POESIA COME ACCORDO (MUSICALE) CON IL MONDO: FEDERICA VOLPE


Federica Volpe: tre poesie tratte da PAROLE PER RESTARE (Raffaelli Ed., 2016)

 

Sono parole scritte per restare.

Non importa la stanza o l’angolo di mondo

in cui i tuoi occhi s’appoggeranno

sul mio corpo

fatto carta, più leggero,

a combattere le morti di ogni giorno

e la durevole futura. Passeranno

le stagioni ed io ti aspetterò

su uno scaffale, o in un buio di cantina,

o in una sala d’aspetto di ospedale.

Tu mi troverai, e ciò che importerà

non sarò io, ma il tuo sguardo,

ciò che vedi. Io sono nata per te,

per questo incontro inatteso,

per il tuo rivederti in qualche

svolta delle mie parole, come in una

stanza di specchi che si teme,

a volte, o che si ama. Sono parole per restare.

Sono parole per restarti.

 

Per te cambierei la mia geografia,

– un nome altro prenderebbero i ginocchi,

pulserebbero altri fiumi dalle tempie

ai calcagni, si muoverebbero le carni

come in danza a seguire i tuoi significanti

che tieni chiusi tra le labbra

come un bacio – .

Cambierei anche di stagione, addosso

mi starebbe come l’abito di sposa

di tua madre, o come il canto

che ascoltavi da bambino e non capivi.

Cambierei anche di punto cardinale,

sarò est od ovest perché non importa

da che parte mi sorga il sole, ma

che sorga, e sarò nord o sud

perché

non sono diversi nel seguire

l’equatore.

Non che io non ami i luoghi, e i climi,

e le coordinate, e ciò che è mio:

vedi: sono il sostrato sotto i tuoi nomi,

i fossili antichi sotto le tue

stagioni, sono l’est che impara a

tramontare il sole.

E’ ricchezza se mi ricopri di parole

nuove, come un corpo in amore,

se insieme facciamo di me un paese

rinato che ha lasciato ad altri le paure.

 

Piove e la pioggia, non capisco mai,

se muta nel tempo o nello spazio

-se è la nuvola a spostarsi o l’orologio-

ed ecco che sono ancora io, ancora

senza sapermi dimostrare, come

calcolo ancestrale che sappia di sé

tutto solo quando non si pensa.

E allora, ecco, non importa

l’essenza

della pioggia e il suo cadere come/

quando/perché: piove, e non lo sa

la pioggia e allora sa di sé.

 

 

POESIA COME ACCORDO (MUSICALE) CON IL MONDO: FEDERICA VOLPE

Federica Volpe, poetessa per nascita, vocazione, talento, persegue un’identificazione progressiva della propria individualità con la poesia mediante una pratica dialogica che declina con apparente sufficienza il segreto delle cose nell’intimo grazie a una leggerezza e a una semplicità che trattengono l’intenso profumo della complessità, dello scavo, della ricerca dolorosa e devota, dell’affezione al proprio commuoversi di fronte al mondo.

Suscita sentimenti di rinascita e bellezza continue, lo scoprire un’innocenza che si fa carne, un’ingenuità dolente e vivacissima, una gioia che perpetua le mani e il corpo e le sensazioni, tutte atte a raccogliersi -sempre al limite dell’effabilità- in una parola estrema che si toglie la pelle e si scortica per essere più vera, più vicina all’indeterminatezza del mondo.

La poesia è sempre poesia d’amore, non può essere che così, se si ama il mondo e se ne trae la sensazione di un’angosciosa bellezza che chiama incessantemente le creature a pronunciarsi: la poesia non potrebbe essere altro che canto per Federica, essenza del proprio vivere, partecipazione e adesione al mondo per il tramite del mezzo più immediato e libero che si possiede: la voce, unione del canto con la passione dell’animo, la libertà del mondo che si incontra con quella dell’uomo, delle labbra, dell’apparato fonatorio che vibra all’aria emettendo un suono, risuonando un lamento, un inno, una preghiera, modulando note armoniche, melodia, canto.

Federica canta, canta la passione, la passione per se stessa, Federica intona la sua canzone come assoluta voce e per dovere: cantare è dovere al mondo, se dobbiamo qualcosa al mondo è il canto, atteggiamento libero e liberante, liberatorio, gioioso, pieno, che risarcisce il mondo e lo esalta, lo esperisce, lo compie, sottraendolo al nulla. La risposta al vuoto è il pieno, il pieno di amore e di gioia, l’oltranza, il donarsi completamente, l’annullarsi nel canto, per celebrare il sogno dell’indeterminatezza che è in noi e nel mondo: quindi anche una sfida, una gioiosa provocazione al Dio Creatore -Creatore di insufficienze, di esseri vaghi e indeterminati, Dio dell’incompiuto- in attesa che voglia perfezionare la Sua meravigliosa orecchiabile opera sinfonica e sintonica, sinestetica, simmimetica, poeticamente cantabile. (Massimo Pamio)

Federica Volpe nasce e vive in Brianza dove invano cerca ancora di spacciarsi per autoctona. Si è laureata in Lingue e Letterature Straniere nel dicembre del 2013 e, se capita, scrive. Venticinquenne già pentita della carta stampata, cerca di dedicarsi alla sua poesia in segreto, e di valorizzare ciò che scrivono gli altri. Ha collaborato e collabora a vari progetti poetici, cercando in poesia esperienze e amicizie che solo la poesia sa dare. E’ di recente uscito “Parole per restare” (Raffaelli Editore), con una testimonianza di Franco Loi. 

volpe-1

 

 

 

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