LE EDIZIONI NOUBS RICORDANO IL PIU’ GRANDE DEGLI ITALIANI: UMBERTO ECO


UMBERTO ECO L’ULTIMO ENCICLOPEDICO

Grazie alla sua profonda conoscenza della filosofia, Umberto Eco riuscì a comprendere i segni dell’epoca in cui viveva, diventando il più grande semiologo vivente. E’ stato l’ultimo sapiente in grado di offrire una visione  personale del mondo, l’ultimo grande rappresentante del sapere umanistico, oggi  fortemente attaccato da un sistema capitalistico-produttivo, teso a creare solo consenso e a escludere concezioni critiche o letture e interpretazioni non innovative, non allineate su una ragione progressista e sostitutiva, che sostituisce il vecchio immediuatamente col nuovo e così via, distruggendo ogni cosa (non a caso il primo problema del pianeta è diventato quello di dove mettere i rifiuti e gli scarti di questo sistema tritatutto). Un sistema che cancella il passato, l’esperienza, la saggezza che ci ha preceduto e di cui Eco era il maggiore alfiere in Italia e nel mondo.

Proponiamo un breve brano tratto da: Il codice del mondo, Umberto Eco,1987. 23843408-Nastro-di-consapevolezza-nera-su-sfondo-bianco-Lutto-e-simbolo-melanoma--Archivio-Fotografico

(…) Si può mostrare la mano per dire che anche il sistema periodico degli elementi è organizzato nello stesso modo: come in una mano di un mutilato, se anche mancasse empiricamente il medio, posso estrapolare che esso dovrebbe esserci, che c’era o che potrebbe essere ricostruito plasticamente, perché deve esistere qualcosa che istanzia la posizione astratta, così deve anche avvenire per un sistema periodico degli elementi. A questo punto si può decidere che i rapporti tra le dita della mano esprimono anche i rapporti tra aria, acqua, terra e fuoco, tra gli umori, tra i pianeti (naturalmente se la sintassi della mano gioca su cinque soledita occorrerà ridurre a cinque il sistema planetario), tra i cinque sensi, e così via. Condizione per questa operazione è che il sistema globale del mondo sia tale che ogni operazione compiuta sulla mano corrisponda a una operazione possibile nell’ambito dei diversi sistemi mondani che essa esprime.

In tal modo un sistema sintattico diventa discorso che esprime e significa la struttura e gli accadimenti possibili di tutti gli altri sistemi mondani. Il codice della mano diventa il codice del mondo. Se il mio esempio è apparso bizzarro, si rifletta sul fatto che questo è avvenuto con il codice della musica, trasformato da sistema sintattico in discorso sulle leggi che reggono l’universo. Se il sistema più elementare che descrive i rapporti tra i suoni (quello che abbiamo deciso di chiamare codice della musica in senso lato) può essere oggi espresso in linguaggio matematico, con la metafisica, l’estetica e la musicologia pitagorica è accaduto il contrario. Si è deciso che ogni sistema, fisico o matematico che fosse – in assenza di un linguaggio matematico sufficientemente articolato – poteva essere espresso nei termini diun metalinguaggio musicale. La teoria classica della proporzione, la più elementaree più antica delle teorie estetiche e matematiche, concerneva certole proporzioni del corpo umano {vedi il canone di Policleto) o delle costruzioni architettoniche (vedi Vitruvio), ma la sua prima formulazione appare nell’ambito della musicologia pitagorica. Se Pitagora è l’inventore della spiegazione matematica dell’universo lo è perche primum omnium Pythagoras (fuit) inventor musicae, come dirà nel Medioevo il monaco Engelberto. La consonanza – che altro non è che un altro termine per proporzione – è inizialmente, con Boezio, nozione musicale: Consonantia, quae omnem musicae modulationem regit, praeter sonum fieri non potest … Etenim consonantia est dissimilium inter se vocum in unum redacta concordia… Consonantia est acuti sono gravisque mixtura suaviter uniformiter auribus accidens (De Musica 1, 3-8, PL 63) Ma questa consonanza, che regge la sintassi musicale, regge anche ogni altro fenomeno fisico e Boezio ci ricorda come Pitagora, osservando come i martelli di un fabbro producano sull’incudine suoni diversi, si era reso conto che i rapporti tra i suoni sono proporzionali al peso dei martelli. Parimenti vi è rapporto di consonanza tra fenomeno musicale e fenomeno psicologico, e infatti (tornando all’esempio dell’adolescente ubriaco) è possibile cambiare il suo umore mutando il modo, perché l’anima e il corpo sono soggetti alle stesse leggi dei fenomeni musicali e queste stesse proporzioni si trovano nell’armonia del mondo, così che micro e macrocosmo sono legati da un’unica legge matematica. L ‘uomo è conformato sulla misura del mondo e trae piacere da ogni manifestazione di tale misura: amica est similtudo, dissimilitudo odiosa atque contraria. E Onorio di Autun cercherà di spiegare “quod universitas in modo cythare sit disposita in qua diversa rerum genera in modo chordarum sit consonantia” (Liber duodecim quaestionum, PL 72). La vicenda del modello musicale, come discorso che descrive l’universo, attraversa tutto il Medio Evo, trionfa nel neoplatonismo rinascimentale a partire della Harmonia Mundidi Francesco Giorgi (1525), influenza astronomi come Copernico e Keplero, ispira la magia e la medicina rinascimentale e secentesca (così che troveremo in Robert Fludd (Katholikon medicorum katoptron 1631) il modello del tetracordo usato per spiegare le analisi delle urine). Questa vicenda produce molte interpretazioni deliranti del mondo, ma se il problema della cultura moderna è stato quello di passare da una logica delle qualità a una logica delle quantità (e alla spiegazione del mondo come libro scritto in caratteri matematici), il modello musicale ha avuto una funzione paradossale. Esso cercava di rendere ragione di una esperienza empirica, l’esperienza dei suoni, che noi percepiamo come qualitativa, ma lo faceva per formule quantitative. L’idea pitagorica che vasi o bicchieri riempiti di quantità diverse d’acqua producano suoni diversi, gioca su una analogia visiva che può indurre a fantasie qualitative, ma ha al fondo, come propria base, una regola quantitativa.

 

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