di un uomo che si è illuso di poter dominare la natura grazie all’alleanza con l’Onnipotente. Questa è la Hybris che è alla base del cristianesimo ebraico; un’arroganza smisurata ha portato un “bipede senza le ali” (Platone) a credersi signore del mondo per interposto Dio. E questa arroganza non poteva non portare alla quasi-distruzione della terra.

Adesso che il ramo sul quale è seduto l’uomo è stato quasi del tutto tagliato, qualcuno incomincia a riscoprire la divinità dell’albero.

Tino Di Cicco

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