MASSIMILANO NUZZOLO – QUANDO LA LETTERATURA E’ UN PIACERE


Mi hanno spesso chiesto come scrivere un racconto intenso e di valore letterario. Mi sono sempre astenuto dal rispondere, raccontare è un dono di Dio, che non si ottiene in cambio di un consiglio o di dieci lezioni tenute presso una scuola di scrittura, per di più…. creativa! Se il talento c’è, come fare per migliorarlo? Ecco, il mio consiglio è perentorio e univoco: leggere. Leggere i classici e poi leggere i classici e poi tenere sempre con sé in ogni occasione un block notes con una matita per esercitarsi a scrivere e ad annotare ogni impressione, anche la più fuggevole o trascurabile. E poi se volete imparare a scrivere racconti non perdete questo piccolo capolavoro di Massimiliano Nuzzolo, un esempio di come si riesca anche cent’anni dopo Proust a consegnare al lettore il piacere della lettura, a spingere il lettore nelle braccia del sogno letterario. Nel racconto “Io e Frank” di Nuzzolo tratto da “La felicità è facile” vi troverete completamente immersi, come se vi trovaste in quella e non nella vostra dimensione. Quando la letteratura diventa luminosa, grazie a personaggi palpitanti, a situazioni sorprendentemente reali, quando tutto diventa così vero da coinvolgervi completamente, e occhi, e naso, e bocca e mani e braccia e pelle sono completamente stati risucchiati dalla pagina, ebbene, allora state approfittando di un incanto, di un piacere unico che si chiama letteratura (Massimo Pamio)

Massimiliano Nuzzolo è nato a Mestre nel 1971. Ha esordito nel 2004 con il romanzo L’ultimo disco dei Cure. Nel 2007 ha pubblicato la raccolta di poesie Tre metri sotto terra (Coniglio editore). Esperto di musica e di culture giovanili, ha curato la raccolta di racconti La musica è il mio radar (Mursia 2010). Con Italic Pequod, nel 2012, ha pubblicato Fratture.

Il racconto che presentiamo è tratto dal suo ultimo libro, “La felicità è facile”, Italic Pequod, 2015.

 

 

 

 

Io e Frank

 

Le cose più importanti della vita,

possono cambiare così bruscamente,

in modo così irrecuperabile,

che uno le può dimenticare…

Richard Ford

 

 

 

Ce ne stavamo posati lì su quella spiaggia esclusiva, proprio davanti al nostro albergo. Frank, faceva pendant con la sua sdraio bicolore, sorseggiava rumorosamente un ginger ale.

«Ci voleva proprio con questo caldo», aveva detto, non appena il cameriere in divisa l’aveva servito. Quel poveretto era talmente agghindato che avevo provato caldo per lui…

Io continuavo a guardare annoiata il mare attraverso il nero fumé dei miei grandi, grandissimi occhiali da sole, fingendo di sfogliare un libro. Fumavo una sigaretta sottile e colorata che, mi ritrovai a pensare, sembrava la naturale prosecuzione delle mie lunghe unghie ben curate e smaltate di fresco. Rosse scintillavano al caldo sole di luglio, mentre i surfisti, biondi e muscolosi, schizzavano simili a razzi su quelle onde altissime e spumeggianti a meno di cento metri da noi.

Guardai Frank.

Il suo adipe si riversava fuori dagli shorts a scacchi verdi e neri. Una massa bianca e gelatinosa che lo faceva apparire ai miei occhi come una larva. Mi lasciai scappare una risata silenziosa. Sì, Frank assomigliava all’impasto della pizza, un impasto gonfio che ancora si muoveva, ma che ormai non lievitava più. Probabilmente Frank si sarebbe afflosciato su se stesso, lentamente, corroso da un cancro, un’asportazione chirurgica, l’impianto di un catetere o del suo ennesimo pace-maker.

Con i suoi settantacinque anni suonati era ormai un morto vivente, ma continuava a sorseggiare inesausto il suo ginger ale. Emetteva un gorgoglio sgradevole accompagnandolo a un’espressione infantile che male si addiceva a un vecchio come lui.

Si girò verso di me e sorrise.

Provai una strana paura. Per istinto con le mani mi afferrai il seno, un seno prosperoso appena contenuto nel mio bikini giallo pesca. Il seno turgido dei miei vent’anni, abilmente rifatto dal chirurgo plastico di Frank. Ero bella, giovane e soda, piena di ciò che generalmente chiamano vita.

E Frank?

Un ammasso putrescente di organi che non volevano più saperne di stare insieme. Faceva schifo. A stento trattenni un conato di vomito. Aspirai dalla sigaretta.

Il pensiero di Frank che scivolava lento tra le mie cosce lunghe e ben tornite, il suo respiro affannoso mentre soccombevo sotto di lui, le sue mani avide di gioventù, il suo sudore appiccicoso sulla mia pelle abbronzata…

Mi sembrò tutto così orrendo… Dio…

«Ti amo piccola…», disse Frank con un sorriso da vacanza, staccandosi per un attimo dalla cannuccia variopinta.

«Anch’io Frank…», risposi automaticamente.

Frank terminò il suo drink, si alzò in piedi e si piazzò tra me e il sole. «Che ne dici se torniamo in camera a spassarcela un po’?», disse.

Sorrisi. Spensi la sigaretta soffocandola nella sabbia.

Mi parve di sentirla gridare. Strinsi quella mano grinzosa sulla quale vedevo indelebilmente incisi i segni dell’età e insieme ci incamminammo verso l’albergo. Il mare alle nostre spalle continuava a infrangersi sulla spiaggia, i surfisti muscolosi a scivolare leggeri su quelle onde profumate, il sole a picchiare dal centro esatto del cielo.

Ma alle mie orecchie non arrivava più alcun suono. Uno strano freddo mi intorpidiva l’anima. Ebbi la sensazione che dei topi mi stessero rosicchiando il corpo dall’interno.

Per quanto ancora avrei continuato a quel modo?

Attimi…

Secoli…

Solo una cosa fu in grado di rincuorarmi in un momento tanto triste. Prima o poi, mio marito Frank sarebbe morto.

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2 thoughts on “MASSIMILANO NUZZOLO – QUANDO LA LETTERATURA E’ UN PIACERE

  1. […] Pamio scrive su NOUBS della Felicità è […]

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