SUOZZO E STINCHELLI NOBEL PER LA LETTERATURA – LETTERA APERTA AI MEMBRI DELLA GIURIA


Cari membri della giuria del premio Nobel per la letteratura,

l’assegnazione del Premio a Bob Dylan mi impone il dovere di cercare di far chiarezza su alcuni meccanismi interni relativi al misterioso mondo della letteratura, ultimamente tintosi di giallo, di noir, di cinquanta sfumature di grigio.  So che ultimamente siete stati oberati dal lavoro, presi dalla lettura dei libri di André Agassi, Alex Ferguson, Ibrahimovic, Totti, dalla facilità della loro scrittura, dalla complessità delle argomentazioni, dallo stile agonistico che vi ha particolarmente impressionato –devo confessarvi di saperne qualcosa, e vi chiedo scusa, perché in questi mesi sono riuscito ad intrufolarmi, grazie alle mie capacità di hacker, nei vostri computer. Ho seguito con emozione la vera e propria battaglia tra di voi, tra le due schiere molto potenti che si sono formate, la prima guidata da una cordata di seguaci di Tripadvisor e di Scientology, la seconda capeggiata dal WWF svedese. I primi che sostenevano Carlo Cracco (autore di bestseller quali In principio era l’anguria salata, A qualcuno piace Cracco, Se vuoi fare il figo usa lo scalogno, Panettone a due voci, La quadratura dell’uovo, L’utopia del tartufo bianco, titoli che parlano da soli), i secondi che invece parteggiavano per Bob Dylan e per Mick Jagger. Sulla scelta avrei da ridire, però.

Mi sembra doveroso esporvi alcuni semplici concetti sulla letteratura. Non c’è che dire, Dylan ha scritto testi per canzone migliori di scazonti endecasillabi, di fragili alessandrini martelliani di tanti poeti, però, a mio avviso, il premio Nobel per la letteratura deve essere un riconoscimento per l’attività di uno scrittore, non per quella di un cantante o di un artista. Cari, è come se voi aveste concesso il Nobel per la fisica a un chimico. La specificità di una disciplina è un dato di base inoppugnabile, che non consente discussioni. La letteratura, voglio ricordarvi, è un sistema chiuso formato da generi letterari quali il romanzo, la poesia, il teatro (tra i generi mi è d’obbligo citare il genere epistolare, esiste perfino un sottogenere, la lettera d’amore, per la quale è stato creato un museo apposito, unico al mondo, il museo della lettera d’amore di cui ho il privilegio di essere il direttore, a Torrevecchia Teatina, in Abruzzo).

Che cosa sarebbe successo se alla prima della Scala invece che a un concerto, gli spettatori si fossero trovati di fronte Marco Baliani e Stefano Accorsi pronti a recitare l’Orlando Furioso? E alla prima del festival di Bayreuth se invece di un concerto wagneriano gli incauti spettatori paganti si fossero dovuti rassegnare all’ascolto di versi di un gorgheggiante Hans Magnus Enzensberger? E a Vienna, a Capodanno, se al posto dell’orchestra il pubblico si fosse trovato davanti un serioso Vittorio Sermonti lettore compito della Divina Commedia in tedesco?

Vabbeh, direte voi, adesso ho dato degli spunti a costoro, per attirare l’attenzione dei media sulle loro manifestazioni. Che allora perfino il Nobel si affidi a trovate bizzarre per far notizia? La società ci ha ridotto tutti a consumatori dell’immenso teatro capitalista dello spettacolo? Che Bob Dylan sia una merce ben spendibile?

Posso perorare allora una nuova causa mediatica? Visto che ormai vi siete buttati sul campo della musica, perché l’anno prossimo non fate un pensierino per assegnare il Premio Nobel per la letteratura a Michele Suozzo e a Enrico Stinchelli? Eruditi critici musicali dal linguaggio forbito, conduttori della trasmissione “La barcaccia”, adempirebbero al vostro desiderio di far notizia salvaguardando il nostro amore per la lingua e per la grande musica. Grazie per l’attenzione, all’anno prossimo!

Cordiali saluti, Massimo Pamio

stinchellisuozzo

SUOZZO E STINCHELLI O STINCHELLI E SUOZZO?

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